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Sentenza

Sentenza del 27/07/2016 n. 15605 - Corte di Cassazione

Giurisprudenza tributaria

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

Prevale l’amministrazione

La controversia

Il ricorrente ha impugnato l'accertamento relativo all'anno d'imposta 2000, con cui l'Agenzia delle Entrate aveva recuperato maggiori ricavi sulla base dello studio di settore TDO8U. Ha dedotto il difetto di motivazione dell'avviso, l'assenza di gravi incongruenze tra ricavi dichiarati e ricavi presunti, la natura di mera presunzione semplice dello studio di settore e la sua inadeguatezza rispetto alla particolare situazione dell'impresa, caratterizzata da ridotte dimensioni, assenza di dipendenti, pochi committenti, crisi del settore calzaturiero e utilizzo di beni strumentali obsoleti o sovradimensionati.

La decisione

La Commissione Tributaria Provinciale ha rigettato il ricorso e la Commissione Tributaria Regionale ha confermato la decisione. La Corte di cassazione ha rigettato il ricorso, ritenendo corretta la valutazione secondo cui, dopo il contraddittorio preventivo e l'applicazione dello studio di settore evoluto TDO8U, spettava al contribuente dimostrare concretamente l'incidenza delle circostanze aziendali eccezionali sui minori ricavi e sul minor reddito. Le allegazioni del contribuente sono state ritenute generiche e non adeguatamente provate. La Corte ha inoltre escluso la violazione dell'obbligo di motivazione e dell'art. 112 c.p.c. Le spese del giudizio di legittimità sono state compensate.

Norme richiamate

  • Art. 112 c.p.c.

    Il giudice deve pronunciare su tutta la domanda e non oltre i limiti di essa

    Non sussiste omessa pronuncia quando una questione risulta implicitamente esaminata o assorbita da altre statuizioni della sentenza.

  • Art. 2697 c.c.

    Chi vuol far valere un diritto in giudizio deve provare i fatti che ne costituiscono il fondamento

    Nel procedimento fondato sugli studi di settore, l'Amministrazione deve dimostrare l'applicabilità dello standard al caso concreto, mentre il contribuente deve provare le circostanze specifiche che giustificano ricavi inferiori.

  • D.P.R. n. 600/1973, art. 39, comma 1, lett. d)

    Consente l'accertamento analitico-induttivo quando i dati disponibili e le presunzioni gravi, precise e concordanti consentono di ritenere inattendibili i ricavi dichiarati.

  • D.P.R. n. 600/1973, art. 42, comma 2

    L'avviso di accertamento deve essere motivato, indicando le ragioni della pretesa; in materia di studi di settore non è sufficiente il solo scostamento, ma occorre spiegare l'applicabilità concreta dello standard e il rigetto delle giustificazioni del contribuente.

  • Studi di settore e contraddittorio preventivo

    Lo scostamento dallo studio di settore costituisce inizialmente una presunzione semplice. La sua gravità, precisione e concordanza si consolidano attraverso il contraddittorio preventivo, nel quale l'Amministrazione deve confrontarsi con le peculiarità dell'attività e il contribuente deve fornire elementi concreti di prova.

  • Art. 92, comma 2, c.p.c., nel testo applicabile ratione temporis

    Le spese possono essere compensate in presenza di giusti motivi, individuati nella peculiarità della controversia e nella mancata notificazione del controricorso.

Massime di principio

  • Gli studi di settore non determinano automaticamente il reddito imponibile: lo scostamento dai valori standard è una presunzione semplice e deve essere verificato mediante contraddittorio.
  • L'Amministrazione deve motivare l'applicabilità concreta dello studio di settore e spiegare perché non accoglie le giustificazioni del contribuente.
  • Se nel contraddittorio il contribuente accetta, anche implicitamente, l'applicabilità di uno studio di settore più aderente, la controversia si concentra sulla prova delle circostanze specifiche che avrebbero prodotto ricavi inferiori.
  • Le giustificazioni relative a crisi del settore, piccole dimensioni, assenza di dipendenti, pochi clienti o beni strumentali obsoleti devono essere documentate e collegate quantitativamente alla riduzione dei ricavi o del reddito.
  • Il contribuente può contestare in giudizio l'accertamento anche con elementi non dedotti nella fase amministrativa, ma non può limitarsi a enunciazioni generiche.
  • Il giudice tributario deve valutare sia l'idoneità dello standard applicato sia la controprova del contribuente; tuttavia, quando l'applicabilità dello studio non è più concretamente contestata, l'onere principale del contribuente riguarda l'impatto delle anomalie sulla redditività.
  • La Corte di cassazione non riesamina normalmente la valutazione dei fatti compiuta dal giudice di merito, salvo vizi motivazionali effettivi e decisivi.

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