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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 31831/2024 del 05/08/2024

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

I ricorrenti impugnano la sentenza della Corte d'appello di Catanzaro (21/12/2023) deducendo vizi di motivazione e di valutazione probatoria relativi, in sintesi, all'attendibilità delle dichiarazioni di Paolo Bova (testimone/persona offesa), alla qualificazione dell'episodio come estorsione "ambientale" e alla valutazione dei riscontri (capo A relativo a COGEUR; capo B; capo N relativo al supermercato CRAI), alla carenza dell'elemento soggettivo dell'estorsione, alla sussistenza e corretto accertamento dell'aggravante del "metodo mafioso" (art. 416-bis.1 c.p.), alla mancata valutazione favorevole delle circostanze attenuanti (art. 62 n.6 e art. 62-bis c.p.) e ad altre contestazioni di motivazione e di valutazione delle prove e dei riscontri indiziari; inoltre i difensori avevano chiesto in udienza l'acquisizione di un'ordinanza di custodia cautelare trasmessa tardivamente dagli stessi difensori.

La decisione

La Corte di Cassazione ha dichiarato i ricorsi inammissibili. Ha rigettato la richiesta di acquisizione dell'ordinanza di custodia cautelare depositata all'udienza per violazione delle regole di deposito dei nuovi documenti in sede di legittimità. Ha ritenuto i motivi di ricorso manifestamente infondati: la Corte d'appello ha motivato adeguatamente l'attendibilità delle dichiarazioni di Bova e i riscontri (intercettazioni, dichiarazioni di altri, servizi di osservazione), ha correttamente ricostruito la natura estorsiva e il contesto "ambientale" ritenendo idonea anche la "minaccia silente" alla luce della forza intimidatrice del contesto mafioso, ha analiticamente valutato le intercettazioni e le confessioni stragiudiziali, ha motivato la sussistenza dell'aggravante con riferimento alle dichiarazioni del collaboratore e al contesto territoriale, e ha motivato il diniego delle attenuanti per tardività/tipo e insufficienza del risarcimento. Per tali ragioni i ricorsi sono stati respinti come manifestamente infondati e i ricorrenti condannati al pagamento delle spese processuali e delle somme dovute ai sensi dell'art. 616 c.p.p.

Norme richiamate

  • art. 23, comma 8, d.l. 28 ottobre 2020, n. 137 (conv. legge 18 dicembre 2020, n. 176)

    Il termine per il deposito in Cassazione dei documenti nuovi nel cosiddetto "rito Covid" è inderogabilmente entro il quinto giorno antecedente l'udienza; documenti prodotti tardivamente possono essere non acquisiti.

  • art. 611 c.p.p.

    Norma richiamata a proposito dei termini per deposito di motivi nuovi e memorie in altro quadro normativo; usata per comparazione con la disciplina emergenziale citata.

  • art. 192, commi 3 e 4, c.p.p.

    Regole sull'attendibilità delle dichiarazioni del dichiarante: la valutazione dell'attendibilità è compito del giudice di merito e non sindacabile in Cassazione salvo manifeste contraddizioni; la Corte ha ritenuto congrua la valutazione dei riscontri a favore di Bova.

  • art. 606, comma 1, lett. b) ed e), c.p.p.

    Motivi di ricorso per cassazione richiamati: vizio di motivazione e deduzioni sulla manifesta illogicità o insufficienza della motivazione; la Corte ne ha valutato la manifesta infondatezza alla luce delle motivazioni di merito.

  • art. 629 c.p.

    Norma sostanziale del reato di estorsione cui i vari capi si riferiscono; la Corte ha confermato che la minaccia anche implicita può integrare l'estorsione ove, nel contesto, sia idonea a coartare la volontà della vittima.

  • art. 125 c.p.p.

    Richiamato nel contesto dell'utilizzo delle intercettazioni e delle relative modalità di valutazione probatoria.

  • art. 416-bis.1 c.p.

    Circostanza aggravante "metodo mafioso". La Corte ha ritenuto corretta la valutazione che l'aggravante sussista anche in presenza di intimidazione implicita, se la forza intimidatrice del sodalizio rende superfluo un avvertimento esplicito, e ha ritenuto i riscontri probatori adeguati.

  • art. 62, n. 6 c.p.

    Attenuante per risarcimento del danno: nel rito abbreviato la riparazione deve intervenire prima dell'ammissione al rito; la Corte d'appello ha ritenuto l'offerta tardiva e l'importo insufficiente.

  • art. 62-bis c.p.

    Circostanze attenuanti generiche: valutazione rimessa al giudice di merito in base agli elementi di personalità e al fatto; la Corte d'appello ha motivato il diniego richiamando la reiterazione dei reati e la personalità incline al delitto.

  • art. 616 c.p.p.

    Dispositivo che consente la condanna alle spese processuali in caso di ricorso infondato o colposo; la Corte ha condannato i ricorrenti ai sensi di tale articolo.

Massime di principio

  • In Cassazione la valutazione della credibilità di testi e persone offese è questione di fatto: può essere sindacata solo se emergono manifeste contraddizioni o flagranti assenze di motivazione.
  • I documenti nuovi o non presenti nei gradi di merito devono essere depositati secondo i termini previsti per il rito applicabile (nel "rito Covid" entro il quinto giorno antecedente l'udienza): tardività giustifica il rigetto dell'acquisizione.
  • L'estorsione "ambientale" è configurabile anche con minacce implicite o "silenti" quando il contesto territoriale e la forza intimidatrice del gruppo rendono l'avvertimento esplicito superfluo.
  • Per l'aggravante del "metodo mafioso" è sufficiente dimostrare che le condotte si inseriscono in un contesto di potere intimidatorio riconducibile alla consorteria; riscontri anche indiretti e dichiarazioni di collaboratori possono essere valutati unitamente ad altre prove.
  • La confessione o dichiarazione autoaccusatoria può assurgere a prova se genuina e raffrontata con altri elementi; non è necessaria una prova esterna pienamente autonoma purché vi siano riscontri logici o documentali.
  • Le attenuanti per risarcimento del danno nel rito abbreviato richiedono tempestività (prima dell'ammissione al rito) e congruità dell'importo: il giudice di merito ha ampia discrezionalità nel valutarne l'idoneità.
  • Per ottenere l'annullamento in Cassazione di una ricostruzione di fatto occorre proporre una ricostruzione alternativa incontrovertibile e non una mera ipotesi plausibile; i dubbi indotti devono essere fondati su elementi processuali concreti.

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