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Sentenza

Sentenza n. 16401/2026 - Roma, Sezione 1Q

per l'annullamento DM DI RIGETTO RICONOSCIMENTO CITTADINANZA ITALIANA -OMISSIS-

Giustizia amministrativa202305506

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale
TAR Lazio - Roma, Sez. V bisSentenzaAzione di annullamento

Atto impugnato: diniego del riconoscimento della cittadinanza italiana, adottato il 17 agosto 2022

Esito

ACCOGLIMENTO

Favorevole al ricorrente (richiedente cittadinanza)

Prevale il privato

La controversia

La ricorrente ha impugnato il diniego della cittadinanza, motivato dall’Amministrazione con i precedenti penali del marito e del figlio e con la convivenza dell’interessata con loro, elementi ritenuti indicativi della mancata integrazione del nucleo familiare nella comunità nazionale. Con il primo motivo ha dedotto difetto di istruttoria: prima dell’adozione del diniego aveva comunicato la pendenza, nel Paese d’origine, di un procedimento relativo all’imputazione per omicidio a carico del marito, chiedendo la sospensione del procedimento amministrativo perché l’esito avrebbe potuto condurre all’archiviazione; inoltre, il figlio era stato prosciolto nel 2017 dall’imputazione per furto e aveva già acquisito la cittadinanza italiana il 3 febbraio 2021. Con il secondo motivo ha lamentato difetto di motivazione sulla rilevanza di tali circostanze rispetto all’inserimento del nucleo familiare nella comunità nazionale.

La decisione

Il TAR ha accolto il ricorso per il dirimente difetto di istruttoria dedotto con il primo motivo. Il diniego non dava conto dell’apporto procedimentale del 2 agosto 2022, né della pendenza del procedimento nel Paese d’origine e della sua possibile rilevanza; l’archiviazione dell’imputazione a carico del marito è poi intervenuta, benché dagli atti non fosse possibile ricavarne la motivazione. L’Amministrazione aveva inoltre omesso di considerare che il figlio aveva già acquisito la cittadinanza italiana. Il giudice ha annullato il diniego, facendo salvi gli ulteriori provvedimenti: in sede di nuova istruttoria l’Amministrazione dovrà valutare tutte le circostanze ritenute rilevanti, compresa la motivazione dell’archiviazione e le eventuali conseguenze, positive o negative, sull’integrazione del nucleo familiare. Il secondo motivo non è stato esaminato autonomamente, essendo sufficiente il profilo istruttorio. Spese compensate per la peculiarità della questione.

Norme richiamate

  • art. 73 c.p.a.

    Neppure la ricorrente ha depositato memoria conclusionale; ha però depositato, ai sensi dell’art. 73 c.p.a., il casellario dei carichi pendenti aggiornato del marito e del figlio, da cui nulla di penalmente rilevante risulta.

    La disposizione è richiamata per la produzione documentale effettuata dalla ricorrente in vista della decisione; la sentenza non ne sviluppa una distinta interpretazione normativa.

Massime di principio

  • Nel procedimento di concessione della cittadinanza, quando l’Amministrazione fonda il diniego su vicende penali di familiari conviventi, deve svolgere un’istruttoria che consideri gli apporti procedimentali dell’interessato e gli sviluppi rilevanti di quelle vicende, nonché la posizione giuridica attuale dei familiari.
  • Se il diniego della cittadinanza si fonda sulla mancata integrazione del nucleo familiare dedotta da vicende penali di un familiare, l’Amministrazione deve valutare l’esito e, quando rilevante, le ragioni dell’archiviazione del procedimento penale, traendone conclusioni motivate insieme agli altri elementi pertinenti; l’esito della valutazione può essere positivo o negativo.

Come è indicizzato

MaterieCittadinanza
RamiImmigrazione e cittadinanza
IstitutiDifetto di istruttoriaEffetto conformativo e riedizione del potere

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