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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 11564/2023 del 20/03/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Il ricorrente impugna la sentenza del 04/03/2022 del Tribunale di Enna che lo ha dichiarato colpevole del reato previsto dall'art. 256 d.lgs. n. 152/2006 e condannato ad ammenda di €10.000. Primo motivo: contestata l'erronea qualificazione come "rifiuto" delle materie fecali (circa 7 mc) senza aver verificato le esenzioni di cui all'art. 185, comma 1, lett. f) d.lgs. 152/2006. Secondo motivo: censura per mancata applicazione dell'art. 131-bis c.p. (causa di non punibilità per speciale tenuità del fatto) e carenza di motivazione in ordine alla sua esclusione. Terzo motivo: dedotta errata applicazione degli artt. 62-bis, 133 e 133-bis c.p. e carenza di motivazione circa il diniego delle circostanze attenuanti generiche e la mancata determinazione della pena in misura prossima al minimo edittale.

La decisione

La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha confermato la ricostruzione del Tribunale che aveva rilevato un deposito incontrollato di letame direttamente sul suolo, senza impermeabilizzazione, con liquami che si disperdevano nel terreno e l'assenza di documentazione sulla fertirrigazione. La Corte ha ritenuto che il ricorrente non abbia assolto l'onere di prova circa la provenienza e l'effettivo riutilizzo agricolo delle materie fecali secondo le condizioni previste (D.M. 25/02/2016 e normativa regionale). Ha escluso la possibilità di dedurre in Cassazione per la prima volta la non punibilità per speciale tenuità se non richiesta in precedenza e ha giudicato congrua la motivazione del Tribunale sul diniego delle attenuanti generiche. Per l'inammissibilità del ricorso ha condannato il ricorrente al pagamento delle spese processuali e a versare €3.000,00 alla Cassa delle ammende.

Norme richiamate

  • d.lgs. n. 152/2006, art. 256

    art. 256 d.lgs. n. 152/2006

    Norma incriminatrice contestata per la gestione illecita di rifiuti; applicata dalla Corte in combinato con la qualificazione dei materiali come rifiuti quando manca la prova dell'utilizzo agricolo lecita

  • d.lgs. n. 152/2006, art. 185, comma 1, lett. f)

    art. 185, comma 1, lett. f) d.lgs. n. 152/2006

    Prevede l'esclusione dalla disciplina dei rifiuti per le materie fecali utilizzate in agricoltura a certe condizioni; la Corte richiama che l'esclusione vale solo se provata la provenienza agricola e il reale riutilizzo nel rispetto delle condizioni normative

  • d.lgs. n. 152/2006, art. 185, comma 2, lett. b)

    art. 185, comma 2, lett. b) d.lgs. n. 152/2006

    Esclude dall'ambito della parte quarta i sottoprodotti di origine animale regolati da normativa comunitaria (Reg. CE 1774/2002), indicazione utilizzata per distinguere casi regolati altrove

  • D.M. 25 febbraio 2016

    Definisce condizioni tecniche per la liceità dell'utilizzazione agronomica dei liquami; la Corte richiama che il rispetto di tali condizioni è necessario per escludere la qualifica di rifiuto

  • codice penale, art. 131-bis

    Prevede la causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto; la Corte rileva che la sua applicazione non può essere eccepita per la prima volta in cassazione se non dedotta in sede di merito e che non risultano ictu oculi sussistenti i presupposti

  • codice penale, art. 62-bis

    Regola l'applicabilità delle circostanze attenuanti generiche; la Corte conferma che dopo la modifica legislativa la mera incensuratezza non basta e che l'assenza di elementi positivi può legittimare il diniego

  • codice penale, artt. 133 e 133-bis

    Norme sul concreto trattamento sanzionatorio e sulla determinazione della pena; la Corte accetta l'uso di formule generiche quando la pena si avvicina al minimo edittale o si applica sanzione pecuniaria nel massimo

  • d.l. n. 137/2020, art. 23 comma 8

    art. 23, comma 8 d.l. n. 137/2020

    Richiamato come norma procedurale ai fini della definizione del ricorso

  • codice di procedura penale, art. 616

    Prevede le conseguenze per il ricorso inammissibile; la Corte ha disposto l'addebito delle spese e il versamento alla Cassa delle ammende

Massime di principio

  • La qualificazione delle materie fecali come "rifiuto" o "non rifiuto" dipende dalla provenienza, dalla effettiva utilizzazione agricola e dal rispetto delle condizioni tecniche previste (D.M. 25/02/2016 e normativa regionale); l'onere della prova spetta a chi invoca l'esclusione dalla disciplina dei rifiuti
  • Depositi incontrollati di letame sul suolo, senza impermeabilizzazione e con dispersione di liquami, costituiscono indizi forti della natura di rifiuto e della pericolosità dell'operato, giustificando la condanna per gestione illecita se non provata la liceità dell'utilizzo agricolo
  • La causa di non punibilità per speciale tenuità (art. 131-bis c.p.) deve essere chiesta e motivata nelle fasi procedurali appropriate; non può essere generalmente dedotta per la prima volta in Cassazione
  • Il diniego delle circostanze attenuanti generiche può essere legittimo se mancano elementi positivi di valutazione: la mera incensuratezza non basta dopo le modifiche normative (art. 62-bis)
  • In sede di determinazione della pena il giudice può usare espressioni generiche (es. "pena congrua") quando non si discosta molto dai minimi edittali o in presenza di pene alternative con sanzione pecuniaria applicata al massimo
  • Se il ricorso è dichiarato inammissibile e ciò è in parte ascrivibile a colpa del ricorrente, il giudice può addebitare le spese processuali e disporre un versamento alla Cassa delle ammende

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