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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 10303/2025 del 13/03/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Impugnazione per cassazione articolata in unico motivo che denuncia violazione di legge (art. 125, 192 e 546 c.p.p.) e vizio di motivazione/travisamento del fatto. Il ricorrente censura in particolare: mancata o apparente risposta alle argomentazioni difensive sull'indebolimento della piattaforma accusatoria a seguito dell'archiviazione delle posizioni di coindagati originariamente indicati da Maurizio Carrubba; presunto travisamento delle dichiarazioni di Carrubba sul movente; assenza di contestualità tra i progetti omicidiari e il fatto consumato; mancanza di prove sulla pericolosità della vittima; valutazione inadeguata della attendibilità, intrinseca ed estrinseca, dei collaboratori di giustizia (inclusi i chiamanti in correità de relato Di Gati e Vara); non considerazione delle dichiarazioni che avrebbero indicato piste alternative; e carenza di prova rispetto ai reati di detenzione/porto delle armi oltre le sole dichiarazioni di Carrubba.

La decisione

La Corte di Cassazione ha dichiarato il motivo inammissibile/respinto il ricorso. Ha ritenuto che le censure non superino il vaglio di ammissibilità: molte doglianze tentano un nuovo apprezzamento del merito o ripropongono questioni già esaminate e rigettate nei precedenti gradi, senza fatti nuovi. La Cassazione ha richiamato i limiti del proprio sindacato (controllo della motivazione e non del merito dei fatti), ha confermato la corretta applicazione da parte dei giudici di merito dei criteri di valutazione delle dichiarazioni dei collaboratori (in particolare i parametri fissati dalla giurisprudenza di legittimità per le chiamate in reità de relato) e ha ritenuto congrua la valutazione della convergenza delle dichiarazioni di Carrubba, Di Gati, Vara e di altri collaboratori come riscontri ai sensi dell'art. 192 c.p.p. Conseguentemente la sentenza di condanna confermata in appello è rimasta ferma.

Norme richiamate

  • art. 125 cod. proc. pen.

    Richiamata tra le norme indicate nel motivo; la Corte ricorda che la cassazione non può sostituirsi ai giudici del fatto nella rilettura complessiva delle prove

  • art. 192 cod. proc. pen.

    art. 192, comma 3, cod. proc. pen.

    Utilizzata per giustificare l'apprezzamento come riscontri autonimi delle dichiarazioni di collaboratori: la Corte ha ritenuto quelle indicate idonee, autonome e intrinsecamente attendibili come riscontri delle chiamate in correità

  • art. 546, comma 1, cod. proc. pen.

    art. 546, comma 1, cod. proc. pen.

    Richiamato nel motivo di doglianza; la Corte ha valutato le censure di legge nel quadro dei limiti del sindacato di cassazione

  • art. 173 disp. att. cod. proc. pen.

    art. 173 disp. att. cod. proc. pen.

    Richiamato in relazione ai limiti della motivazione in appello, usato per delimitare la sintesi del ricorso per cassazione

  • art. 606, comma 1, lett. b) ed e) cod. proc. pen.

    art. 606, comma 1, lett. b) ed e) cod. proc. pen.

    Fondamentale per l'ammissibilità del ricorso: la Corte ha ritenuto che molte doglianze consistano in un nuovo apprezzamento del merito o nella richiesta di rivalutare la prova, operazioni non consentite in cassazione

  • Legge n. 46 del 2006

    Richiamata in relazione alla disciplina dei limiti del sindacato sulla motivazione da parte della Cassazione

  • Sezioni Unite, sent. n. 20804 del 29/11/2012 (Aquilina)

    Sez. U., n. 20804 del 29/11/2012

    Fornisce i criteri per la valutazione delle chiamate in reità de relato: credibilità soggettiva del dichiarante, attendibilità intrinseca (specificità, coerenza, costanza, spontaneità), accertamento dei rapporti dichiarante-fonte, convergenza individualizzante e indipendenza genetica delle chiamate; la Corte ha ritenuto applicati correttamente dai giudici di merito

  • Giurisprudenza sulla doppia conforme

    Sez. 2, n. 37295 del 12/06/2019 e altre

    Richiamata la consolidata regola che la doppia conforme costruisce un corpo argomentativo unitario che rafforza la motivazione e limita l'intervento di cassazione

Massime di principio

  • La Corte di Cassazione sindaca la motivazione (coerenza logica e conformità di diritto) ma non può riapprezzare i fatti o sostituirsi al giudice del merito: un ricorso che chiede la rivalutazione delle prove è inammissibile
  • Le dichiarazioni di collaboratori di giustizia, anche de relato, possono costituire prova valida se valutate secondo i criteri stabiliti dalla giurisprudenza (credibilità del dichiarante; specificità, coerenza, costanza, spontaneità; accertamento dei rapporti con la fonte; convergenza individualizzante; indipendenza genetica)
  • L'archiviazione o l'annullamento delle misure cautelari nei confronti di altri indagati non annulla automaticamente la credibilità delle dichiarazioni del collaboratore: ciò che conta è se i giudici di merito hanno motivato perché le convergenze tra dichiarazioni restano probanti
  • Per infirmare con successo una sentenza fondata su dichiarazioni di pentiti occorre dimostrare errori logici o palese contraddizione nella motivazione, o fatti nuovi che incidano sulla valutazione complessiva della prova; mere alternative interpretative non sono sufficienti
  • Quando si contestano dichiarazioni de relato è decisivo mostrare l'assenza di indipendenza genetica o la circolarità delle fonti; la presenza di più chiamate autonome e convergenti riduce il rischio di circolarità
  • Sui reati materiali come detenzione/porto d'armi, la sola dichiarazione di un collaboratore può essere considerata insufficiente se non supportata da elementi di riscontro oggettivi: la difesa deve evidenziare l'assenza di riscontri concreti per ottenere sindacato favorevole in sede di legittimità
  • La 'doppia conforme' rafforza la posizione dell'accusa: sentenze di primo e secondo grado concordi formano un unico apparato argomentativo che la Cassazione verifica solo nei suoi profili di logicità e legalità

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