Cassazione Penale, Sentenza n. 4874/2022 del 10/02/2022
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al resistente
La controversia
De Santis impugnava la sentenza della Corte d'Appello di Roma che, riducendo la pena ad euro 250 di multa, lo aveva ritenuto responsabile del reato di diffamazione (art. 595 c.p., comma 3) per post pubblicati su Facebook. Il ricorrente sosteneva che il post per cui era stato condannato fosse espressione del diritto di critica politica e della libertà di manifestazione del pensiero, contestando la mancanza di contenuto offensivo e la mancata indicazione nominativa della persona offesa (sostenendo quindi l'irrilevanza penale per mancata determinabilità del soggetto). Denunciava inoltre vizio di motivazione della sentenza impugnata.
La decisione
La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, ritenendolo generico e manifestamente infondato. Ha ritenuto congrua e conforme a giurisprudenza la valutazione della Corte territoriale secondo cui il post del 18/9/2014 conteneva frasi diffamatorie e non rientranti nella scriminante della critica politica, poiché costituivano un attacco personale (argumentum ad hominem) sull'adeguatezza morale e professionale del sindaco e non una critica rilevante e pertinente all'azione politica. Ha inoltre escluso l'eccezione sulla mancanza di persona determinata, rilevando che in un contesto pubblico e con esplicito riferimento al «sindaco» e all'invito a riferire il contenuto, la vittima risultava agevolmente identificabile. Il ricorrente è stato condannato alle spese processuali, al pagamento di euro 3000 alla cassa delle ammende e alla rifusione di euro 2500 in favore della parte civile.
Norme richiamate
art. 595 c.p. (diffamazione), comma 3
La comunicazione offensiva rivolta a più persone che lede la reputazione altrui integra il reato di diffamazione; non è necessario il riferimento nominativo purché la persona sia individuabile in modo certo e inequivocabile.
art. 51 c.p. (scriminante della legittima difesa/giustificazione in materia di esercizio di diritti)
La scriminante del diritto di critica politica richiede, oltre alla verità e all'interesse pubblico della notizia, la continenza espressiva e il rispetto della dignità altrui; è esclusa quando la critica si traduca in attacchi personali gratuiti e non pertinenti all'azione politica (argumenta ad hominem).
Massime di principio
- La critica politica è legittima e può includere espressioni forti, ma trova un limite nel rispetto della dignità altrui: attacchi personali gratuiti e denigratori non sono scriminati.
- Per la configurabilità del reato di diffamazione non è necessaria la citazione nominativa se il destinatario è comunque facilmente e univocamente identificabile dal contesto (es. 'il sindaco' in un contesto locale e pubblico).
- Su social network la diffusione di espressioni diffamatorie rivolta a più persone può integrare il reato anche se il messaggio è cancellato successivamente: la tardiva rimozione non elimina la rilevanza penale.
- Nella valutazione della scriminante rilevano i requisiti tradizionali: verità della notizia, interesse pubblico e continenza nel linguaggio; la mancanza di motivazione specifica nel ricorso può portare all'inammissibilità in Cassazione.
- Gli 'argumenta ad hominem' che mirano a screditare la persona (es. attacchi su titoli di studio, onore, indegnità) invece di criticare programmi o atti amministrativi, vanno considerati fuori dai limiti della critica politica.
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