Cassazione Penale, Sentenza n. 19024/2025 del 21/05/2025
Sintesi
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Favorevole al resistente
La controversia
Il Procuratore impugnava l'ordinanza del Tribunale di Milano (riesame) che aveva annullato la custodia cautelare in carcere disposta dal GIP nei confronti di Sejdic per il reato contestato ex artt. 110 e 628 c.p. La Procura sosteneva che l'indagata aveva effettivamente contribuito, in concorso con altre, alla rapina impropria svolgendo un ruolo partecipe (anche come coautrice del diversivo usato dalle complici) e lamentava che il Tribunale avesse erroneamente escluso l'esistenza di un sicuro contributo collegiale, nonostante dichiarazioni di più persone che collocavano Sejdic come parte della condotta illecita.
La decisione
La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile perché basato su motivi non consentiti: il gravame mirava in sostanza a una diversa valutazione delle stesse circostanze già esaminate dal giudice di merito e non a un profilo di illegittimità rilevabile in sede di legittimità. Il Tribunale del riesame aveva motivatamente ritenuto assente una effettiva agevolazione offerta da Sejdic alla rapina, valorizzando le dichiarazioni del capotreno e della persona offesa (unici testimoni della scena integrale) rispetto ad altre dichiarazioni che limitavano il ruolo dell'indagata a essere presente sul treno insieme alle altre. Non essendovi violazione di legge né vizio motivazionale rilevante per la Corte, l'impugnazione della Procura è stata respinta e dunque confermato l'annullamento della misura cautelare.
Norme richiamate
Art. 110: concorso di persone nel reato; art. 628: rapina. La contestazione era relativa a una partecipazione, anche atipica, alla rapina impropria.
art. 611, comma 1, cod. proc. pen.
art. 611, comma 1, cod. proc. pen.
Prevede la trattazione scritta del ricorso (procedimento per Cassazione) ed è richiamato per indicare la modalità di trattazione adottata.
Sez. 2, n. 27866 del 17/06/2019 (Mazzelli)
Giurisprudenza che chiarisce i limiti del controllo di legittimità in tema di motivazione: la Corte di cassazione verifica solo l'adeguatezza logico-giuridica della motivazione e non una rivalutazione fattuale delle prove già esaminate dal giudice di merito.
Sez. F, n. 47748 del 11/08/2014 (Contarini)
Richiamata per affermare che la Cassazione non può sostituirsi al giudice di merito nella ricostruzione dei fatti né nell'apprezzamento dell'attendibilità delle fonti e della rilevanza dei dati probatori.
Massime di principio
- La Corte di legittimità non ammette, in sede di ricorso per cassazione, una mera rivalutazione delle prove già esaminate dal giudice di merito: il ricorrente deve indicare specifiche violazioni di legge o vizi formali nella motivazione.
- Per revocare o confermare misure cautelari il giudice valuta la consistenza dei gravi indizi sulla base dell'insieme probatorio; dichiarazioni contraddittorie o limitate nel contenuto possono giustificare la scelta di non ritenere provata la compartecipazione.
- La qualità e la completezza delle testimonianze (es. testimoni oculari della scena integrale) hanno peso decisivo rispetto a dichiarazioni di mera presenza o ricostruzioni parziali.
- Chi impugna deve dimostrare che la decisione del giudice di merito è illogica o in contrasto con principi giuridici: l'argomentazione che propone semplicemente una diversa ricostruzione fattuale è inammissibile.
- Nel contesto delle misure cautelari, l'accertamento del ruolo concreto dell'indagato nel fatto (palo, esecutore, diversivo) è determinante: l'assenza di elementi che comprovino un contributo effettivo può comportare l'annullamento della custodia.
- È prudente, in sede di impugnazione, concentrare le censure su profili di diritto e su eventuali carenze logico-giuridiche della motivazione del giudice di merito, evitando di limitarsi a proporre una narrativa alternativa dei fatti.
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