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Sentenza

Sentenza n. 3804/2026 - Consiglio Di Stato, Sezione 4

per la riforma della sentenza del Tribunale amministrativo regionale per il Veneto (Sezione Seconda) n. 01956/2024, resa tra le parti.

Giustizia amministrativa202408314

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale
Consiglio di Stato, Sez. IVSentenzaAzione di annullamento

Atto impugnato: Sentenza del TAR Veneto che aveva annullato l’ordinanza comunale di annullamento d’ufficio di una SCIA alternativa al permesso di costruire relativa a un ampliamento edilizio

Esito

RIGETTO

Favorevole al resistente (proprietari)

Prevale il privato

La controversia

Il Comune ha impugnato la sentenza del TAR deducendo violazione degli artt. 3 e 21-nonies della legge n. 241/1990, carenza ed erroneità della motivazione ed erronea percezione degli esiti dell’istruttoria. Secondo l’appellante, il provvedimento di autotutela aveva adeguatamente evidenziato sia l’illegittimità sostanziale della SCIA, derivante dal superamento del limite volumetrico previsto dagli strumenti urbanistici per l’immobile soggetto a grado di protezione 5 e dall’inapplicabilità della disciplina regionale del Veneto 2050, sia l’interesse pubblico alla rimozione, collegato ai vincoli paesaggistici, ambientali, idrogeologici e urbanistici, alla necessità di preservare lo storico disegno urbanistico, le altezze e il rapporto tra i volumi nell’area del Lago di Fimon. I privati hanno resistito e hanno proposto appello incidentale condizionato, contestando il capo della sentenza con cui il TAR aveva ritenuto non applicabile la disciplina regionale sul Piano Casa. In primo grado avevano dedotto, tra l’altro, la violazione dell’art. 7 della legge n. 241/1990, il difetto di istruttoria e di motivazione, l’insussistenza dei presupposti dell’autotutela, la mancata ponderazione dell’affidamento maturato dopo la definizione positiva della SCIA e l’inapplicabilità dell’interpretazione restrittiva della normativa regionale.

La decisione

Il Consiglio di Stato ha respinto l’appello principale e dichiarato improcedibile, per sopravvenuto difetto di interesse, l’appello incidentale condizionato. Ha confermato la decisione del TAR nella parte in cui aveva annullato il provvedimento comunale di autotutela. Il Collegio ha precisato che l’annullamento d’ufficio presuppone non solo l’illegittimità sostanziale dell’atto originario, ma anche il rispetto del termine previsto dalla legge, la sussistenza di un interesse pubblico concreto e attuale diverso dal mero ripristino della legalità violata e la comparazione con gli interessi dei destinatari e dei controinteressati. Nel caso concreto il Comune aveva agito nel termine e aveva indicato l’illegittimità della SCIA, ma non aveva motivato in modo adeguato e congruente l’interesse pubblico alla rimozione. La motivazione si limitava a richiamare i vincoli presenti nell’area e l’impatto negativo dell’ampliamento sul tessuto urbano, senza spiegare perché l’intervento concretamente assentito, già valutato positivamente sotto il profilo paesaggistico e ambientale dalle autorità competenti e dallo stesso Comune, avrebbe prodotto un impatto tale da stravolgere le finalità del piano di recupero. Il riferimento alle altezze, allo storico disegno urbanistico e al rapporto tra i volumi avrebbe potuto rilevare sul piano urbanistico, ma non era stato accompagnato da una concreta dimostrazione dell’incidenza negativa dell’ampliamento, anche considerando che la maggiore volumetria contestata era pari al 7%. Il riferimento alla vicinanza, visibilità e percettibilità del lago riguardava invece profili paesaggistici già valutati positivamente dall’autorità competente. È quindi mancata un’effettiva ponderazione tra l’interesse pubblico e l’interesse dei privati, già destinatari di un titolo favorevole e che avevano iniziato i lavori. Le spese sono state compensate.

Norme richiamate

  • art. 3 l. 241/1990

    Il provvedimento di autotutela deve esplicitare in modo adeguato e congruente le ragioni della decisione, soprattutto quanto all’interesse pubblico concreto e attuale alla rimozione dell’atto.

  • art. 7 l. 241/1990

    La censura relativa al mancato avvio del procedimento era stata rinunciata in primo grado dopo il deposito della comunicazione di avvio da parte del Comune.

  • art. 21-octies l. 241/1990

    L’annullamento d’ufficio riguarda provvedimenti affetti da illegittimità sostanziale e non i vizi meramente formali riconducibili al comma 2.

  • art. 21-nonies l. 241/1990

    Il provvedimento amministrativo illegittimo ai sensi dell'articolo 21-octies, esclusi i casi di cui al medesimo articolo 21-octies, comma 2, può essere annullato d'ufficio, sussistendone le ragioni di interesse pubblico, entro un termine ragionevole, comunque non superiore a sei mesi (ratione temporis 12 mesi ndr) dal momento dell'adozione dei provvedimenti di autorizzazione o di attribuzione di vantaggi economici, inclusi i casi in cui il provvedimento si sia formato ai sensi dell’art. 20, e tenendo conto degli interessi dei destinatari e dei controinteressati.

    L’autotutela richiede cumulativamente illegittimità sostanziale, rispetto del termine, interesse pubblico concreto e attuale diverso dal mero ripristino della legalità e comparazione degli interessi dei destinatari e dei controinteressati. Nel caso concreto il termine era stato rispettato, ma mancavano un’adeguata motivazione dell’interesse pubblico e un’effettiva ponderazione degli interessi.

  • art. 3 l.r. Veneto n. 14/2019

    La questione sull’applicabilità della disciplina regionale del Piano Casa non è stata esaminata in appello, poiché l’appello incidentale condizionato è stato dichiarato improcedibile dopo il rigetto dell’appello principale.

  • art. 136 d.lgs. 42/2004

    Il vincolo paesaggistico richiamato dal Comune non esonera l’amministrazione dall’obbligo di dimostrare concretamente l’impatto negativo dell’intervento e di motivare la prevalenza dell’interesse pubblico all’annullamento, soprattutto quando il profilo paesaggistico sia già stato valutato positivamente dall’autorità competente.

Massime di principio

  • L’annullamento d’ufficio di un titolo edilizio o di una SCIA presuppone cumulativamente l’illegittimità sostanziale dell’atto, il rispetto del termine di legge, la sussistenza di un interesse pubblico concreto e attuale ulteriore rispetto al mero ripristino della legalità e la ponderazione degli interessi dei destinatari e dei controinteressati.
  • La motivazione dell’annullamento d’ufficio non è adeguata quando si limita a elencare i vincoli urbanistici, ambientali e paesaggistici dell’area e ad affermare genericamente un impatto negativo dell’intervento, senza chiarire in concreto perché la consistenza dell’opera comprometta le finalità degli strumenti di pianificazione o tutela.
  • Quando l’intervento edilizio sia già stato valutato positivamente, sotto il profilo paesaggistico o ambientale, dall’autorità competente, l’amministrazione che intenda rimuovere il titolo deve confrontarsi puntualmente con tale precedente valutazione e spiegare le ragioni del diverso apprezzamento.
  • La maggiore volumetria dell’intervento, considerata in termini percentuali, non dimostra di per sé l’interesse pubblico all’annullamento: l’amministrazione deve illustrare concretamente come l’incremento incida sull’assetto urbanistico, sulle altezze, sui rapporti tra i volumi o sulle caratteristiche paesaggistiche tutelate.
  • Nel procedimento di autotutela deve essere effettuata una valutazione comparata tra l’interesse pubblico alla rimozione dell’atto e l’affidamento dei destinatari che abbiano ricevuto un titolo favorevole e abbiano iniziato l’esecuzione dell’intervento sostenendo costi.

Come è indicizzato

MaterieTitoli abilitativi ediliziPiani attuativi e lottizzazioniAutotutela
RamiEdiliziaUrbanistica e governo del territorioProcedimento amministrativo
IstitutiAutotutela decisoriaDifetto di motivazioneLegittimo affidamentoPonderazione degli interessi e interesse pubblico

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