Cassazione Penale, Sentenza n. 9976/2023 del 09/03/2023
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al resistente
La controversia
Il ricorrente propone un unico motivo di ricorso contro la sentenza della Corte d'appello, contestando la sussistenza della circostanza aggravante della "destrezza" in relazione al reato di furto indicato al capo A. In sostanza lamenta che non vi sia stata una condotta caratterizzata da particolari abilità o astuzia idonee a provocare o sfruttare una distrazione volontariamente determinata della vittima, ma soltanto un approfittamento di una momentanea disattenzione.
La decisione
Il ricorso è stato dichiarato inammissibile. La Corte di Cassazione ha ritenuto manifestamente infondato il motivo nella parte in cui contrasta con la consolidata giurisprudenza di legittimità (Sezioni Unite Quarticelli), e ha confermato che i fatti accertati — gli imputati che, dopo avere rubato un'autovettura e fatto scendere la persona offesa fingendo la necessità di fermarsi, risalgono rapidamente a bordo appropriandosi degli oggetti lasciati nella vettura — costituiscono comportamento preordinato e connotato da abilità e astuzia idonee a sorprendere la vittima. Conseguentemente il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e al versamento di euro 3.000,00 alla Cassa delle ammende.
Norme richiamate
Art. 23, comma 8, legge n. 176 del 2020
art. 23, comma 8 legge n. 176 del 2020
Norma richiamata in sede procedurale per il trattamento del ricorso senza intervento delle parti (modalità di trattazione in Corte di Cassazione)
Sezioni Unite, sentenza Quarticelli, n. 34090 del 27/04/2017 (Rv. 270088)
Principio interpretativo secondo cui l'aggravante della "destrezza" sussiste quando l'agente abbia posto in essere, prima o durante l'impossessamento, una condotta caratterizzata da particolari abilità, astuzia o avvedutezza idonea a sorprendere o eludere la sorveglianza del detentore; non è invece sufficiente il mero approfittare di situazioni non provocate di disattenzione
Massime di principio
- L'aggravante della "destrezza" richiede una condotta attiva e preordinata (abilità, astuzia o avvedutezza) diretto a creare o sfruttare una situazione che sorprenda o eluda la vigilanza della vittima; il semplice approfittare di una distrazione non provocata non è sufficiente.
- Dichiarazioni dell'imputato che ammettono di avere indotto la vittima a sottrarsi dalla sorveglianza (es. pretesti per farla scendere dall'auto) costituiscono elemento probatorio molto rilevante per la configurazione della destrezza.
- In sede di legittimità la valutazione circa la configurabilità della destrezza è in larga parte rimessa al giudice di merito e non è sindacabile se fondatamente motivata in conformità ai principi giurisprudenziali consolidati; i motivi che si limitano a riformulare una diversa valutazione dei fatti sono spesso inammissibili.
- Per distinguere tra mera occasione e condotta destrezza, cercare elementi di premeditazione, di messa in atto di stratagemmi o di comportamenti volti specificamente a diminuire o eludere la sorveglianza della vittima (es. inducendola a lasciare cose incustodite).
- Nei casi analoghi è utile documentare con attenzione la dinamica fattuale (deposizioni, ammissioni, tempistica delle azioni) perché la qualificazione dell'aggravante dipende dalla ricostruzione dettagliata del comportamento degli agenti prima e durante l'impossessamento.
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