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Sentenza

Sentenza n. 399/2026 - Lecce, Sezione 1

per l'annullamento: - del “Regolamento per l'applicazione del Canone unico Patrimoniale di Concessione, Autorizzazione o Esposizione Pubblicitaria e di Concessione per l'Occupazione delle Aree e degli Spazi appartenenti al Demanio o al Patrimonio indisponibile e del Canone di Concessione per l' Occupazione delle Aree e degli Spazi appartenenti al Demanio o al Patrimonio indisponibile, destinati a Mercati realizzati anche in strutture attrezzate (c.d Canone Mercatale).”, approvato con Delibera di C.C. n. 40 del 29.04.2021, limitatamente agli artt. 1, 3, 4, 16, 19, 20, 25, 26, 27, 28, 32, 33, 35, 36, 37, 54, 58, 64, 74, 76, 93, 95, pubblicata e resa esecutiva in data 22.05.2021; - della Delibera di G.M. n. 141 del 31.05.2021, avente ad oggetto "canone unico patrimoniale-approvazione tariffe e scadenze anno 2021-designazione responsabile”; - di ogni atto presupposto, prodromico, successivo, ancorché non conosciuto dalla ricorrente.

Giustizia amministrativa202101201

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale
TAR Puglia - Lecce, Sez. ISentenzaAzione di annullamento

Atto impugnato: Regolamento comunale sul canone unico patrimoniale e sul canone per l'occupazione di aree e spazi mercatali, nonché delibera di approvazione delle tariffe e delle scadenze per l'anno 2021

Esito

IMPROCEDIBILITA

Favorevole al resistente (comune)

Prevale l’amministrazione

La controversia

La società ricorrente aveva impugnato, chiedendone l'annullamento in parte qua, il regolamento comunale approvato con deliberazione del Consiglio comunale e la successiva deliberazione della Giunta comunale concernente l'approvazione delle tariffe e delle scadenze del canone unico patrimoniale per l'anno 2021, oltre agli atti presupposti e conseguenti. Nel corso del giudizio, con memoria depositata il 6 marzo 2026, la ricorrente ha dichiarato il sopravvenuto difetto di interesse alla decisione, chiedendo che il ricorso fosse dichiarato improcedibile e che le spese fossero compensate. Il Comune resistente, non costituito in giudizio, non ha manifestato opposizione alla richiesta di declaratoria di improcedibilità e di compensazione delle spese.

La decisione

Il TAR ha dichiarato il ricorso improcedibile per sopravvenuta carenza di interesse, ritenendo che, alla luce della dichiarazione della ricorrente, non residuasse alcun interesse alla decisione nel merito. Il giudice ha inoltre disposto l'integrale compensazione delle spese e delle competenze di giudizio, considerata la mancata opposizione dell'Amministrazione alla richiesta di compensazione. La sentenza dispone l'esecuzione da parte dell'autorità amministrativa.

Norme richiamate

  • art. 87, comma 4-bis, c.p.a.

    Visto l'art. 87, comma 4-bis, cod.proc.amm.

    La disposizione è richiamata con riferimento alla trattazione dell'udienza di smaltimento da remoto; il testo non attribuisce ad essa uno specifico ruolo nella declaratoria di improcedibilità.

Massime di principio

  • La dichiarazione della parte ricorrente di sopravvenuta carenza di interesse, quando non residui più un interesse concreto alla decisione e non vi sia opposizione dell’amministrazione, consente al giudice amministrativo di dichiarare il ricorso improcedibile.
  • La mancata opposizione dell’amministrazione alla richiesta di compensazione delle spese, unitamente alle circostanze del caso, può integrare un giusto motivo per disporre l’integrale compensazione delle spese di giudizio.

Come è indicizzato

MaterieEstinzione, perenzione e improcedibilitàSpese di lite
RamiProcesso amministrativo
IstitutiSopravvenuta carenza di interesse

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