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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 15656/2023 del 13/04/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Il ricorrente impugnava la sentenza che lo aveva condannato per i reati richiamati (art. 171-ter, comma 2 lett. a) cod. pen. e art. 648 cod. pen.), contestando: (a) la conferma della responsabilità per il reato di ricettazione; (b) la quantificazione della pena e la mancata esclusione della recidiva. Sosteneva in particolare un'ipotesi alternativa secondo cui avrebbe autonomamente duplicato i supporti in suo possesso per la vendita, senza riceverli da terzi.

La decisione

La Corte (Sezione penale) ha dichiarato inammissibile il ricorso. Ha ritenuto che la doglianza sulla responsabilità fosse generica e non indicasse le prove a sostegno dell'ipotesi alternativa proposta dal ricorrente; ha inoltre ritenuto manifestamente infondate le censure sul trattamento sanzionatorio, richiamando l'ampia discrezionalità del giudice di merito nella determinazione della pena e la minore esigenza motivazionale quando la pena non si discosta significativamente dal minimo edittale. Quanto alla recidiva, la Corte ha ritenuto fondata la valutazione del giudice di merito che aveva valorizzato precedenti specifici e ne aveva dedotto un aumento della pericolosità, ostativo all'esclusione della recidiva. Pertanto il ricorso è stato dichiarato inammissibile; il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e alla somma di euro 3.000 in favore della Cassa delle ammende.

Norme richiamate

  • art. 23, comma 8, d.l. n. 137 del 2020

    Predetta norma è stata richiamata quale base per lo svolgimento del procedimento con contraddittorio scritto; la Corte ha proceduto con il rito scritto e ha recepito le conclusioni depositate dal Pubblico Ministero.

  • art. 171-ter, comma 2 lett. a) cod. pen.

    Richiamata come norma contestata al ricorrente; la Corte ha confermato la responsabilità alla luce della motivazione di merito, ritenendo infondate le censure difensive che non indicavano adeguatamente prove alternative.

  • art. 648 cod. pen.

    Norma sulla ricettazione invocata nella condanna; la Corte ha ritenuto che le argomentazioni difensive non abbiano efficacemente contestato gli elementi probatori posti a fondamento della condanna.

Massime di principio

  • Le censure generiche che non indicano puntualmente le prove o i passaggi motivazionali contrari sono spesso dichiarate inammissibili: il ricorso deve specificare quali elementi probatori si ritengono viziati e per quale motivo.
  • Il giudice di merito ha ampia discrezionalità nella determinazione della pena; le decisioni sul trattamento sanzionatorio sono difficili da riformare in cassazione se la pena non si discosta in modo significativo dal minimo edittale e se la motivazione di merito è congrua.
  • La mancata esclusione della recidiva può essere confermata quando il giudice di merito valorizza precedenti specifici e li ritiene indicativi di un incremento della pericolosità sociale: per ottenere l'esclusione è necessario contestare in modo preciso la rilevanza e la correlazione dei precedenti alla valutazione di pericolosità.
  • In procedimenti celebrati con contraddittorio scritto (art. 23, comma 8, d.l. n.137/2020), le parti devono curare il deposito di memorie e prove scritte, perché le omissioni documentali o la genericità delle doglianze vengono valutate con rigore.
  • Per una difesa efficace in sede di legittimità è utile indicare i punti di diritto violati, confrontarsi con la giurisprudenza di legittimità e spiegare perché la discrezionalità del giudice di merito sarebbe stata ecceduta o mal esercitata, corredando sempre le censure con riferimenti probatori concreti.

Testo integrale

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