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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 4569/2025 del 04/02/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Impugnazione dell'ordinanza che confermava l'applicazione degli arresti domiciliari per il delitto di bancarotta fraudolenta patrimoniale. Il ricorrente deduceva violazione di legge e vizio di motivazione per la mancata valutazione sull'adeguatezza e proporzionalità della misura personale, sostenendo di aver reciso i rapporti con chi gestiva l'attività e di avere il patrimonio sottoposto a vincolo reale; contestava inoltre che il Tribunale si fosse limitato a formule di stile e a richiamare la gravità del reato senza rispondere alle argomentazioni difensive.

La decisione

Il ricorso è stato dichiarato inammissibile. La Corte ha ritenuto che le censure fossero, in larga parte, una rivalutazione dei fatti e non la denuncia di una specifica violazione di legge o della manifesta illogicità della motivazione. Ha confermato che il Tribunale aveva motivatamente valutato la pericolosità del prevenuto sulla base di molteplici condotte distrattive e dissipative (simulazione di furto, appropriazione di circa €1.474.635,45, pagamenti preferenziali, transazione non autorizzata, contabilità irregolare, assunzioni fittizie, trasferimenti di fondi verso soggetti riconducibili al prevenuto, allaccio abusivo), reiterate anche durante le procedure concorsuali, e che il vincolo reale sui beni non esclude l'esigenza di una misura personale. Nessun elemento dimostrava una sincera ravvedenza. Il ricorrente è stato condannato alle spese processuali e al pagamento di €3.000 alla Cassa delle ammende.

Norme richiamate

  • art. 274, comma 1, lett. c), cod. proc. pen.

    art. 274, comma 1, lett. c), cod. proc. pen.

    La Corte ha richiamato il concetto di esigenza cautelare di prevenzione (pericolo di reiterazione) e ha affermato che la concretezza e attualità di tale esigenza non vengono meno per il solo fatto che sui beni esistono misure cautelari reali, poiché le misure personali e quelle reali perseguono finalità diverse

  • d.lgs. n. 14/2019

    Richiamato come normativa che ha introdotto la figura della liquidazione giudiziale in sostituzione del fallimento; contestualizza le vicende concorsuali dell'impresa del prevenuto

  • art. 416 cod. pen. (richiamato in giurisprudenza)

    La Corte, richiamando un precedente sulla delinquenza associativa, ha esteso il principio che misure reali nei confronti del patrimonio non escludono automaticamente la necessità delle misure personali, perché tutelano beni giuridici diversi

Massime di principio

  • Per impugnare con successo una misura cautelare personale in Cassazione è necessario denunciare una violazione specifica di legge o la manifesta illogicità della motivazione; non è sufficiente proporre una diversa valutazione dei fatti.
  • La presenza di vincoli reali sul patrimonio dell'indagato non esclude di per sé la necessità di misure personali: le misure reali e personali hanno finalità differenti e possono coesistere quando sussiste un concreto pericolo di reiterazione.
  • La reiterazione di condotte distrattive/dissipative anche durante procedure concorsuali costituisce elemento molto grave e può giustificare la conservazione di misure cautelari personali, specie se emergono pagamenti preferenziali, azioni di occultamento o rapporti fittizi.
  • Per contestare l'adeguatezza o la proporzionalità della misura bisogna fornire elementi concreti di cambiamento della situazione (es. prova di reale e stabile emarginazione dai ruoli gestionali, di impossibilità di reiterare il fatto) e non solo affermazioni generiche.
  • Le censure che si risolvono in una rivalutazione degli elementi di fatto sono inammissibili in sede di legittimità; occorre puntare a profili di diritto o a palesi contraddizioni logiche nella motivazione del giudice di merito.

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