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Sentenza civile

Cassazione Civile, Sentenza n. 25898/2025 del 22/09/2025

Giurisprudenza civile

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

I ricorrenti impugnavano la delibera Consob n. 20560/2018 e la sentenza della Corte d'appello di Milano che avevano confermato sanzioni (pecuniarie e interdittive) per violazioni contestate ex art. 190 TUF (processo decisionale inidoneo, mancata gestione dei conflitti di interesse, misure inefficaci nella trasmissione degli ordini, procedure inadeguate per i servizi di investimento, gestione scorretta dei reclami). Gli esponenti (presidente CdA, responsabile revisione interna, responsabile compliance) contestavano, tra l'altro: (i) che l'art. 190-bis TUF richiederebbe un grave pregiudizio reale e non un pericolo astratto; (ii) carenza di motivazione su alcune violazioni e sulla gravità del pregiudizio; (iii) illegittima inversione dell'onere della prova sulla best execution; (iv) illegittima retroattività/erronea base normativa per l'applicazione della sanzione interdittiva; (v) mancata considerazione della capacità economica personale in relazione all'entità della sanzione pecuniaria.

La decisione

La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso in tutte le sue censure. Ha confermato i principi secondo cui l'art. 190-bis TUF tutela dal pericolo astratto e non richiede la prova del danno effettivamente subito per integrare la responsabilità; ha ritenuto legittima la motivazione della Corte d'appello circa la sussistenza delle violazioni (anche con elementi di fatto relativi a perdite subite da investitori e alla gestione degli ordini verso UBS con commissioni più alte), ha escluso l'illegittima inversione dell'onere della prova: una volta provata dall'autorità la condotta anomala e le condizioni di costo sfavorevoli, incombe sui ricorrenti fornire prova contraria idonea a neutralizzare l'addebito; ha ritenuto ammissibile l'applicazione della sanzione interdittiva sulla base del d.lgs. n. 72/2015 e della delega/recepimento della direttiva 2013/36/UE; ha giudicato congrua la quantificazione delle sanzioni affidando al giudice di merito ampia discrezionalità anche nella valutazione della capacità economica; ha condannato i ricorrenti alle spese di giudizio.

Norme richiamate

  • Testo Unico della Finanza (TUF), art. 190-bis

    "Fermo restando quanto previsto per le società e gli enti ... si applica la sanzione amministrativa pecuniaria ... quando l'inosservanza è conseguenza della violazione di doveri propri ... e ricorrono una o più delle seguenti condizioni: ... la condotta ha inciso in modo rilevante sulla complessiva organizzazione o sui profili di rischio aziendali, ovvero ha provocato un grave pregiudizio per la tutela degli investitori ..."

    La Corte interpreta l'art. 190-bis come norma volta a tutelare dal pericolo astratto: per la punibilità è sufficiente la condotta potenzialmente pericolosa; il pregiudizio effettivo può influire sulla quantificazione della sanzione ma non è requisito necessario per la punibilità.

  • D.lgs. n. 72/2015 (attuazione legge delega n. 154/2014)

    Il decreto ha introdotto l'art. 190-bis TUF in attuazione della delega sul recepimento della direttiva 2013/36/UE; la Corte ritiene legittimo l'uso di questa base normativa per applicare anche la sanzione interdittiva alle imprese di investimento/SGR.

  • Direttiva 2013/36/UE (CRD IV)

    "art. 67 comma 2 lett. d) ... le sanzioni ... includano anche 'l'interdizione temporanea dall'esercizio di funzioni ...'"

    La direttiva comprende il potere di irrogare misure interdittive nei confronti di persone fisiche responsabili; la Corte la ritiene rilevante anche per le imprese di investimento e coerente con l'azione legislativa nazionale.

  • Direttiva 2014/65/UE (MiFID II) e direttiva 2004/39/CE (MiFID)

    Richiamate in ricorso dai soggetti come riferimenti tematici: la Corte distingue gli ambiti (MiFID attiene ai servizi di investimento) ma conferma che la sanzione interdittiva trovava fondamento anche nella normativa di cui alla delega/CRD IV; la sentenza esclude che l'interdizione sia stata applicata in violazione del principio di legalità.

  • D.lgs. n. 129/2017

    Citato in ricorso come successivo recepimento di MiFID II; la Corte osserva che il provvedimento sanzionatorio non fonda la sua legittimità sull'art. 70 di MiFID II né richiede il d.lgs. 129/2017 per la validità dell'interdizione applicata.

  • Legge n. 154/2014 (legge delega)

    Fonte della delega al Governo per recepire la direttiva 2013/36/UE; la Corte la ritiene idonea a legittimare le disposizioni introdotte dal d.lgs. 72/2015.

  • Artt. 11 legge n. 689/1981; art. 194-bis TUF (quantificazione sanzioni)

    Richiamati rispetto ai criteri di congruità della sanzione pecuniaria; la Corte riconosce ampia discrezionalità al giudice di merito nella commisurazione della sanzione entro i limiti di legge.

  • Reg. UE 231/2013; Regolamento Consob 16190/2007

    Menzi oni in motivo di ricorso (onere della prova e regole di best execution); la Corte non ritiene sussistente inversione illegittima dell'onere della prova: l'autorità deve dimostrare elementi di anomalia e condotta, e poi il soggetto sanzionato può fornire prova contraria.

Massime di principio

  • L'art. 190-bis TUF tutela dal pericolo astratto: per la responsabilità degli esponenti aziendali non è sempre necessario provare un danno patrimoniale effettivo, basta dimostrare la condotta potenzialmente pericolosa e la sua rilevanza per l'organizzazione o i profili di rischio.
  • La sanzione interdittiva prevista dall'art. 190-bis può essere applicata se sussiste una base normativa di recepimento della direttiva europea pertinente (delega + d.lgs. attuativo); non è richiesto che tutte le disposizioni europee siano già state recepite con decreti successivi per considerare legittima l'applicazione, quando la delega e il d.lgs. pertinente la coprono.
  • Sull'onere della prova: l'autorità di vigilanza deve provare la condotta anomala e gli elementi fattuali (es. instradamento degli ordini a controparte con commissioni più alte); una volta fornita tale prova, grava sul destinatario la possibilità di offrire prova contraria efficace per neutralizzare l'addebito.
  • La valutazione della congruità e della proporzionalità della sanzione pecuniaria è rimessa al giudice di merito entro i limiti normativi e la sua valutazione di fatto è generalmente insindacabile in cassazione salvo vizi motivazionali o errore manifesto.
  • Le argomentazioni 'ad abundantiam' o gli obiter dicta della motivazione che non incidono sul dispositivo non costituiscono di regola oggetto di interesse ad impugnare in cassazione.
  • Nelle contestazioni relative alla best execution è necessario dimostrare non solo che una controparte abbia applicato commissioni più elevate, ma anche il nesso tra scelta sistematica della controparte e il pregiudizio o la potenziale peggior condizione per gli investitori; la prova probatoria può essere articolata e può essere ricostruita tramite documentazione e confronti di mercato.
  • In caso di violazioni organizzative o di governance, le ingerenze esterne o omissioni nelle funzioni di controllo (compliance, revisione interna, CdA) possono costituire elementi sufficienti per la responsabilità degli esponenti aziendali se provato l'impatto sull'organizzazione o sui rischi aziendali.

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