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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 26516/2024 del 05/07/2024

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Zucaro era stato condannato, con giudizio abbreviato, per il reato di cui all'art. 73 del d.P.R. n. 309/1990 per avere detenuto e acquistato per la vendita, all'interno dell'abitazione e in giardino, pacchi contenenti marijuana (foglie e infiorescenze) per oltre 20 kg e materiale per il confezionamento. La Corte d'appello ha riqualificato il reato ai sensi del comma 5 dell'art. 73 e rideterminato la pena. In Cassazione il ricorrente ha dedotto: a) errata applicazione della legge n. 242/2016 (sostenendo trattarsi di "cannabis light" con THC < 0,6% e di acquisto legittimo da produttore); b) sussistenza della particolare tenuità del fatto ai sensi dell'art. 131-bis c.p.; c) ha chiesto rinvio pregiudiziale alla Corte di Giustizia UE su presunta incompatibilità con gli artt. 34-36 TFUE e l'art. 17 della direttiva 2002/53/CE. La Suprema Corte ha ritenuto i motivi manifestamente infondati: ha richiamato la pronuncia delle Sezioni Unite n. 30475/2019 secondo cui la commercializzazione di derivati della canapa (foglie, infiorescenze, olio, resina) integra il reato di cui all'art. 73 anche con THC sotto la soglia, salvo che tali derivati siano concretamente privi di efficacia drogante; nel caso concreto la sostanza era quantitativamente idonea a ricavare circa 2853 dosi, quindi dotata di efficacia drogante, e la vicenda rientra nell'ambito commerciale non in quello agricolo; inoltre la tenuità è esclusa per il rilevante numero di dosi ricavabili; la questione pregiudiziale UE è stata ritenuta assertiva e fondata su presupposti di fatto smentiti dagli atti.

La decisione

Il ricorso per cassazione è stato dichiarato inammissibile. La sentenza impugnata è dunque confermata nei suoi effetti (conservazione della condanna nella forma determinata dalla Corte d'appello: reato riqualificato ai sensi del comma 5 dell'art. 73, pena rideterminata in sei mesi di reclusione ed euro 1.600,00 di multa). Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e al versamento di euro 3.000,00 alla Cassa delle ammende ai sensi dell'art. 616 c.p.p.

Norme richiamate

  • d.P.R. 9 ottobre 1990, n. 309, art. 73

    La cessione, vendita e commercializzazione al pubblico di derivati della cannabis (foglie, infiorescenze, olio, resina) integra il reato di cui all'art. 73 anche se il contenuto di THC è inferiore alle soglie previste dalla legge 242/2016, salvo che i derivati siano concretamente privi di efficacia drogante

  • Legge 2 dicembre 2016, n. 242

    art. 1, art. 2, art. 4 commi 5 e 7

    La legge legittima esclusivamente l'attività di coltivazione di specifiche varietà di canapa per finalità tassativamente indicate; non estende la liceità alla commercializzazione al pubblico di foglie, infiorescenze, olio e resina salvo prova che siano privi di efficacia drogante

  • Sentenza Sezioni Unite Corte di cassazione n. 30475/2019

    Principio di riferimento: l'ambito di applicazione della legge 242/2016 è agricolo (coltivazione), mentre la commercializzazione di derivati utilizzabili a fini stupefacenti integra reato salvo prova contraria della totale assenza di efficacia drogante

  • Codice penale

    La particolare tenuità del fatto è valutata in base all'offensività e alle circostanze concrete; quantità significativa e numero elevato di dosi ricavabili ostano alla non punibilità

  • Trattati/dir. europee invocati

    artt. 34-36 TFUE; direttiva 2002/53/CE art. 17

    La questione di diritto europeo è stata sollevata ma ritenuta inapplicabile perché fondata su presupposti di fatto smentiti dagli atti e perché la regolamentazione UE e nazionale in materia di canapa è stata interpretata dalla Corte come diretta alla disciplina agricola, non a legittimare la commercializzazione di derivati psicotropi

  • Codice di procedura penale

    art. 585, comma 4; art. 616

    L'inammissibilità dei motivi principali preclude l'esame dei motivi aggiunti ripetitivi (art. 585, comma 4). Per l'accertata inammissibilità, senza colpa nella determinazione dell'inammissibilità, si applicano le spese e il contributo alla Cassa delle ammende (art. 616 c.p.p.)

  • Sentenza Corte costituzionale

    n. 186 del 13 giugno 2000

    Richiamata in relazione alla valutazione della colpevolezza nella promozione del ricorso e agli effetti sul regime delle spese

Massime di principio

  • La legge n. 242/2016 tutela essenzialmente l'attività agricola di coltivazione di varietà di canapa registrate; non autorizza di per sé la commercializzazione al pubblico di foglie, infiorescenze, olio o resina, se tali derivati sono concretamente utilizzabili a fini stupefacenti
  • Anche se il contenuto di THC risulti sotto le soglie normative (es. 0,6%), la responsabilità penale per commercializzazione di derivati della canapa può sussistere salvo prova concreta e specifica che il prodotto sia privo di qualsiasi efficacia drogante o psicotropa
  • La particolare tenuità del fatto (art. 131-bis c.p.) è esclusa quando la quantità di sostanza e il numero di dosi ricavabili denotano una offensività significativa: la valutazione è concreta e tiene conto del potenziale uso dello stupefacente
  • Le questioni di diritto europeo o di compatibilità con la normativa UE devono essere proposte su base fattuale solida e non contraddetta dagli atti: le censure meramente assertive o fondate su presupposti di fatto non accertati in istruttoria saranno respinte
  • La giurisprudenza di legittimità (in particolare le Sezioni Unite) costituisce parametro interpretativo vincolante in tema di distinzione tra ambito agricolo e commerciale della filiera canapa; l'argomentazione difensiva deve confrontarsi esplicitamente con questi precedenti

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