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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 3311/2023 del 25/01/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Mazzeo impugna la sentenza della Corte di appello che lo ha ritenuto responsabile del concorso nella resistenza a pubblico ufficiale (art. 337 c.p.) per fatti avvenuti il 28/09/2020: non si era fermato all'alt della polizia, ha accelerato e si è dato alla fuga compiendo manovre di sorpasso azzardate, omettendo di rallentare in prossimità di incroci e occupando la corsia opposta; durante l'inseguimento il passeggero si è disfatto della cocaina. In cassazione il ricorrente deduce un unico motivo: violazione di legge e vizio di motivazione sulla sussistenza del reato di resistenza a pubblico ufficiale, sostenendo che la sua condotta fosse una mera disobbedienza priva di contenuto violento e quindi priva del dolo richiesto.

La decisione

La Corte di cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile per genericità e manifesta infondatezza, rilevando che le censure riproducono argomentazioni già respinte in appello e non si confrontano con la motivazione congrua della Corte di appello. I giudici di legittimità hanno ritenuto provato che il ricorrente non si limitò a sottrarsi all'inseguimento ma adottò manovre deliberatamente pericolose che ostacolarono concretamente l'esercizio della funzione pubblica e indussero negli agenti una percezione di pericolo per la propria incolumità; non era quindi mera disobbedienza. Conseguentemente il ricorso è dichiarato inammissibile; il ricorrente è condannato al pagamento delle spese processuali e a versare in via equitativa 3.000,00 euro alla Cassa delle ammende.

Norme richiamate

  • art. 337 cod. pen.

    La Corte interpreta il reato di resistenza a pubblico ufficiale includendo anche la condotta di chi, per sottrarsi alle forze di polizia durante la fuga in auto, compie manovre finalizzate a impedire l'inseguimento e a ostacolare concretamente l'esercizio della funzione pubblica, creando una percezione di pericolo per l'incolumità degli agenti e degli utenti della strada

  • Sentenza della Corte di cassazione, Sez. 2, n. 44860 del 17/10/2019 (Besana, Rv. 277765 - 01)

    Richiamata come precedente giurisprudenziale che conferma l'indirizzo secondo cui la resistenza può integrarsi anche mediante la fuga in auto con manovre idonee a ostacolare il perseguimento da parte delle forze dell'ordine

  • Sentenza Corte Costituzionale n. 186 del 13/06/2000

    Applicata sul piano delle conseguenze processuali: quando l'inammissibilità del ricorso è determinata da ragioni imputabili a colpa nella determinazione della causa di inammissibilità, è possibile imputare al ricorrente il pagamento di una somma a favore della Cassa delle ammende

Massime di principio

  • La mera inosservanza dell'alt (ferma restando la fuga) non esclude automaticamente la configurabilità del reato di resistenza: sono rilevanti le manovre pericolose e l'ostruzione concreta all'azione degli agenti.
  • In caso di ricorso in cassazione, le censure che si limitano a riproporre un diverso apprezzamento dei fatti già motivato dalla corte di merito sono spesso inammissibili: la Corte di cassazione non riesamina i fatti se la motivazione di merito è congrua.
  • Per integrare l'art. 337 c.p. non è necessario un contatto fisico o una violenza diretta: è sufficiente una condotta che, volontariamente, crei un pericolo concreto e ostacoli l'esercizio della funzione pubblica.
  • Quando la decisione di merito evidenzia chiaramente elementi concreti (pericolosità delle manovre, rischio per l'incolumità), il dolo può essere desunto dalla condotta complessiva, non solo da atti di violenza esplicita.
  • Se il ricorso è dichiarato inammissibile per colpa o superficialità nella sua predisposizione, il ricorrente può essere condannato a versare somme alla Cassa delle ammende; quindi è importante formulare motivi specifici e confrontarsi nel merito con le argomentazioni della corte d'appello.

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