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Sentenza

Sentenza n. 10336/2026 - Roma, Sezione 5Q

per l'annullamento A) del provvedimento n. D/5700/2025 dell’Ambasciata d’Italia a New Delhi pronunziato in data 29/09/2025 e notificato al ricorrente in pari data con cui è stata rigettata la richiesta di visto per lavoro subordinato presentata in data 21/07/2025 dal Signor -OMISSIS- sulla base del nulla osta al lavoro subordinato n. P-RE/L/Q/2023/103300 rilasciato dalla Prefettura di Reggio Emilia in data 26/02/2025 su richiesta del Signor -OMISSIS- nell’ambito del Decreto Flussi 2025 presentata in data 04/12/2023; B) di ogni altro provvedimento preordinato, connesso e consequenziale allo stesso.

Giustizia amministrativa202515645

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale
TAR Lazio - Roma, Sez. V quaterSentenzaAzione di annullamento

Atto impugnato: diniego di visto d'ingresso per lavoro subordinato adottato dall'Ambasciata d'Italia a New Delhi

Esito

CESSATA MATERIA DEL CONTENDERE

Favorevole al ricorrente (cittadino straniero)

Prevale il privato

La controversia

Il ricorrente ha impugnato il provvedimento con cui l'Ambasciata d'Italia a New Delhi aveva rigettato la richiesta di visto d'ingresso per lavoro subordinato, presentata sulla base di un nulla osta al lavoro subordinato rilasciato dalla Prefettura competente nell'ambito del Decreto Flussi. Nel corso del giudizio il Ministero ha documentato che, a seguito di un procedimento di riesame in autotutela, la sede diplomatica ha rilasciato il visto richiesto.

La decisione

Il TAR ha definito il giudizio con sentenza in forma semplificata, ritenendo integrati i presupposti della cessazione della materia del contendere poiché il sopravvenuto rilascio del visto ha determinato il pieno soddisfacimento della pretesa azionata. Le spese sono state poste a carico dell'Amministrazione in applicazione del principio della soccombenza, considerando che il rilascio del visto è intervenuto solo dopo l'instaurazione del giudizio. L'Amministrazione è stata condannata al pagamento di 1.000 euro, oltre accessori, nonché al rimborso del contributo unificato se versato.

Norme richiamate

  • art. 60 c.p.a.

    Consente la definizione del giudizio con sentenza in forma semplificata, previo avviso alle parti.

  • art. 34, comma 5, c.p.a.

    La cessazione della materia del contendere è dichiarata quando la pretesa fatta valere in giudizio risulta pienamente soddisfatta a seguito di un provvedimento sopravvenuto.

Massime di principio

  • Il rilascio sopravvenuto del titolo amministrativo richiesto, quando determina il pieno soddisfacimento della pretesa azionata, comporta la cessazione della materia del contendere ai sensi dell'art. 34, comma 5, c.p.a.
  • Quando l'Amministrazione soddisfa la pretesa del ricorrente soltanto dopo l'instaurazione del giudizio, le spese di lite possono essere poste a suo carico in applicazione del principio della soccombenza, anche in caso di cessazione della materia del contendere.
  • La controversia può essere definita con sentenza in forma semplificata ai sensi dell'art. 60 c.p.a. quando la questione è pronta per la decisione e le parti sono state previamente avvisate della possibile definizione semplificata.

Come è indicizzato

MaterieEmersione, decreto flussi e nulla ostaEstinzione, perenzione e improcedibilitàDecisione e riti speciali
RamiImmigrazione e cittadinanzaProcesso amministrativo
IstitutiSopravvenuta carenza di interesse

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