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Sentenza civile

Cassazione Civile, Sentenza n. 9715/2024 del 10/04/2024

Giurisprudenza civile

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale
In breve

Le parti hanno depositato un atto congiunto di rinuncia sia al ricorso principale che a quello incidentale. Il Procuratore Generale ha chiesto l'estinzione del giudizio. La Corte ha ritenuto che la rinuncia soddisfacesse i requisiti degli artt. 390 e 391 c.p.c., ha dichiarato estinto il giudizio di legittimità e ha disposto la totale compensazione delle spese tra le parti.

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Impugnazione per cassazione della sentenza n. 185/21 della Corte d'appello di Firenze che aveva dichiarato improcedibile l'appello incidentale proposto da Calliope (ora Pronipote) avverso la sentenza del Tribunale di Firenze sulle opposizioni all'esecuzione promosse da Vittoria Dalla Riva in procedure esecutive immobiliari connesse a debiti di Marcus Chiarugi. Il ricorso principale denunciava, ai sensi dell'art. 360 c.p.c. n.4, nullità della sentenza per erronea interpretazione e applicazione degli artt. 331, 332, 493, 561, 615 e/o degli artt. 333 e 335 c.p.c., in relazione alla dichiarazione di improcedibilità dell'appello incidentale. Marcus Chiarugi, con ricorso incidentale, denunciava omissione di valutazione di documenti rilevanti (art. 360 n.5) e violazioni procedurali relative alla legittimazione attiva di BNL e alla mancanza della citazione nei confronti della defunta Vittoria Dalla Riva (art. 360 nn.3 e 4).

Norme richiamate

  • art. 360 c.p.c.

    Norma richiamata per i motivi di cassazione invocati (nn. 3,4 e 5) e per qualificare i vizi denunciati; la Corte non è entrata nel merito delle censure perché il procedimento è stato estinto per rinuncia.

  • artt. 331, 332, 333, 335, 493, 561, 615 c.p.c.

    Articoli processuali relativi a notificazioni, nullità, impugnazioni e procedure esecutive evocati dal ricorrente come base del motivo di cassazione; non sono stati definitivamente interpretati dalla Corte in quanto il giudizio è stato estinto per rinuncia.

  • artt. 115, 116 e 624 comma 3 c.p.c.

    Richiamati nel ricorso incidentale per lamentare omissione di valutazione di documenti e questioni probatorie; la Corte non ha esaminato il merito delle doglianze a seguito dell'estinzione.

  • artt. 137, 148, 163, 164, 102 c.p.c.

    Norme richiamate con riferimento alle regole di costituzione in giudizio e alla regolarità della notifica (si eccepiva la inesistenza della citazione nei confronti della deceduta); non decise per sopravvenuta estinzione.

  • artt. 390 e 391 c.p.c.

    La Corte ha ritenuto che la rinuncia congiunta ai ricorsi soddisfacesse i requisiti di forma e sostanza previsti da tali disposizioni, legittimando l'estinzione del giudizio di legittimità e la compensazione integrale delle spese.

Massime di principio

  • La rinuncia all'impugnazione, se conforme agli artt. 390 e 391 c.p.c., determina l'estinzione del giudizio di legittimità: il merito delle questioni impugnate resta inattuato e non viene esaminato dalla Corte.
  • Una rinuncia congiunta delle parti può condurre alla totale compensazione delle spese di giudizio, se le parti lo richiedono e la Corte lo ritiene fondato.
  • Se il Pubblico Ministero (Procuratore Generale) chiede l'estinzione, la Corte tende a tenerne conto quando la rinuncia formale e sostanziale è regolare.
  • Le censure fondate su vizi processuali o di prova (art. 360 c.p.c. nn.3,4,5) restano prive di effetto pratico se le parti rinunciano al giudizio prima che la Corte entri nel merito.
  • In situazioni analoghe, chi intende preservare la possibilità di ottenere pronunce sul merito deve evitare di aderire a rinunce congiunte; viceversa la rinuncia è strumento efficace per chi preferisce estinguere il contenzioso e concordare la ripartizione delle spese.

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