Ordinanza n. 12823/2026 - Roma, Sezione 5B
per l’annullamento del decreto del Ministero dell’Interno prot. n. -OMISSIS- del 5 agosto 2024, con cui è stata respinta la domanda di concessione della cittadinanza italiana presentata dal ricorrente in data 26 gennaio 2020, ai sensi dell’art. 9, comma 1, lett. f), della legge n. 91/1992;
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeAtto impugnato: diniego di concessione della cittadinanza italiana ai sensi dell’art. 9, comma 1, lett. f), l. 91/1992
Esito
La controversia
Il ricorrente ha impugnato il decreto del Ministero dell’Interno del 5 agosto 2024, con cui è stata respinta la domanda di concessione della cittadinanza italiana presentata il 26 gennaio 2020. Nel corso del giudizio, l’Amministrazione ha depositato documentazione relativa al procedimento il 15 giugno 2026, a ridosso dell’udienza pubblica fissata per il 24 giugno 2026. La difesa del ricorrente ne ha chiesto lo stralcio, deducendone la tardività rispetto al termine di quaranta giorni liberi previsto dall’art. 73, comma 1, c.p.a.
La decisione
Il TAR non ha deciso la domanda di annullamento né la questione relativa allo stralcio della documentazione. Ha ritenuto che gli atti depositati, pur tardivamente, fossero comunque acquisibili d’ufficio ai sensi dell’art. 64, comma 3, c.p.a., in quanto utili ai fini della decisione, e che la loro produzione costituisse un preciso dovere dell’Amministrazione resistente ai sensi dell’art. 46 c.p.a. Tuttavia, per garantire al ricorrente l’esame della documentazione e tutelare il diritto di difesa e il contraddittorio, ha rinviato la discussione alla pubblica udienza del 23 settembre 2026. Ha inoltre disposto l’oscuramento delle generalità della parte interessata.
Norme richiamate
art. 9, comma 1, lett. f), l. 91/1992
Costituisce la base normativa della domanda di concessione della cittadinanza italiana oggetto del diniego impugnato.
art. 73, comma 1, c.p.a.
termine di quaranta giorni liberi prima dell’udienza di discussione
È stato invocato dal ricorrente per contestare la tardività del deposito documentale effettuato dal Ministero.
art. 64, comma 3, c.p.a.
Consente al giudice di acquisire d’ufficio gli elementi utili ai fini della decisione; il Collegio ha ritenuto acquisibile la documentazione depositata dall’Amministrazione.
art. 46 c.p.a.
È stato richiamato quale fondamento del dovere dell’Amministrazione resistente di produrre la documentazione relativa al procedimento.
art. 52, commi 1 e 2, d.lgs. 196/2003
Ha costituito il presupposto, insieme agli artt. 5 e 6 del GDPR, per disporre l’oscuramento delle generalità della parte interessata.
artt. 5 e 6 Regolamento (UE) 2016/679
Richiamati, unitamente all’art. 52 d.lgs. 196/2003, a tutela dei diritti e della dignità della parte interessata mediante oscuramento delle generalità.
Massime di principio
- La documentazione depositata tardivamente dall’amministrazione può essere acquisita d’ufficio dal giudice amministrativo quando risulti utile ai fini della decisione, anche in ragione del dovere dell’amministrazione resistente di produrre gli atti relativi al procedimento.
- Quando il giudice acquisisce o considera documentazione depositata a ridosso dell’udienza, deve assicurare alla controparte un tempo adeguato per esaminarla e difendersi, disponendo, se necessario, il rinvio della discussione per garantire il contraddittorio e il diritto di difesa.
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