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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 7267/2022 del 01/03/2022

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Il Pubblico Ministero ha impugnato l'ordinanza del Tribunale di Catanzaro che, accogliendo parzialmente l'appello di Enzo Ritondale, aveva annullato l'ordinanza cautelare del 15 luglio 2021 con riferimento al reato previsto dall'art. 353-bis c.p. (capo 9) e ridotto la misura interdittiva del divieto di contrattare con la pubblica amministrazione da dodici a cinque mesi. Il ricorso deduceva: (i) illogicità della motivazione perché il Tribunale avrebbe escluso l'esistenza di un accordo collusivo tra il Sindaco Barbara Mele, Ritondale e Pasqualino De Summa, nonostante elementi indiziari secondo il PM (esecuzione dei lavori nell'agosto 2019 e falsa attestazione della data di inizio dei lavori nella delibera dell'8 ottobre 2019); (ii) carenza di motivazione in quanto l'ordinanza avrebbe erroneamente interpretato la nozione di "atto equipollente" al bando escludendo che l'affidamento diretto possa, se distorto, rientrare nel perimetro dell'art. 353-bis c.p.

La decisione

La Corte ha ritenuto preliminarmente che il Pubblico Ministero avesse interesse a ricorrere, essendo perseguibile un immediato risultato processuale (il ripristino della durata originaria della misura interdittiva). Nel merito il ricorso è stato però rigettato. Il Collegio ha confermato l'interpretazione restrittiva della nozione di "atto equipollente": perché un atto sia equipollente al bando deve predeterminare regole, criteri di selezione e porre i potenziali partecipanti nelle condizioni di confronto competitivo (caratteristiche proprie di bando/avviso), il che esclude la mera determina o l'affidamento diretto. Di conseguenza, anche ipotizzando che l'affidamento diretto sia stato strumentalizzato per remunerare lavori già eseguiti, non è configurabile il reato di cui all'art. 353-bis c.p.; ciò non preclude la ricostruzione di altre fattispecie (es. abuso d'ufficio) ove ne ricorrano i presupposti. Il ricorso è stato quindi respinto e resta confermata la decisione del Tribunale che aveva ridotto la misura interdittiva.

Norme richiamate

  • art. 353-bis cod. pen.

    La Corte interpreta la norma come volta a tutelare procedure di scelta del contraente caratterizzate da competizione e predeterminazione delle regole (bando o atto equipollente che fissi la lex specialis); non ricomprende la mera scelta tramite affidamento diretto privo delle caratteristiche di gara

  • art. 353 cod. pen.

    Richiamata per confronto: l'interpretazione della fattispecie di turbata libertà degli incanti richiede procedure comparative anche se informali; l'applicazione di principio analogo giustifica la lettura restrittiva di "atto equipollente" per l'art. 353-bis

  • d.lgs. 18 aprile 2016, n. 50, art. 36, comma 2, lett. a

    Stabilisce la soglia che legittima l'affidamento diretto (valore inferiore a 40.000 euro); la Corte osserva che, se il valore è sotto tale soglia, l'affidamento diretto è in linea con la disciplina dei contratti pubblici

  • d.lgs. 18 aprile 2016, n. 50, art. 59

    Citato in riferimento agli atti assimilabili al bando (avviso di preinformazione) che possono avere valore equipollente se predeterminano regole e criteri di partecipazione

  • d.lgs. 18 aprile 2016, n. 50, art. 63

    Richiamato nel testo come disciplina delle procedure negoziate senza bando; la Corte distingue le procedure negoziate con elementi di predeterminazione (che possono avvicinarsi a un atto equipollente) dall'affidamento diretto semplice

Massime di principio

  • L'art. 353-bis c.p. tutela in via specifica le procedure di scelta del contraente caratterizzate da concorrenza e predeterminazione (bando o atto che fissi la lex specialis); la mera determinazione di affidamento diretto, se priva di tali caratteristiche, non rientra nel perimetro della norma
  • Un affidamento diretto anche se usato strumentalmente per remunerare lavori già eseguiti non comporta automaticamente la configurabilità dell'art. 353-bis; occorre valutare se l'atto amministrativo abbia le caratteristiche di un atto equipollente al bando
  • Manovre collusive che condizionino la scelta del contraente possono integrare altre fattispecie (es. abuso d'ufficio, frode) se ricorrono gli elementi costitutivi di quelle norme; la qualificazione dipende dagli elementi oggettivi e soggettivi concreti
  • Il valore economico e le soglie previste dal codice dei contratti (es. soglia dei 40.000 euro) sono rilevanti: sotto la soglia l'affidamento diretto è legittimo e la sua esistenza non basta a provare reati specifici di turbativa
  • Per il Pubblico Ministero l'interesse a impugnare sussiste quando dall'accoglimento dell'impugnazione possa derivare un immediato vantaggio processuale concreto (es. il ripristino di una misura cautelare nella sua precedente estensione), non solo un utile teorico o futuro
  • Chi contesta la decisione deve fornire elementi specifici che dimostrino che l'atto amministrativo aveva effettivamente le caratteristiche di un atto equipollente (pubblicazione/avviso, predeterminazione di criteri, capacità di porre operatori in condizione di confronto)

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