Cassazione Penale, Sentenza n. 49975/2023 del 15/12/2023
Sintesi
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Favorevole al resistente
La controversia
Impugnazione della sentenza di condanna per tre reati di estorsione in relazione a bracciali d'oro e somma di danaro. Il ricorrente deduce: 1) vizio di motivazione e violazione di legge per avere la Corte fatto affidamento esclusivo sulle dichiarazioni della persona offesa senza adeguata valutazione della loro attendibilità e non avendo considerato contraddizioni (in particolare sulla sussistenza della minaccia); 2) errata qualificazione giuridica del fatto come estorsione anziché truffa, sostenendo l'assenza di costrizione mediante minaccia e la presenza di comportamento fraudolento; 3) violazione del principio di condanna oltre ogni ragionevole dubbio; 4) vizio nella negazione delle circostanze attenuanti generiche
La decisione
La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile e ha confermato la correttezza della motivazione delle corti di merito. Ha richiamato il principio secondo cui le dichiarazioni della persona offesa, se ritenute credibili e adeguatamente motivate, possono da sole sostenere la condanna anche in assenza di riscontri esterni, purché la motivazione sulla credibilità soggettiva e sull'attendibilità intrinseca sia penetrante e rigorosa. Nel caso concreto, i giudici di merito hanno ritenuto attendibili le dichiarazioni della persona offesa e riscontrate da altre deposizioni (padre della vittima e commercianti coinvolti nelle transazioni). La Corte ha inoltre confermato la qualificazione del fatto come estorsione ai sensi dell'art. 629 c.p., rilevando la presenza dell'elemento minaccioso che ha coartato la volontà della vittima; ha ritenuto assorbito il motivo relativo al dubbio ragionevole; e ha ritenuto legittimo il diniego delle circostanze attenuanti generiche sulla base dei precedenti penali specifici e della gravità dei fatti. Conseguentemente il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di euro tremila alla Cassa delle Ammende
Norme richiamate
art. 629 cod. pen.
Norma che configura il reato di estorsione; la Corte ha interpretato che la condotta dell'imputato attestava una minaccia idonea a coartare la volontà della vittima e quindi rientrava nell'elemento tipico dell'estorsione
art. 192, comma terzo, cod. proc. pen.
Richiamata la distinzione secondo cui le regole del comma terzo (sul concreto apprezzamento della testimonianza e riscontri esterni) non si applicano rigidamente alle dichiarazioni della persona offesa: tali dichiarazioni possono, se adeguatamente motivate, fondare una condanna anche senza ulteriori riscontri esterni
art. 133 cod. pen.
Norma sulle circostanze attenuanti generiche; la Corte ha ricordato che il giudice di merito può valutare un singolo elemento indicato dall'art. 133 per ritenere prevalente la ragione per negare o concedere le attenuanti, e nel caso il diniego è motivato con precedenti specifici e gravità del fatto
Massime di principio
- Le dichiarazioni della persona offesa possono da sole reggere una condanna se la loro credibilità soggettiva e l'attendibilità intrinseca sono valutate e motivate in modo penetrante e rigoroso
- Le valutazioni di fatto dei giudici di merito (es. valutazione dell'attendibilità della vittima e l'idoneità della minaccia) sono difficilmente sindacabili in Cassazione, salvo manifeste contraddizioni o motivazioni soltanto congetturali
- La distinzione tra estorsione e truffa si basa sulla presenza della minaccia (elemento costitutivo dell'estorsione) rispetto al mero artificio o raggiro tipico della truffa; la qualificazione giuridica segue la concreta dinamica fattuale accertata
- Il principio del 'oltre ogni ragionevole dubbio' non autorizza la Cassazione a rivedere le valutazioni probatorie di merito se fondate e prive di vizi logico-giuridici evidenti
- Il diniego delle circostanze attenuanti generiche può essere motivato anche su un solo elemento rilevante tra quelli indicati dall'art. 133 c.p., come precedenti specifici o gravità e modalità del reato
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