Sentenza n. 5422/2026 - Consiglio Di Stato, Sezione 3
per la riforma della sentenza del Tribunale Amministrativo Regionale per il Lazio (Sezione Prima) n. 13586/2023, resa tra le parti.
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeAtto impugnato: sentenza del TAR Lazio n. 13586/2023, che aveva respinto il ricorso contro l’esclusione dal concorso pubblico per 814 posti di Vigile del Fuoco
Esito
Favorevole al resistente (ministero)
Prevale l’amministrazione
La controversia
La candidata era stata esclusa dal concorso in ragione del mancato possesso del requisito dell’altezza, ritenuto ancora applicabile sulla base della sentenza del Consiglio di Stato n. 1909/2018. In primo grado aveva contestato l’esclusione. Nell’appello non ha censurato nel merito le statuizioni del TAR, ma ha dedotto esclusivamente l’illegittimità della decisione di non rinviare l’udienza del 19 luglio 2023. Il rinvio era stato richiesto in considerazione di trattative con l’Amministrazione, che avrebbe manifestato l’intenzione di riesaminare la posizione della candidata e di ammetterla definitivamente nel Corpo dei Vigili del Fuoco, anche alla luce di un asserito orientamento giurisprudenziale consolidato contrario alla precedente decisione sul requisito dell’altezza. Nel corso del giudizio d’appello il Ministero ha riferito che l’assunzione con riserva era stata revocata in esecuzione della sentenza impugnata, manifestando tuttavia interesse alla riassunzione definitiva dell’interessata.
La decisione
Il Consiglio di Stato ha respinto l’appello. Ha rilevato che l’atto di appello non conteneva censure relative al merito della sentenza di primo grado, ma riguardava soltanto il mancato rinvio dell’udienza. La concessione del rinvio rientra nella discrezionalità del giudice e non esiste un diritto delle parti a ottenerlo, neppure quando sia motivato dall’esigenza di acquisire elementi o definire trattative. La decisione sui tempi della trattazione deve bilanciare il diritto di difesa con l’esigenza di sollecita definizione e ragionevole durata del processo; l’appellante, inoltre, non aveva dimostrato una concreta lesione del diritto di difesa incidente sull’esito del giudizio. Il rigetto dell’appello non impedisce all’Amministrazione di riesaminare autonomamente la posizione dell’interessata e di procedere, nell’esercizio dei propri poteri, alla sua eventuale riassunzione definitiva. Le spese del grado sono state compensate.
Norme richiamate
art. 1 c.p.a.
fondamentali esigenze di tutela del diritto di difesa
Il diritto di difesa deve essere bilanciato con le esigenze di ordinato svolgimento del processo, ma non attribuisce automaticamente alla parte il diritto al rinvio dell’udienza.
art. 2, comma 2, c.p.a.
sollecita definizione del giudizio della ragionevole durata del processo
La ragionevole durata del processo costituisce un interesse da considerare nella decisione sulla richiesta di rinvio della trattazione.
Massime di principio
- Nel processo amministrativo la concessione del rinvio dell’udienza rientra nei poteri discrezionali del giudice e non costituisce un diritto della parte, anche quando il rinvio sia richiesto per definire trattative con l’amministrazione o acquisire ulteriori elementi.
- La richiesta di rinvio deve essere valutata mediante un prudente bilanciamento tra il diritto di difesa e l’esigenza di sollecita definizione del giudizio e di ragionevole durata del processo.
- La mancata concessione del rinvio può giustificare la riforma della decisione soltanto se la parte dimostra una concreta lesione del diritto di difesa causalmente rilevante sull’esito del giudizio.
- Un appello che censuri esclusivamente il mancato rinvio dell’udienza, senza contestare nel merito le statuizioni della sentenza impugnata, non consente al giudice d’appello di riesaminare le questioni sostanziali decise in primo grado.
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