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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 20758/2022 del 27/05/2022

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Le società hanno impugnato l'ordinanza del Tribunale del riesame che aveva confermato il sequestro preventivo disposto dal GIP nei confronti di Luciana Campochiaro (legale rappresentante della SMAG e formalmente amministratrice della 2C Service) indagata, in concorso con il coniuge Francesco Carlomagno, per il reato di trasferimento fraudolento di valori (art. 512-bis c.p.) con contestazioni connesse al contesto mafioso (art. 416-bis c.p.). Le difese hanno censurato: mancanza di fumus per la Campochiaro e carenza di motivazione circa la finalità elusiva al momento dell'intestazione formale; assenza di prova della riconducibilità dei beni al marito e della provenienza delle risorse; mancata prova del periculum in mora richiesto per un sequestro impeditivo (art. 321 c.p.p.); omissione di valutazione di una memoria difensiva.

La decisione

La Corte di Cassazione ha dichiarato i ricorsi inammissibili. Ha ritenuto che molte doglianze erano inammissibili in sede di legittimità perché attengono a questioni di merito e non a vizi di legge o a nullità formali richieste per i ricorsi avverso misure cautelari reali. Il giudice ha inoltre osservato l'indeterminatezza della veste processuale della Campochiaro (terza interessata vs. indagata), sottolineando che, se prospettata come terza, avrebbe dovuto documentare la piena titolarità e la legittima provenienza delle risorse. Sotto il profilo del fumus, la motivazione del Tribunale del riesame è stata ritenuta sufficientemente articolata: risultavano indizi della gestione effettiva delle imprese da parte del Carlomagno, l'impiego dei beni societari in appalti riconducibili al medesimo e contatti con soggetti riconducibili al clan Schettino. Quanto al periculum, l'ordinanza aveva motivato il rischio di commissione di ulteriori reati e l'aggravamento delle conseguenze del reato in assenza della misura. La mancata allegazione e descrizione puntuale del contenuto della memoria difensiva ha reso inerte la censura sull'omesso esame. Conseguentemente i ricorrenti sono stati condannati alle spese e al pagamento della somma indicata nel dispositivo ai sensi dell'art. 616 c.p.p.

Norme richiamate

  • art. 324 cod. proc. pen.

    Norma che disciplina il ricorso al Tribunale del riesame avverso i provvedimenti di sequestro; citata per inquadrare il grado cui era stato deciso il mantenimento del sequestro.

  • art. 512-bis cod. pen.

    Reato contestato (trasferimento fraudolento di valori con finalità elusiva delle misure di prevenzione). La Corte ha ritenuto che gli indizi descritti dal Tribunale del riesame fossero sufficienti a configurare il fumus probandi, pur rimandando ad ulteriori accertamenti investigativi la verifica cronologica dettagliata della finalità.

  • art. 416-bis cod. pen.

    Norma sulla associazione di tipo mafioso; rilevata con riferimento all'aggravante contestata al Carlomagno e alla natura mafiosa del contesto (clan Schettino) utilizzata per valutare il quadro indiziario complessivo.

  • art. 321, comma 1, cod. proc. pen.

    Regola la possibilità del sequestro impeditivo; la Corte ha verificato che il Tribunale del riesame ha adeguatamente motivato il periculum in mora (rischio di ulteriori reati o aggravamento delle conseguenze) giustificando la misura.

  • art. 125, comma 3, cod. proc. pen.

    Richiamato in tema di limiti di sindacato della motivazione in cassazione: il ricorso per misure reali è ammesso per violazione di legge e per nullità rilevabile, non per revisioni di merito.

  • art. 325, comma 1, cod. proc. pen.

    Riferimento alla disciplina delle impugnazioni: la Corte ha applicato il principio per cui non sono ammissibili censure di merito in cassazione a fronte di misure cautelari reali.

  • art. 616 cod. proc. pen.

    Norma che dispone la condanna alle spese in caso di inammissibilità del ricorso; applicata per condannare le società ricorrenti al pagamento delle spese e di una somma indicata in dispositivo.

  • Corte Costituzionale, sent. n. 186/2000

    Richiamata per affermare il principio che l'assenza di profili di colpa non esclude automaticamente la condanna alle spese in caso di inammissibilità del ricorso.

Massime di principio

  • In sede di impugnazione di misure cautelari reali (sequestri) la Corte di Cassazione valuta principalmente vizi di legge e nullità formali: le rilievi di merito sulla valutazione degli indizi sono spesso inammissibili.
  • Quando una persona agisce sia come legale rappresentante di una società sia come indagata, è essenziale chiarire la sua veste processuale; se si agisce come terzo, occorre produrre documentazione probante della titolarità e della provenienza dei mezzi economici.
  • Per il reato di trasferimento fraudolento di valori (art.512-bis) è cruciale dimostrare la contemporaneità e la finalità elusiva al momento dell'intestazione fittizia; la mancanza di dati cronologici chiari può lasciare spazio ad approfondimenti investigativi.
  • Il periculum in mora per un sequestro impeditivo può essere motivato anche con il fondato rischio di commissione di ulteriori reati o di aggravamento delle conseguenze del reato in assenza della misura preventiva.
  • La censura per omissione di valutazione di memorie difensive è efficace in cassazione solo se il ricorrente allega la memoria e indica puntualmente in che modo le argomentazioni ivi contenute avrebbero inciso sul decisum.
  • Le contestazioni che richiedono un riesame del quadro indiziario o della credibilità delle prove sono di regola materie da merito, non sindacabili in cassazione in procedure cautelari reali.
  • Chi contesta un sequestro preventivo in qualità di terzo deve documentare tempi, modi e risorse dell'acquisizione patrimoniale per opporsi efficacemente alla confisca o al mantenimento della misura.

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