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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 44780/2024 del 05/12/2024

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Impugnazione avverso la riforma, in sede di appello, della sentenza di assoluzione: si censura la mancanza di adeguata motivazione della Corte d'appello (insufficiente "motivazione rafforzata" richiesta per ribaltare un'assoluzione), il travisamento delle prove (in particolare la valutazione della deposizione del maresciallo Scarano) e la valutazione illogica circa l'identificazione dei beni ascritti e l'elemento soggettivo (assenza di prova certa sull'oggetto materiale del reato e sulla consapevolezza/volontà dell'imputato).

La decisione

La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, ritenendo fondato il primo motivo (mancata motivazione rafforzata e carenza di rigore valutativo nell'appello) e ha annullato la sentenza impugnata limitatamente agli effetti civili, con rinvio per nuovo giudizio al giudice civile competente in grado d'appello. Sono stati assorbiti il secondo e il terzo motivo. È stato richiamato l'obbligo, per il giudice di appello che riformi un'assoluzione basandosi su diversa valutazione di prove dichiarative, di rinnovare l'istruzione dibattimentale (oralità) per le prove decisive; il giudice del rinvio dovrà altresì decidere sulle spese.

Norme richiamate

  • art. 646 cod. pen.

    Norma sostanziale del reato contestato (appropriazione indebita). È il fatto tipico a cui si riferisce l'imputazione ma la pronuncia di cassazione non entra nel merito della sussistenza fattuale del reato, bensì sulle esigenze motivazionali e procedurali per la riforma di un'assoluzione.

  • art. 173 disp. att. cod. proc. pen.

    Richiamato come norma per il riassunto dei motivi di impugnazione nella cassazione; usato per la schematizzazione dei motivi dedotti.

  • art. 603 cod. proc. pen. (comma 3-bis)

    Riferimento alla disciplina sulla rinnovazione dell'istruzione dibattimentale: la Cassazione richiama la giurisprudenza secondo cui il giudice di appello che riformi un'assoluzione sulla base di diversa valutazione di prove dichiarative deve rinnovare l'istruzione dibattimentale (oralità) per le prove decisive, anche d'ufficio.

  • decreto-legge 28/10/2020 n.137, art.23 comma 8 (conv. legge 18/12/2020 n.176) e successive modifiche richiamate

    Norme procedurali sul procedimento con trattazione scritta; richiamate per motivare la trattazione scritta del ricorso.

Massime di principio

  • Quando la Corte d'appello intende riformare una sentenza di assoluzione è richiesto un livello di motivazione "rafforzata": deve confutare punto per punto le ragioni a discarico del primo giudice e spiegare in modo consequenziale e persuasivo perché la diversa valutazione supera ogni ragionevole dubbio.
  • La semplice plausibilità o congettura non basta per sovvertire un'assoluzione: le valutazioni in appello devono avere 'forza persuasiva superiore' e consequenzialità logica, non meri rilievi sommari.
  • Se la riforma si fonda su diversa valutazione di prove dichiarative decisive, il giudice d'appello è tenuto a rinnovare l'istruzione dibattimentale (oralità), onde acquisire direttamente le prove su cui si basa il nuovo apprezzamento.
  • In caso di insufficiente identificazione degli oggetti del reato o di mancanza di elementi sul dolo/consapevolezza, la contestazione penale (o la qualificazione civile derivante dal fatto) può considerarsi non provata: l'onere probatorio grava sulla parte che sostiene la responsabilità.
  • In simili contenziosi è strategico per la difesa contestare la carenza di motivazione rafforzata, chiedere espressamente la rinnovazione dell'istruttoria su prove dichiarative decisive e sottolineare l'assenza di collegamento probatorio tra gli elementi emersi e la prova dell'elemento soggettivo.

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