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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 39398/2023 del 27/09/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Miccoli aveva chiesto il riconoscimento della continuazione ex art. 671 c.p.p. tra più reati per i quali erano intervenute sentenze irrevocabili (tra cui violazioni della disciplina sulle armi, ricettazione e partecipazione ad associazione mafiosa). La Corte d'appello aveva rigettato l'istanza ritenendo ostativa la grande distanza temporale tra alcuni fatti, la diversità dei beni giuridici tutelati e l'assenza di elementi probatori idonei a dimostrare una preordinazione unitaria del programma criminoso, oltre alla diversità dei correi.

La decisione

La Cassazione ha annullato l'ordinanza impugnata e ha rinviato il procedimento al giudice a quo in diversa composizione per nuovo esame. La Corte suprema ha ritenuto che il giudice dell'esecuzione non abbia adeguatamente motivato il rigetto: non ha considerato né valutato analiticamente le allegazioni difensive e le risultanze delle sentenze acquisite (compresa la possibile contiguità temporale della violazione delle norme sulle armi del 2013 con il periodo di partecipazione al sodalizio 2009-2017) e non ha verificato se, almeno in parte, la continuazione potesse essere riconosciuta per gruppi di reati contigui. Si è disposto quindi un nuovo esame nel rispetto dei principi indicati dalla giurisprudenza.

Norme richiamate

  • art. 671 cod. proc. pen.

    Regola il riconoscimento della continuazione in sede esecutiva: richiede che le violazioni sottese siano parte di un unico programma criminoso originariamente progettato; la sua applicazione richiede motivazione e dimostrazione della preordinazione, non può basarsi su mere congetture o sulla serialità della condotta.

  • art. 416-bis cod. pen.

    Norma sul reato di associazione di tipo mafioso: la contestazione di partecipazione al sodalizio e il relativo arco temporale possono essere elementi rilevanti per valutare la contiguità e la possibile preordinazione rispetto ad altri reati (es. reati in materia di armi) commessi nello stesso periodo.

Massime di principio

  • Il riconoscimento della continuazione richiede la prova, o almeno elementi concreti, di un disegno criminoso unitario; la mera reiterazione di reati nel tempo non è sufficiente.
  • Il giudice deve motivare analiticamente la decisione: valutare temporalità, contiguità spaziale, tipologia dei reati, identità o contiguità dei correi, scopo comune e eventuali dichiarazioni probatorie (es. collaboratori di giustizia).
  • Anche quando esiste un ampio arco temporale, il giudice è tenuto a verificare se la continuazione possa essere riconosciuta almeno per gruppi di reati commessi in epoca contigua; è possibile un riconoscimento parziale.
  • Le affermazioni mere e assertive del difetto di preordinazione sono insufficienti: il provvedimento deve esaminare e confutare le specifiche emergenze probatorie addotte dalla difesa.
  • Disparità di trattamento rispetto a coimputati richiede motivazione; il giudice non può ignorare valutazioni compiute in processi separati senza spiegazione.
  • In sede di riesame il giudice dovrà considerare esplicitamente le risultanze delle sentenze precedenti e ogni elemento indiziario utile per accertare l'eventuale unicità del programma criminoso.

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