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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 24238/2023 del 06/06/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

La ricorrente aveva chiesto la revoca o, in subordine, la sospensione dell'ordine di demolizione relativo a un immobile sito in Monte di Procida, sostenendo che era pendente da 24/27 anni (domanda del 24/02/1995) una istanza di condono edilizio ai sensi della L. n. 724/1994 che sarebbe stata presumibilmente accolta (anche alla luce di pareri favorevoli dell'Autorità di Bacino per immobili limitrofi). Ha inoltre invocato il principio di proporzionalità (art. 8 CEDU) e le proprie difficoltà economiche come motivo per non eseguire l'ordine. Il giudice dell'esecuzione (Corte d'appello) ha rigettato l'istanza ritenendo che non sussistessero concrete probabilità che la domanda di condono venisse accolta, anche in ragione della lunga pendenza amministrativa e della circostanza che le opere erano state variate e ampliate dopo la sentenza (con volumetria ritenuta eccedente i limiti condonabili). La ricorrente ha impugnato per cassazione lamentando errata applicazione della L. 724/1994 e vizio di motivazione circa la valutazione della volumetria e la non considerazione della documentazione prodotta.

La decisione

La Corte di cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile (o manifestamente infondato) confermando l'ordinanza della Corte d'appello che aveva rigettato la richiesta di revoca/sospensione dell'ordine di demolizione. La Corte ha ritenuto corretta la valutazione prognostica del giudice dell'esecuzione secondo cui non vi erano concrete probabilità di accoglimento della domanda di condono, dato il lungo tempo di pendency e le variazioni/ampliamenti delle opere intervenute successivamente. È stata disposta la condanna della ricorrente al pagamento delle spese processuali e della somma di euro 3.000,00 in favore della Cassa delle ammende.

Norme richiamate

  • Legge n. 724 del 1994 (condono edilizio)

    La legge disciplina l'istituto del condono edilizio e impone limiti (tra cui parametri volumetrici) e condizioni per l'accoglimento. Nel caso esaminato la Corte ha valutato, in sede esecutiva, la concreta probabilità che la domanda presentata nel 1995 venisse accolta; ha ritenuto tale probabilità assente anche in ragione della volumetria eccedente e delle variazioni delle opere intervenute dopo la pronuncia penale.

  • Art. 8 CEDU (diritto al rispetto della vita privata e familiare)

    Invocato dalla ricorrente nella prospettiva di un principio di proporzionalità rispetto all'ordine di demolizione. La Corte ha ritenuto che l'allegazione generica della lesione non fosse sufficiente a prevalere sulla valutazione della legittimità dell'ordine di demolizione e sulla prognosi negativa circa l'accoglimento del condono.

  • Art. 616 cod. proc. pen.

    Richiamato quale fondamento per la condanna al pagamento delle spese e della somma a favore della Cassa delle ammende a seguito della decisione di cassazione dichiarativa dell'inammissibilità del ricorso.

Massime di principio

  • Il giudice dell'esecuzione deve compiere una valutazione prognostica sulla concreta probabilità di accoglimento di una domanda di condono per valutare richieste di revoca o sospensione di un ordine di demolizione; non è sufficiente la mera pendenza della domanda.
  • La lunga pendenza amministrativa della pratica di condono (anni/decenni) e il mancato esame da parte dell'amministrazione sono elementi che possono far propendere per l'assenza di una ragionevole probabilità di accoglimento.
  • Variazioni o ampliamenti delle opere intervenute dopo la sentenza penale (soprattutto se aumentano la volumetria rispetto ai limiti condonabili) indeboliscono la prospettiva di ottenere il condono e vanno documentati e contestati dalla parte interessata per ottenere effetto sospensivo sull'esecuzione.
  • Pareri favorevoli rilasciati per immobili limitrofi non sostituiscono la prova circa la situazione specifica dell'immobile sotto esecuzione: per essere rilevanti devono essere dimostrate la identità delle condizioni e la comparabilità tecnica e giuridica.
  • Le eccezioni basate su principi costituzionali o convenzionali (es. art. 8 CEDU) richiedono elementi probatori specifici e valutazioni comparative (alternative meno gravose) per prevalere su un ordine di demolizione già emanato; mere affermazioni generiche non sono sufficienti.
  • Chi chiede la revoca o sospensione di un ordine esecutivo ha l'onere di produrre documentazione chiara e specifica atta a dimostrare la modificazione delle circostanze (es. demolizione di opere aggiuntive, consistenza volumetrica aggiornata, atti amministrativi favorevoli specifici).
  • Ricorsi infondati o inammissibili in materia di esecuzione possono comportare la condanna alle spese e a somme a titolo di ammenda; è dunque importante valutare attentamente la fondatezza della prospettazione prima di proporre impugnazioni.

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