Cassazione Civile, Sentenza n. 3047/2023 del 01/02/2023
Sintesi
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Favorevole al resistente
La controversia
Sosio impugnava l'ordinanza ingiunzione che lo sanzionava con euro 30.000,00 per avere installato presso il Bar La Torre sei apparecchi di raccolta scommesse per conto della Stanleybet senza l'autorizzazione prevista dall'art. 88 TULPS (violazione art. 110, comma 9, lett. f-bis TULPS). Difensivamente sostenne che la Stanleybet non era titolare della concessione non per sua colpa ma perché era stata illegittimamente esclusa dalle gare italiane (1999 e 2006) poi censurate dalla Corte di Giustizia (Placanica, Costa-Cifone) e che, ai sensi dei principi espressi dalla CJEU in Laezza (28.1.2016), la normativa nazionale (d.l. n. 16/2012, art. 25) con la clausola di cessione gratuita dei beni alla scadenza poteva essere respinta per violazione della proporzionalità. Il ricorrente denunciava altresì violazione del principio sulla ripartizione dell'onere della prova (art. 2697 c.c.) e mancata esamina di tutte le doglianze (art. 112 c.p.c.), chiedendo in subordine il rinvio pregiudiziale alla Corte di Giustizia UE su più questioni relative alla compatibilità con gli artt. 49 e 56 TFUE e al diritto a indennizzo.
La decisione
La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile per difetto di interesse. Ha ritenuto che la Corte d'appello avesse fondato la decisione, in via autonoma e sufficiente, sul rilievo che la contestazione del ricorrente riguardava le gare del 1999 e 2006 e non la successiva gara del 2012: tale gara del 2012 (antecedente alla violazione accertata nel 2013) avrebbe reso possibile alla Stanleybet di concorrere per la concessione, per cui la mancanza della concessione al momento del sopralluogo risultava non giustificata. Poiché il ricorso non contestava quella ratio decidendi, l'impugnazione non poteva condurre alla riforma. Le ulteriori argomentazioni sulla compatibilità del d.l. n. 16/2012 con il diritto UE (Laezza) non sono state ritenute sufficienti a sanare la carenza. Condanna del ricorrente alle spese di giudizio (e liquidazione in Euro 4.300,00 oltre spese prenotate a debito) e precisazione sulla possibile corresponsione dell'ulteriore contributo unificato.
Norme richiamate
TULPS - art. 110, comma 9, lett. f-bis
art. 110, comma 9, lett. f-bis
Fondamento normativo della sanzione amministrativa per la raccolta di scommesse senza la prescritta autorizzazione; applicata al fatto accertato dell'installazione di apparecchi per conto di operatore privo di concessione
TULPS - art. 88
Prevede l'autorizzazione/licenza necessaria per lo svolgimento dell'attività di raccolta scommesse; la sua mancanza era il nucleo della contestazione amministrativa
d.l. n. 16/2012 (decreto Monti) - art. 25
Contiene la clausola che impone ai concessionari, alla scadenza, la cessione non onerosa dei beni aziendali; la Corte territoriale ha valutato la compatibilità/ proporzionalità di tale clausola alla luce della giurisprudenza CJEU (Laezza) e l'ha ritenuta, in concreto, compatibile
Trattato sul Funzionamento dell'Unione Europea - art. 56
Richiamato dal ricorrente in ordine alla libertà di prestazione di servizi; il ricorrente sosteneva che norme restrittive devono essere giustificate dallo Stato membro
Carta dei Diritti Fondamentali dell'Unione Europea - artt. 47 e 48
Invocate per il diritto a un effettivo ricorso e a un giusto processo; il ricorso le richiamava ma la Corte di Cassazione non le ha ritenute risolutive a fronte della questione procedurale sull'autonoma ratio decidendi
Trattato sul Funzionamento dell'Unione Europea - art. 49
Richiamato nel quesito pregiudiziale proposto dal ricorrente in relazione alla libertà di stabilimento; la questione non è stata rimessa alla Corte di Giustizia perché il ricorso è stato dichiarato inammissibile
Codice civile - art. 2697
Norma sulla ripartizione dell'onere della prova; il ricorrente sosteneva che l'Amministrazione doveva provare la proporzionalità della misura restrittiva, ma la Cassazione ha deciso l'inammissibilità senza entrare nel merito della prova, in quanto la contestazione decisiva non era stata impugnata
Codice di procedura civile - artt. 112, 431, 437
art. 112, artt. 431 e 437 c.p.c.
Art. 112 invocato per lamentare omissione di doglianze; artt. 431 e 437 richiamati in relazione a questioni probatorie. La Corte ha ritenuto che tali doglianze non investissero la ratio decidendi primaria e quindi non sono idonee a sorreggere il ricorso
Corte di Giustizia UE - sentenza Placanica (2007)
Decisione che aveva censurato aspetti delle gare italiane (1999) relative alle concessioni; citata dal ricorrente per giustificare l'assenza di concessione della Stanleybet, ma la Corte territoriale ha ritenuto la questione superata dalla gara del 2012
Corte di Giustizia UE - sentenza Costa-Cifone (2012)
Analogamente a Placanica, censurò regole delle procedure precedenti (2006); richiamata dal ricorrente ma non decisiva alla luce della successiva gara del 2012
Corte di Giustizia UE - sentenza Laezza (28.01.2016)
sentenza Laezza, 28.01.2016
Ha affermato che la clausola di cessione gratuita può sollevare profili di non proporzionalità e che il giudice nazionale deve valutare la proporzionalità in concreto (tenendo conto, tra l'altro, del valore dei beni). La Corte d'appello, richiamando Laezza, ha svolto la valutazione concreta e l'ha ritenuta compatibile; la Cassazione ha però deciso il ricorso per ragioni procedurali senza riesaminare compiutamente la questione di merito
Massime di principio
- Se la sentenza impugnata si fonda su più ragioni autonome, l'appello deve contestare tutte le rationes decidendi rilevanti; l'omissione di impugnare una motivazione autonoma può determinare l'inammissibilità del ricorso per difetto di interesse
- Non è efficace introdurre nuovi profili decisivi soltanto in appello: le questioni determinanti per la decisione devono essere sollevate e documentate in primo grado, altrimenti possono essere ritenute ininfluenti
- Se si eccepisce che la mancanza di autorizzazione dipende da illegittimità della normativa o delle procedure di gara statali, occorre dedurre e provare questa illegittimità già nel ricorso introduttivo e collegarla espressamente al fatto sanzionato
- In questioni di compatibilità tra disciplina nazionale e diritto UE (es. clausole di cessione gratuita), il giudice nazionale deve svolgere un concreto giudizio di proporzionalità; chi invoca la non proporzionalità deve offrire elementi di prova rilevanti (ad es. valore degli investimenti, esistenza di misure meno restrittive)
- Il richiamo ai principi UE (art. 49, 56 TFUE; diritti della Carta) richiede che la loro rilevanza sia dimostrata e collegata alla decisione nazionale: la Corte nazionale può non rimettere questioni pregiudiziali alla CJEU se esistono motivazioni autonome risolutive
- Sull'onere della prova: in generale chi allega fatti impeditivi o giustificativi deve provarli; se si vuole contestare la proporzionalità di una misura statale è necessario produrre elementi probatori specifici sin dal primo grado
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