Cassazione Penale, Sentenza n. 18118/2026 del 20/05/2026
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al ricorrente
La controversia
Impugnazione dell'ordinanza di non convalida dell'arresto per i reati di cui agli artt. 385 e 337 cod. pen.; il Procuratore deduceva violazione dell'art. 382 cod. proc. pen. e carenza/mancata motivazione, sostenendo che: (i) con riferimento all'art. 385 c.p. l'arresto è consentito anche fuori dai casi di flagranza ai sensi del d.l. n.152/1991 e che gli elementi raccolti (testimonianze dei coinquilini, ritrovamento di bottiglie) avrebbero giustificato l'arresto; (ii) quanto all'art. 337 c.p., dalle dichiarazioni emergerebbe che l'indagato aveva cercato di colpire i coinquilini e aveva colpito con qualche schiaffo uno degli operanti, rendendo ragionevole l'arresto per resistenza a pubblico ufficiale.
La decisione
La Corte ha annullato senza rinvio l'ordinanza impugnata, ritenendo che il giudice della convalida non abbia applicato correttamente il parametro di mera ragionevolezza richiesto per il controllo dell'arresto in flagranza. La Corte ha ricordato che il controllo del giudice della convalida deve limitarsi a verificare, sulla base degli elementi allora conosciuti, se la scelta di procedere all'arresto rientrasse nella discrezionalità della polizia giudiziaria in relazione alla gravità del fatto o alla pericolosità del soggetto, senza entrare nel merito della responsabilità penale o della gravità indiziaria. Nel caso di specie la Corte ha ritenuto ragionevole la valutazione degli operanti, alla luce della condotta dell'indagato (colpi sferrati verso gli operanti mentre questi separavano gli intervenuti), e ha censurato la valutazione del giudice di merito che aveva escluso il dolo specifico basandosi su una possibile finalità alternativa dell'agente. Conseguentemente l'arresto è stato ritenuto legittimo e la non convalida annullata.
Norme richiamate
art. 385 cod. pen.
Reato contestato (lesioni/responsabilità connesse all'aggressione); richiamato quale fatto che può giustificare l'arresto nelle circostanze dedotte dal Procuratore
art. 337 cod. pen.
Resistenza o oltraggio a pubblico ufficiale: la Corte rileva che il dolo specifico consiste nella volontà e coscienza di usare violenza o minaccia per opporsi a un atto d'ufficio; al momento della convalida la percezione degli operanti di essere stati colpiti mentre compivano un atto d'ufficio è elemento idoneo a fondare la ragionevolezza dell'arresto
d.l. n. 152 del 1991
Richiamato dal ricorrente per sostenere che l'arresto per il reato di cui all'art. 385 c.p. è consentito anche fuori dai casi di flagranza; la Corte si è concentrata però sul criterio di ragionevolezza della convalida e sugli elementi acquisiti al momento dell'arresto
art. 381 cod. proc. pen.
Indica i presupposti per l'arresto in flagranza (gravità del fatto e pericolosità): la valutazione della polizia deve emergere dagli atti e il giudice della convalida verifica la ragionevolezza di tale valutazione senza sostituirsi nell'accertamento della responsabilità
art. 380 cod. proc. pen.
Richiamato insieme all'art. 381 come riferimento ai reati che possono integrare la flagranza o giustificare l'arresto; la Corte ne usa i riferimenti per delimitare il perimetro del controllo di convalida
art. 386, comma 3, cod. proc. pen.
Citato quale limite formale dei termini da rispettare nella fase di convalida; il giudice deve conformarsi ai termini procedurali indicati
art. 390, comma 1, cod. proc. pen.
Richiamato come riferimento procedurale collegato ai limiti del giudizio di convalida e alle tempestività degli adempimenti
art. 382 cod. proc. pen.
Richiamato dal ricorrente come norma eventualmente violata (esigenze di motivazione); la Corte ha comunque precisato il contenuto minimo del controllo e della motivazione richiesta nella convalida (ragionevolezza della valutazione degli operanti)
Massime di principio
- Il giudice della convalida dell'arresto in flagranza compie un controllo di mera ragionevolezza: deve valutare se, sugli elementi allora disponibili, la polizia giudiziaria abbia avuto un ragionevole motivo di procedere all'arresto, senza entrare nel merito della responsabilità o sostituirsi alla valutazione probatoria del giudice di merito
- Le ragioni dell'arresto possono emergere dal verbale e dagli atti complementari: non è necessaria una motivazione formale complessa dell'operato della polizia purché dal contesto risulti la gravità del fatto o la pericolosità del soggetto
- Quando gli operanti vengono direttamente colpiti mentre compiono un atto d'ufficio, tale circostanza costituisce elemento idoneo a fondare la ragionevole valutazione della necessità dell'arresto per resistenza a pubblico ufficiale
- L'accertamento del dolo specifico e la valutazione della gravità indiziaria appartengono alla fase di merito; al giudice della convalida non è richiesto di risolvere conflitti probatori o alternative motivazionali che inciderebbero sulla responsabilità penale
- In situazioni simili è importante che la polizia documenti chiaramente i fatti e le circostanze (tempistiche, dichiarazioni dei testimoni, conseguenze materiali come oggetti rinvenuti o lesioni) in modo che il giudice della convalida possa verificare la ragionevolezza dell'arresto
- Se il giudice di primo grado esclude la convalida per ragioni che attengono al merito (es. finalità alternative dell'agente) senza considerare il limite della verifica di ragionevolezza, la decisione è suscettibile di annullamento in sede di legittimità
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