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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 12731/2023 del 27/03/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale
In breve

La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso e ritenuto fondato il motivo. Ha annullato la sentenza impugnata per quanto concerne le statuizioni sulla pena e ha disposto il rinvio per nuovo giudizio alla Corte di Appello di Venezia esclusivamente per la rideterminazione della pena, confermando il resto della sentenza impugnata.

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Il ricorrente impugnava la sentenza della Corte d'appello di Trieste deducendo la violazione dell'art. 81 c.p. (continuazione). In sede d'appello le condotte relative a stupefacenti erano state derubricate al quinto comma dell'art. 73 DPR 309/1990; la Corte d'appello aveva però individuato quale violazione "più grave" ai fini della continuazione tale reato (capo o) anziché il delitto di resistenza a pubblico ufficiale (capo p), mentre quest'ultimo ha una cornice edittale superiore. Il ricorrente deduceva che ciò aveva portato a una errata determinazione della pena unica.

Norme richiamate

  • art. 73 DPR 9 ottobre 1990, n. 309 (disciplinare sostanze stupefacenti), comma 5

    pena della reclusione da sei mesi a quattro anni e multa da euro 1.032 a euro 10.329 (nella formulazione vigente lex mitior)

    Il reato derubricato al comma 5 dell'art. 73 ha una cornice edittale inferiore rispetto al reato di resistenza; la valutazione di quale reato sia "più grave" ai fini della continuazione va fatta anche in base alla pena edittale.

  • art. 377 cod. pen. (resistenza a pubblico ufficiale)

    pena da sei mesi a cinque anni di reclusione

    Il reato di resistenza presenta una cornice edittale superiore a quella del comma 5 dell'art. 73 e dunque, in astratto, risulta più grave ai fini dell'individuazione del reato principale nella continuazione.

  • art. 81 primo comma cod. pen. (continuazione)

    La scelta della violazione "più grave" per l'applicazione della continuazione deve basarsi sull'astratta gravità della fattispecie rilevabile dalla pena edittale e, se necessario, dal confronto delle concrete circostanze dei singoli reati.

  • art. 606, comma 1, lett. b) cod. proc. pen. (motivi di ricorso per cassazione)

    Il motivo dedotto (inosservanza della legge penale, in particolare errata applicazione dell'art. 81 c.p.) rientra nelle ipotesi di ammissibilità del ricorso per cassazione.

  • orientamento giurisprudenziale citato (Sez. U, n. 25939/2013 e altre)

    La giurisprudenza di legittimità conferma che la violazione più grave nella continuazione si individua in astratto con riferimento alla pena edittale e alle circostanze comparative tra le fattispecie.

Massime di principio

  • Nella disciplina della continuazione (art. 81 c.p.) la "violazione più grave" va individuata in astratto confrontando le cornici edittali dei reati e, se necessario, le singole circostanze concrete che possono influire sulla gravità.
  • Se in sede di giudizio viene modificata la qualificazione giuridica di alcune fattispecie (es. derubricazione), il giudice che applica la continuazione deve riesaminare quale reato risulti effettivamente il più grave con riferimento alle nuove qualificazioni.
  • La scelta errata del reato più grave può influire sulla determinazione della pena unica e dà luogo a vulnerabilità della statuizione che la Corte di Cassazione può annullare limitatamente alla pena con rinvio per nuova determinazione.
  • In presenza di leggi sostanziali intervenute (lex mitior) o di derubricazioni, occorre sempre confrontare le diverse cornici edittali attuali per stabilire correttamente la gravità relativa dei reati.
  • Le impugnazioni per cassazione per violazione di legge (art. 606 co.1 lett. b) c.p.p.) sono idonee a censurare errori nell'individuazione del reato principale ai fini della continuazione e la conseguente errata quantificazione della pena.

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