Cassazione Penale, Sentenza n. 14437/2026 del 20/04/2026
Sintesi
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Favorevole al resistente
La controversia
I ricorrenti hanno impugnato la declaratoria di inammissibilita dell'istanza di revocazione ex art. 28 d.lgs. n. 159/2011 volta a ottenere la revoca del decreto di confisca di prevenzione che aveva colpito beni ritenuti riconducibili a Fernando Mancini e formalmente intestati alla madre Franca Cardarelli. Le censure riguardano: (i) presunta errata applicazione dei requisiti di ammissibilita dell'art. 28, comma 2 rispetto alla giurisprudenza delle Sezioni Unite; (ii) mancata motivazione e violazione del principio di legalita in relazione all'inquadramento della pericolosita generica alla luce della sentenza della Corte costituzionale n. 24/2019; (iii) omessa verifica della proporzione tra redditi leciti e patrimonio confiscato e mancato scorporo delle componenti lecite dei patrimoni societari; (iv) violazione dei diritti di proprieta del terzo interveniente e arbitrarieta nella valutazione delle fonti di reddito.
La decisione
La Corte di Cassazione ha rigettato i ricorsi ritenendo le censure infondate. Ha confermato che la giurisprudenza consolidata non consente di utilizzare il comma 2 dell'art. 28 d.lgs. 159/2011 per rimettere in discussione fatti esaminati nei giudizi di prevenzione in assenza di fatti sopravvenuti idonei a escludere l'origine dei presupposti della confisca. Ha inoltre affermato che la pronuncia della Corte costituzionale n. 24/2019 non costituisce di per se fatto sopravvenuto idoneo a giustificare la revocazione e che l'interpretazione della norma resa dalla giurisprudenza di legittimita ha già assicurato sufficiente determinatezza alla nozione di pericolosita generica. Sul merito dei beni, la Corte ha ritenuto provata l'abitualita delle condotte illecite (evasione fiscale, bancarotta fraudolenta) e il reinvestimento dei proventi illeciti, la conseguente commistione tra quote lecite e illecite e lo squilibrio tra redditi ufficiali e patrimonio, facendo gravare sui proposti l'onere di allegare elementi concreti idonei a dimostrare la prevalenza di risorse lecite. Le doglianze della Cardarelli sono state giudicate generiche e non sufficienti a superare la presunzione relativa di disponibilita. I ricorrenti sono stati condannati alle spese processuali.
Norme richiamate
D.lgs. 6 settembre 2011, n. 159 (codice delle leggi antimafia e delle misure di prevenzione)
art. 1, lett. b; art. 24; art. 28
La Corte ribadisce che l'art. 1 lett. b va interpretato alla luce della giurisprudenza consolidata per individuare categorie di reato predeterminabili e che l'art. 28 comma 2 non autorizza una nuova valutazione di fatti gia esaminati salvo fatti sopravvenuti idonei a escludere l'origine dei presupposti della confisca
Legge 27 dicembre 1956, n. 1423
Riferimento storico alla disciplina della pericolosita sociale da cui deriva la nozione oggi confluita nel d.lgs. 159/2011; utilizzata dalla Corte per il confronto storico-normativo
Legge 55 del 1990
Richiamata nella contestazione della difesa circa la precedente disciplina, la Corte ritiene che la giurisprudenza abbia consentito la predeterminazione necessaria per l'applicazione delle misure anche a fatti anteriori
Legge 30 luglio 2008, n. 125 (pacchetto sicurezza)
Citata relativamente alla storia normativa che ha inciso sull'ambito applicativo delle misure di prevenzione, senza però fondare la revocazione
Legge 6 agosto 1965, n. 575
Richiamata in relazione ai principi sulle misure di prevenzione e ai limiti di applicazione rispetto ai terzi
Convenzione Europea dei Diritti dell'Uomo e Protocolli
art. 6 CEDU; art. 1 Protocollo Addizionale
Usate dalla difesa per prospettare profili di illegittimita e violazione dei diritti di proprieta e del giusto processo; la Corte ha ritenuto tali censure non specifiche e non fondate rispetto agli elementi probatori
Sentenza Corte Costituzionale n. 24 del 2019
La Corte osserva che la pronuncia costituzionale ha richiesto una lettura piu rigorosa della categoria di pericolosita generica ma non costituisce fatto sopravvenuto idoneo a giustificare la revocazione del provvedimento se i criteri di predeterminazione erano gia stati assicurati dalla giurisprudenza
Decisione Sezioni Unite n. 3513 del 16/12/2021
La Corte chiarisce che l'interpretazione delle Sezioni Unite non autorizza una rielaborazione generalizzata dei fatti gia esaminati in prevenzione; il comma 2 dell'art. 28 richiede fatti sopravvenuti
Massime di principio
- Il rimedio di revocazione ex art. 28 comma 2 d.lgs. 159/2011 e utilizzabile solo se emergono fatti o elementi sopravvenuti non disponibili nei giudizi di prevenzione che dimostrino la carenza originaria dei presupposti della confisca
- La sentenza della Corte costituzionale che restringe l'ambito di applicazione di una norma non sempre costituisce fatto sopravvenuto idoneo a giustificare la revocazione di provvedimenti pregressi se la giurisprudenza di legittimita aveva gia fornito criteri predeterminati
- Per disporre la confisca di prevenzione in caso di pericolosita generica e necessario dimostrare, con elementi di fatto specifici, l'abitualita delle condotte illecite, il profitto derivante e la rilevanza di tale profitto rispetto al reddito del soggetto; in mancanza l'onere ricade sul proposto di dimostrare l'origine lecita dei beni
- La mera deduzione generica di redditi leciti o di errori valutativi non e sufficiente per ottenere la revocazione: occorrono allegazioni e prove concrete e specifiche in grado di scindere le componenti lecite da quelle illecite
- Le contestazioni circa la violazione dei diritti di proprieta e del giusto processo richiedono nei ricorsi ricostruzioni circostanziate e prove nuove; rilievi vaghi o riproposizioni di censure gia esaurite nei precedenti gradi saranno dichiarati inammissibili
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