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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 21489/2023 del 19/05/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Le ricorrenti impugnano la sentenza della Corte d'Appello che ha confermato la loro condanna per tentato omicidio (artt. 56 e 575 c.p.), deducendo: (i) vizio di motivazione nella qualificazione del fatto come tentato omicidio; si osserva che Olimpia Coppola avrebbe inferto un unico fendente con una lama di 5,5 cm e che la vittima non avrebbe corso pericolo di vita, per cui il fatto sarebbe qualificabile solo come lesioni personali; (ii) mancato riconoscimento delle circostanze attenuanti generiche (art. 62-bis c.p.) nonostante scuse e risarcimento; (iii) vizio di motivazione nella determinazione della pena (art. 133 c.p.).

La decisione

La Corte di Cassazione ha dichiarato i ricorsi inammissibili. Ha ritenuto manifestamente infondate le censure sulla qualificazione del reato, confermando che la Corte territoriale ha adeguatamente motivato la sussistenza del dolo diretto (anche sulla base delle modalità dell'azione, delle dichiarazioni della Coppola durante l'aggressione, compresa la frase "io ti devo uccidere", e dell'idoneità astratta dell'arma). Ha inoltre ritenuto legittimo il diniego delle attenuanti generiche e la determinazione della pena, sottolineando il limite del sindacato di Cassazione sui fatti e sulla valutazione discrezionale del giudice di merito. Le ricorrenti sono state condannate alle spese e al pagamento di euro 3.000 a favore della cassa delle ammende.

Norme richiamate

  • art. 56 cod. pen.

    Norma sull\'attempto: applicata per qualificare l\'azione come tentativo di reato, richiamata la distinzione tra tentativo e consumazione in base all\'idoneità astratta del mezzo e alla volontà dell\'agente.

  • art. 575 cod. pen.

    Norma sull\'omicidio: richiamata unitamente all\'art. 56 per la configurazione del tentato omicidio nei confronti delle imputate.

  • art. 116 cod. pen.

    Circostanza attenuante riconosciuta in appello a favore di Maria Miriana Aliberti e rilevante nella rideterminazione della sua pena.

  • art. 62-bis cod. pen.

    Norma sulle circostanze attenuanti generiche: il giudice di merito può escluderle con motivazione fondata su ragioni preponderanti; la Cassazione non sindaca discrezionalità ben motivata.

  • art. 132 e 133 cod. pen.

    Principi e criteri per la determinazione della pena: la Corte d\'appello ha esercitato il potere discrezionale nel rispetto della proporzionalità; la Cassazione non rimuove tale valutazione se congruamente motivata.

  • art. 606 lett. e) cod. proc. pen.

    Limiti del controllo di legittimità in Cassazione: la Sezione verifica la completezza e la logicità della motivazione dei giudici di merito, non sostituisce la valutazione di merito.

  • art. 616 cod. proc. pen.

    Previsione sul pagamento delle spese processuali e sull\'ammenda in caso di ricorso inammissibile o privo di fondamento; applicata per condannare le ricorrenti a versare euro 3.000 alla cassa delle ammende.

Massime di principio

  • Per distinguere tentato omicidio da lesioni personali occorre valutare il dolo (in particolare la volontà di uccidere) e l\'idoneità astratta del mezzo: rilevano la sede della lesione, le modalità dell\'azione, l\'arma utilizzata e le parole/atteggiamenti dell\'agente.
  • La concreta mancata lesione letale della vittima non esclude il tentativo quando il mezzo o la condotta siano astrattamente idonei a cagionare la morte.
  • La Cassazione non può rimettere in discussione gli accertamenti di fatto dei giudici di merito se la motivazione è coerente, completa e logica; il suo controllo è limitato alla verifica della correttezza del processo logico-motivazionale.
  • Il riconoscimento o diniego delle circostanze attenuanti generiche (art. 62-bis) è un giudizio discrezionale del giudice di merito e può fondarsi anche su un elemento negativo prevalente; la sua valutazione non è sindacabile in Cassazione se adeguatamente motivata.
  • Ricorsi che si limitano a proporre una diversa valutazione dei fatti o della congruità della pena rischiano l\'inammissibilità e la condanna alle spese e, se del caso, a un\'ammenda.

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