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Sentenza

Sentenza n. 10724/2026 - Roma, Sezione 5Q

per ottenere, previa tutela cautelare la dichiarazione di illegittimità del silenzio serbato in ordine all’istanza di cui alla diffida del 20/09/2024, avente ad oggetto il rilascio del visto per lavoro subordinato e la fissazione di un appuntamento per la formalizzazione della richiesta del suddetto visto; l’accertamento dell’obbligo di provvedere in ordine alle menzionate istanze; la condanna a provvedere in ordine alle menzionate istanze, entro un termine non superiore a trenta giorni, con richiesta di nomina di un Commissario ad acta ex art. 117, co. 3 c.p.a.;

Giustizia amministrativa202409683

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale
TAR Lazio - Roma, Sez. V quaterSentenzaAzione avverso il silenzio

Atto impugnato: silenzio dell’amministrazione sull’istanza di attivazione del procedimento per il rilascio del visto per lavoro subordinato e per la fissazione di un appuntamento per formalizzare la richiesta

Esito

IMPROCEDIBILITA

Favorevole al resistente (ministero)

Prevale l’amministrazione

La controversia

Il ricorrente ha proposto ricorso ai sensi dell’art. 117 c.p.a. contro il silenzio serbato dal Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, chiedendo la dichiarazione di illegittimità del silenzio, l’accertamento dell’obbligo di provvedere sulle istanze contenute nella diffida del 20 settembre 2024 e la condanna dell’amministrazione a provvedere entro trenta giorni, con eventuale nomina di un commissario ad acta. Nel corso del giudizio, la competente sede diplomatica ha fissato un appuntamento per la presentazione della domanda di visto.

La decisione

Il TAR ha dichiarato il ricorso improcedibile per sopravvenuto difetto di interesse, ai sensi dell’art. 35, comma 1, lett. c), c.p.a. L’avvenuta fissazione dell’appuntamento ha infatti determinato l’attivazione del procedimento per il rilascio del visto, facendo venir meno l’interesse del ricorrente a ottenere una pronuncia che imponesse all’amministrazione di procedere. Il giudice non ha deciso nel merito la spettanza del visto né l’esito finale del procedimento. Le spese di lite sono state integralmente compensate, in considerazione dell’enorme numero di richieste gravante sulla sede diplomatica e della complessità dell’iter previsto dalla legge.

Norme richiamate

  • art. 117 c.p.a.

    Disciplina il ricorso avverso il silenzio dell’amministrazione e consente di chiedere l’accertamento dell’obbligo di provvedere.

  • art. 35, comma 1, lett. c), c.p.a.

    Consente di dichiarare l’improcedibilità del ricorso quando sopravviene il difetto di interesse alla decisione; nel caso concreto, tale effetto è derivato dall’attivazione del procedimento amministrativo durante il giudizio.

Massime di principio

  • Nel giudizio avverso il silenzio, la sopravvenuta attivazione del procedimento amministrativo fa venir meno l’interesse alla pronuncia che imponga all’amministrazione di procedere e comporta l’improcedibilità del ricorso per sopravvenuto difetto di interesse.
  • L’attivazione del procedimento per il rilascio di un visto non equivale alla decisione favorevole sulla domanda e non consente al giudice del silenzio di anticipare la valutazione amministrativa sul merito della richiesta.
  • La compensazione delle spese può essere disposta quando il ritardo amministrativo si inserisce in un contesto caratterizzato da un elevato numero di richieste e da un iter procedimentale complesso.

Come è indicizzato

MaterieEmersione, decreto flussi e nulla ostaEstinzione, perenzione e improcedibilità
RamiImmigrazione e cittadinanzaProcesso amministrativo
IstitutiSilenzio della pubblica amministrazioneSopravvenuta carenza di interesse

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