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Sentenza

Sentenza n. 1107/2026 - Latina, Sezione 2

per l'annullamento dell’ordinanza dirigenziale di demolizione e ripristino dello stato dei luoghi n. -OMISSIS-, relativa a presunti abusi edilizi realizzati nel fabbricato sito in -OMISSIS- (LT), Via -OMISSIS- (già distinto al NCEU -OMISSIS-), di proprietà della -OMISSIS-.

Giustizia amministrativa202600162

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale
TAR Lazio - Latina, Sez. IISentenzaAzione di annullamento

Atto impugnato: Ordinanza comunale di demolizione e ripristino dello stato dei luoghi e provvedimento di annullamento in autotutela di due SCIA, la seconda presentata in variante alla prima

Esito

ACCOGLIMENTO

Favorevole al ricorrente (proprietario)

Prevale il privato

La controversia

La società proprietaria ha impugnato l’ordine di demolizione relativo a opere che il Comune riteneva realizzate senza permesso di costruire e in violazione della normativa sismica, nonché il provvedimento di annullamento delle SCIA presentate per l’immobile. Ha dedotto: (1) violazione delle garanzie partecipative e mancato o tardivo riscontro alle istanze di accesso, omessa considerazione delle osservazioni e della relazione tecnica depositate e mancata motivazione sul loro rigetto; (2) esercizio dell’autotutela oltre il termine dell’art. 21-nonies l. 241/1990 e senza motivazione su un interesse pubblico attuale e specifico; (3) difetto di istruttoria e motivazione per la ricostruzione incompleta della vicenda edilizia e la mancata individuazione della consistenza degli abusi e dei titoli asseritamente violati; (4) violazione della tassatività degli illeciti edilizi e insussistenza degli abusi contestati; (5) genericità dell’ordine, che non individuava con precisione le opere da demolire né le violazioni riscontrate. Il Comune ha eccepito l’inammissibilità per genericità dei motivi.

La decisione

Il TAR ha respinto l’eccezione comunale di inammissibilità: i motivi erano comprensibili e individuavano le ragioni di fatto e di diritto delle censure. Ha quindi accolto il ricorso. Quanto all’annullamento delle SCIA, ha ritenuto ammissibile l’impugnazione anche se il provvedimento non era esattamente indicato nell’epigrafe, poiché il contenuto complessivo del ricorso e il secondo motivo manifestavano chiaramente la volontà di contestarlo. Nel merito, il Comune non aveva esercitato nei termini il potere inibitorio previsto dall’art. 19 l. 241/1990; poteva quindi intervenire soltanto alle condizioni dell’art. 21-nonies, ma l’annullamento era stato adottato rispettivamente a trentotto e trenta mesi dalle SCIA, senza indicare la base normativa del potere né motivare sull’interesse pubblico concreto e attuale e sul bilanciamento con l’affidamento della proprietaria. La dedotta falsa rappresentazione dei fatti è stata prospettata soltanto in giudizio e costituiva integrazione postuma della motivazione. Ha inoltre accolto congiuntamente i motivi relativi all’ordine di demolizione: né l’ordinanza né la relazione richiamata specificavano le opere abusive, la loro consistenza o il titolo edilizio di riferimento e le opere assentite, tanto più che il Comune aveva ammesso lo smarrimento degli elaborati progettuali originari. La precisa individuazione delle opere è necessaria non solo per consentire l’ottemperanza, ma anche perché l’eventuale acquisizione gratuita ai sensi dell’art. 31, comma 3, d.P.R. 380/2001 dipende dall’identificazione dell’abuso; l’indeterminatezza espone inoltre il destinatario alle conseguenze dell’inottemperanza e può estendere la sanzione oltre le fattispecie tipizzate. Gli altri profili sono stati assorbiti. Il TAR ha annullato entrambi gli atti e condannato il Comune a rifondere € 3.000, oltre accessori di legge e restituzione del contributo unificato, se versato.

Norme richiamate

  • art. 19, commi 3, 4 e 6-bis, l. 241/1990

    Il Comune non ha esercitato il potere inibitorio nei termini di cui all’art. 19, commi 3 e 6-bis, della l. 241/1990, come esso stesso riconosce, consentendo l’esecuzione e il sostanziale completamento dei lavori. Consumato il potere inibitorio, l’art. 19, comma 4, della l. 241/1990 consente all’amministrazione di intervenire soltanto in presenza delle condizioni previste dall’art. 21-nonies della stessa legge.

    Decorso il termine per l’esercizio del potere inibitorio sulla SCIA, l’amministrazione può intervenire soltanto in autotutela e nel rispetto delle condizioni stabilite dall’art. 21-nonies l. 241/1990.

  • art. 21-nonies l. 241/1990

    Tale norma, nel testo vigente a seguito delle modifiche introdotte dal d.l. n. 77/2021, conv. in l. n. 108/2021, fissa in dodici mesi dall’adozione del provvedimento il “termine ragionevole” entro il quale l’amministrazione deve procedere all’annullamento del provvedimento amministrativo ritenuto illegittimo. L’unica deroga al limite temporale per l’annullamento fissato dalla legge è quella prevista dall’art. 21-nonies, comma 2-bis, che consente l’annullamento oltre i termini ordinari dei provvedimenti conseguiti sulla base di false rappresentazioni dei fatti o di dichiarazioni sostitutive di certificazione e dell’atto di notorietà false o mendaci per effetto di condotte costituenti reato, accertate con sentenza passata in giudicato.

    L’annullamento d’ufficio è soggetto al termine di dodici mesi indicato dalla norma; il superamento è consentito nella specifica ipotesi del comma 2-bis, con i presupposti ivi previsti. Nel caso concreto, l’autotutela tardiva non era legittima anche perché il provvedimento non esponeva l’interesse pubblico attuale e specifico e la falsa rappresentazione è stata allegata solo successivamente in giudizio.

  • art. 31, commi 1 e 3, d.P.R. 380/2001

    Esso, infatti, presiede alla legalità e alla tipicità dell’azione amministrativa sanzionatoria e costituisce presupposto indefettibile del successivo effetto acquisitivo previsto dall’art. 31, comma 3, del d.P.R. 380/2001, che opera ipso iure alla scadenza del termine per l’adempimento dell’ordine di demolizione.

    L’ordine di demolizione deve individuare puntualmente le opere abusive: tale determinazione è presupposto dell’eventuale acquisizione gratuita al patrimonio comunale conseguente all’inottemperanza, poiché l’area acquisita è definita in relazione all’opera abusiva.

  • art. 40, comma 1, lett. d), c.p.a.

    Il motivo è specifico se indica le ragioni di fatto e di diritto per le quali un atto è considerato illegittimo.

    La specificità dei motivi richiede che siano individuabili le ragioni fattuali e giuridiche della critica all’atto; non sono necessarie formule sacramentali se il contenuto rende perspicua e comprensibile la contestazione.

Massime di principio

  • Decorso il termine previsto per l’esercizio dei poteri inibitori sulla SCIA, l’amministrazione può intervenire soltanto ricorrendo ai presupposti e rispettando i limiti dell’annullamento d’ufficio, compresi il termine applicabile, la motivazione sull’interesse pubblico concreto e attuale e la considerazione dell’affidamento del privato.
  • La deroga al limite temporale dell’annullamento d’ufficio per falsa rappresentazione dei fatti opera nei soli presupposti normativi previsti dall’art. 21-nonies, comma 2-bis; la relativa ragione non può essere introdotta per la prima volta nelle difese processuali come integrazione postuma della motivazione del provvedimento.
  • Un ordine di demolizione deve descrivere con precisione le opere abusive e la loro consistenza, nonché rendere identificabile il termine di raffronto con lo stato legittimamente assentito. La genericità dell’ordine ne impedisce la comprensione e l’esecuzione e non può essere superata addossando al destinatario l’onere di individuare autonomamente le opere contestate.
  • La puntuale individuazione delle opere abusive nell’ordine di demolizione tutela la legalità e la tipicità della sanzione edilizia ed è necessaria anche per delimitare l’eventuale acquisizione gratuita conseguente all’inottemperanza.
  • Nel processo amministrativo, l’individuazione degli atti impugnati si ricava dal contenuto complessivo del ricorso e dalle censure, non dalla sola epigrafe; un atto non espressamente indicato nell’intestazione è impugnato quando la volontà di contestarlo risulta chiara e inequivoca.

Come è indicizzato

MaterieAbusi edilizi e sanzioniSCIA e liberalizzazioniAutotutelaLegittimazione e interesse a ricorrere
RamiEdiliziaProcedimento amministrativoProcesso amministrativo
SottomaterieOrdinanza di demolizione
IstitutiAutotutela decisoriaLegittimo affidamentoDifetto di motivazionePrincipio di legalità e tipicità

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