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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 25095/2024 del 26/06/2024

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Impugnazione avverso l'ordinanza del Tribunale di Torino che, accogliendo l'appello del P.M., aveva disposto la custodia cautelare in carcere ritenendo DIOP gravemente indiziato di detenzione ai fini di spaccio (art. 110 c.p., 73 DPR 309/1990). Il ricorrente sosteneva che la sua posizione fosse di mera connivenza non punibile, non partecipando attivamente al reato, e che il successivo episodio del 16/12/2023 fosse irrilevante o ammesso con confessione.

La decisione

La Corte ha rigettato il ricorso. Ha ritenuto congrua e logica la valutazione del Tribunale del riesame che aveva riscontrato gravi indizi di concorso nella detenzione e nello smercio di stupefacenti, sulla base della presenza diffusa di droga in più punti dell'abitazione, della presenza di denaro non giustificato, di strumenti per il confezionamento e di tracce di lavorazione. Ha confermato la legittimità e la proporzione della custodia cautelare in carcere, richiamando anche il successivo ritrovamento di droga a carico del ricorrente come elemento rilevante ai fini della pericolosità. Condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali.

Norme richiamate

  • art. 310 cod. proc. pen.

    Norma processuale richiamata quale base procedurale per l'ordinanza resa ai sensi del regime cautelare; usata come richiamo alla competenza e procedura seguita dal Tribunale.

  • art. 110 cod. pen.

    Richiamato per qualificare il concorso di persone nel reato, ossia la partecipazione plurima alla commissione del fatto.

  • art. 73, comma 1, d.P.R. n. 309/1990

    Norma sostanziale che incrimina la detenzione di sostanze stupefacenti ai fini di spaccio; la sua richiamata contestazione costituisce il titolo di reproche per il quale sono stati valutati i gravi indizi.

  • art. 274 c.p.p., comma 1, lett. b) e c. (modificato dalla L. n. 47/2015)

    Richiamato in relazione ai criteri di valutazione delle esigenze cautelari: pur non consentendo di desumere pericolo di fuga o recidiva esclusivamente dalla gravità del reato, consente di valutare le modalità concrete della condotta e le circostanze come elementi per la prognosi di pericolosità.

Massime di principio

  • La mera presenza del soggetto nel luogo in cui è rinvenuta droga non esclude la responsabilità: per configurare concorso è rilevante un contributo concreto alla custodia, occultamento, controllo o trattamento della sostanza.
  • Elementi fattuali indizianti del concorso comprendono: sostanza trovata in più punti dell'abitazione, strumenti per il confezionamento (bilancini, buste), denaro non giustificato, tracce di lavorazione (pentole, residui) e diversificazione delle sostanze, che rendono implausibile l'estraneità.
  • La valutazione dei gravi indizi e delle esigenze cautelari è rimessa al giudice del riesame e in sede di legittimità il sindacato è limitato alla verifica dell'adeguatezza e coerenza della motivazione, non a una riconsiderazione del merito.
  • Un successivo episodio analogo a carico dell'indagato può rafforzare la prognosi di pericolosità e giustificare misure più afflittive se valutato congiuntamente agli altri elementi probatori.
  • Per impugnare con successo una decisione cautelare in Cassazione è necessario dimostrare vizi di motivazione, contraddizioni logiche o errori di diritto specifici; semplici alternative valutative o contestazioni di merito generiche risultano insufficienti.

Testo integrale

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