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Sentenza

Sentenza n. 5393/2026 - Consiglio Di Stato, Sezione 4

per la revocazione della sentenza del CONSIGLIO DI STATO - SEZ. IV n. 4221 del 2025.

Giustizia amministrativa202506795

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale
Consiglio di Stato, Sez. IVSentenzaAzione di accertamento

Atto impugnato: sentenza del Consiglio di Stato che aveva riconosciuto la responsabilità solidale dell’avente causa per gli obblighi derivanti da convenzioni urbanistiche non adempiuti

Esito

INAMMISSIBILITA

Favorevole al resistente (comune)

Prevale l’amministrazione

La controversia

La società ha proposto ricorso per revocazione deducendo errore di fatto revocatorio ai sensi degli artt. 106 c.p.a. e 395, n. 4, c.p.c. Secondo la ricorrente, la sentenza revocanda avrebbe erroneamente ritenuto che essa fosse solidalmente responsabile per tutte le obbligazioni derivanti dalle convenzioni urbanistiche, senza considerare che alcune opere di urbanizzazione e di bonifica riguardavano aree comprese in comparti mai divenuti di sua proprietà e che essa non era firmataria delle convenzioni. L’errore sarebbe derivato dall’omessa o erronea percezione dell’atto di compravendita prodotto nel precedente giudizio, decisivo per individuare l’estensione delle aree cedute. La ricorrente ha inoltre dedotto che la sentenza avrebbe omesso di considerare la propria estraneità agli obblighi relativi al comparto D e alle opere di bonifica ivi previste. Il Comune ha contestato il ricorso e ne ha chiesto il rigetto. Il Fallimento Mella 2000 S.r.l. non si è costituito.

La decisione

Il Consiglio di Stato ha dichiarato il ricorso per revocazione inammissibile e ha condannato la ricorrente al pagamento di 10.000 euro di spese, oltre accessori. Il Collegio ha ribadito che il ricorso per revocazione deve essere autosufficiente e deve contenere, oltre alla domanda rescindente, anche la domanda rescissoria con la riproposizione specifica delle censure originarie; non è sufficiente il generico richiamo agli atti del precedente giudizio. Quanto all’errore di fatto, esso ricorre soltanto quando la decisione derivi da una pura errata o omessa percezione materiale degli atti, riguardi un punto non controverso, non sia stato oggetto di espressa valutazione e abbia avuto carattere decisivo. Non costituisce invece errore revocatorio l’erronea interpretazione o valutazione giuridica degli atti. Nel caso concreto, la sentenza revocanda aveva stabilito che gli obblighi derivanti dalla convenzione urbanistica, in quanto obbligazioni propter rem, gravano sul lottizzante e sugli aventi causa, con responsabilità solidale, e aveva ritenuto nulla la clausola convenzionale di esonero degli acquirenti. Tuttavia, tale statuizione doveva essere intesa nel senso che la responsabilità dell’avente causa riguarda soltanto gli obblighi correlati al compendio immobiliare effettivamente trasferito. Ne consegue che la sentenza non aveva ignorato la circostanza dedotta dalla ricorrente, ma, interpretata correttamente, escludeva già la responsabilità solidale per obblighi non riferibili alle aree cedute. Mancando quindi una svista percettiva decisiva, il ricorso è stato dichiarato inammissibile.

Norme richiamate

  • art. 106 c.p.a.

    La revocazione delle sentenze del giudice amministrativo è disciplinata mediante il rinvio ai motivi previsti dal codice di procedura civile.

  • art. 395, n. 4, c.p.c.

    L’errore di fatto revocatorio richiede una falsa percezione materiale degli atti processuali, relativa a un punto non controverso, decisivo e non oggetto di valutazione espressa; non comprende gli errori interpretativi o valutativi.

  • art. 1294 c.c.

    La sentenza revocanda aveva richiamato la solidarietà tra lottizzante e avente causa per le obbligazioni convenzionali; tale solidarietà opera in relazione agli obblighi riferibili alle aree trasferite.

Massime di principio

  • L’errore di fatto revocatorio ricorre esclusivamente quando il giudice, per una svista percettiva, abbia ritenuto esistente un fatto documentale inesistente oppure inesistente un fatto documentale provato, purché il fatto sia non controverso, non sia stato oggetto di espressa valutazione e sia stato decisivo per la pronuncia.
  • La revocazione non è ammessa per censurare l’interpretazione giuridica o la valutazione degli atti e delle risultanze processuali compiuta dal giudice, poiché tali errori non costituiscono errore di fatto ai sensi dell’art. 395, n. 4, c.p.c.
  • L’omessa pronuncia può integrare errore di fatto revocatorio soltanto quando risulti che l’omissione derivi dalla falsa convinzione del giudice circa l’inesistenza del motivo o dell’eccezione, e non quando si risolva in un difetto di motivazione o in una valutazione non condivisa dalla parte.
  • Il ricorso per revocazione è soggetto al principio di autosufficienza e deve contenere anche la domanda rescissoria, con la riproposizione specifica delle censure e delle difese rilevanti; il generico rinvio agli atti del precedente giudizio non è sufficiente.
  • Gli obblighi di realizzazione delle opere di urbanizzazione derivanti da una convenzione urbanistica, in quanto obbligazioni propter rem, gravano sui successivi proprietari o aventi causa limitatamente agli obblighi correlati al compendio immobiliare effettivamente trasferito; l’avente causa non risponde solidalmente di obblighi riferiti ad aree non acquisite.

Come è indicizzato

MaterieRevocazione e opposizione di terzoPiani attuativi e lottizzazioni
RamiProcesso amministrativoUrbanistica e governo del territorio
IstitutiDecadenza e tardivitàOnere della prova e principio dispositivo

Testo integrale

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