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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 29307/2023 del 06/07/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Impugnazione dell'ordinanza del 23/09/2022 con cui il GIP ha rigettato l'istanza di applicazione della disciplina della continuazione tra due decisioni irrevocabili: 1) sentenza della Corte d'appello di Trieste del 26/02/2020 (irrevocabile 03/06/2021) per reati di cui agli artt. 624, 625 c.p. e altri, commessi il 5 e 24 luglio 2017; 2) sentenza del GUP del Tribunale di Treviso dell'08/11/2018 (irrevocabile 09/02/2022) per reati di cui agli artt. 624, 625 c.p. e altri, commessi nel dicembre 2016. Il ricorrente contestava l'inosservanza e l'erronea applicazione della legge penale e difetto di motivazione, deducendo che i procedimenti traggono origine dalla stessa attività d'indagine e riguardano i medesimi soggetti, elementi che a suo avviso avrebbero dovuto far ritenere l'unicità del disegno criminoso.

La decisione

La Corte ha ritenuto il ricorso infondato e lo ha respinto. Ha confermato la valutazione del GIP secondo cui non sussistono indici sufficienti di unicità del disegno criminoso, evidenziando: il lungo intervallo temporale tra i fatti (2016 vs 2017), la disomogeneità territoriale, le diverse modalità esecutive e circostanze concrete; tali elementi indicano determinazioni estemporanee e una abitualità piuttosto che una preventiva e unitaria progettazione criminosa. La Corte ha rilevato che le doglianze difensive erano generiche e prive di elementi probatori idonei a dimostrare l'unicità del disegno. Rigetta il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese processuali ai sensi dell'art. 616 c.p.p.

Norme richiamate

  • art. 616 cod. proc. pen.

    Norma richiamata per disporre la condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali in caso di rigetto del ricorso.

  • artt. 624, 625 cod. pen.

    Sono le fattispecie di reato per le quali sono state emesse le sentenze irrevocabili oggetto della richiesta di riconoscimento della continuazione; la Corte nota l'omogeneità delle violazioni ma ritiene che ciò, da solo, non sia sufficiente a dimostrare l'unità del disegno criminoso.

  • Giurisprudenza della Corte di Cassazione (principi sul reato continuato)

    richiamo a precedenti (es. Sez. 4, n. 16066/2008; Sez. U, n. 28659/2017 e altri richiamati)

    Ribadito il principio che la continuazione richiede l'anticipata e unitaria ideazione dei reati, desumibile di regola da indici esteriori significativi (contiguità spazio-temporale, analogia del modus operandi, costante compartecipazione, unità del contesto); mero accertamento di abitualità o omogeneità non è idoneo se manca la preventiva programmazione.

Massime di principio

  • La continuazione richiede l'esistenza di un "disegno criminoso" preventivamente concepito: è necessario che, al momento del primo reato, i successivi siano stati programmati almeno nelle linee essenziali.
  • L'omogeneità dei reati o la reiterazione nel tempo non sono di per sé sufficienti a fondare la continuazione; occorrono indici esterni significativi (contiguità spazio-temporale, analogia del modus operandi, medesimi soggetti, unità del contesto).
  • Un lungo intervallo temporale, la disomogeneità territoriale e modalità esecutive differenti sono elementi che possono escludere la sussistenza del vincolo della continuazione.
  • Nei ricorsi contro valutazioni di merito del giudice dell'esecuzione la Cassazione verifica solo la correttezza logico-motivazionale: se la motivazione è adeguata e non illogica, la decisione non è sindacabile in sede di legittimità.
  • La difesa che deduce la continuazione deve allegare e, se possibile, documentare elementi concreti e specifici idonei a provare l'unità del disegno criminoso; contestazioni generiche sono destinate a fallire.
  • In caso di rigetto del ricorso il ricorrente può essere condannato al pagamento delle spese processuali ai sensi dell'art. 616 c.p.p.

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