Sentenza n. 3311/2026 - Roma, Sezione 2
per l'annullamento del decreto del Questore di Roma del 16.4.2022 di revoca di libretto e licenza di porto di fucile ad uso venatorio;
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeAtto impugnato: decreto del Questore di Roma di revoca del libretto e della licenza di porto di fucile ad uso venatorio
Esito
Favorevole al resistente (amministrazione di pubblica sicurezza)
Prevale l’amministrazione
La controversia
Il ricorrente ha impugnato il decreto con cui il Questore di Roma aveva revocato la licenza di porto di fucile ad uso venatorio, ai sensi degli artt. 1, 5, 10, 11 e 43 T.U.L.P.S., ritenendo venuti meno i requisiti soggettivi di affidabilità in ragione del coinvolgimento dell'interessato in una situazione di conflittualità condominiale. Ha dedotto l'assenza di condotte aggressive o violente, la natura meramente civilistica delle vicende segnalate, la propria incensuratezza e la carenza e illogicità della motivazione del provvedimento. Successivamente alla proposizione del ricorso, il ricorrente ha coltivato un ricorso gerarchico contro il medesimo provvedimento. L'Amministrazione ha accolto il ricorso gerarchico, determinando la rimozione degli effetti lesivi dell'atto impugnato; il ricorrente ha quindi dichiarato di non voler più ottenere una decisione di merito.
La decisione
Il TAR ha dichiarato il ricorso improcedibile per sopravvenuto difetto di interesse. La dichiarazione del ricorrente non è stata qualificata come rinuncia rituale al ricorso ai sensi dell'art. 84, comma 3, c.p.a., poiché non risultavano rispettate le forme previste dalla disposizione. Tuttavia, ai sensi dell'art. 84, comma 4, c.p.a. e dei principi generali del processo amministrativo, il giudice ha desunto dal comportamento univoco delle parti e dall'accoglimento del ricorso gerarchico il venir meno dell'interesse sostanziale alla decisione. L'accoglimento in sede gerarchica aveva infatti eliminato integralmente gli effetti del provvedimento impugnato. Le spese sono state compensate, in considerazione della definizione in rito e del fatto che il venir meno dell'interesse era derivato dall'esercizio dell'autotutela amministrativa in sede gerarchica.
Norme richiamate
artt. 1, 5, 10, 11 e 43 T.U.L.P.S.
Costituiscono la base normativa indicata nel provvedimento impugnato per la revoca della licenza di porto di fucile, fondata sul venir meno dei requisiti soggettivi di affidabilità.
art. 35, comma 1, lett. c), c.p.a.
Consente di dichiarare l'improcedibilità del ricorso per sopravvenuto difetto di interesse.
art. 84, comma 3, c.p.a.
Disciplina le forme e le modalità della rinuncia rituale al ricorso, che nel caso concreto non sono state rispettate.
art. 84, comma 4, c.p.a.
Consente di desumere il venir meno dell'interesse alla decisione dal comportamento univoco delle parti e dal sopravvenire di fatti idonei a soddisfare l'interesse sostanziale azionato.
art. 85, comma 9, c.p.a.
art. 87, comma 4-bis, c.p.a.
Massime di principio
- La dichiarazione con cui il ricorrente manifesta di non voler più ottenere una decisione non produce gli effetti della rinuncia rituale se non sono rispettate le forme previste dall'art. 84, comma 3, c.p.a.; tuttavia, essa può concorrere, insieme al comportamento processuale delle parti e a fatti sopravvenuti, a dimostrare il venir meno dell'interesse alla decisione.
- L'accoglimento di un ricorso gerarchico contro il medesimo provvedimento impugnato in sede giurisdizionale, quando elimina integralmente gli effetti lesivi dell'atto, determina il sopravvenuto difetto di interesse alla decisione del ricorso giurisdizionale e comporta la relativa improcedibilità.
- Il giudice amministrativo può dichiarare l'improcedibilità per sopravvenuto difetto di interesse quando fatti successivi alla proposizione del ricorso soddisfano pienamente l'interesse sostanziale azionato, anche in assenza di una rinuncia rituale al ricorso.
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