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Cassazione Penale, Ordinanza n. 21455/2026 del 10/06/2026

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

INAMMISSIBILITA

Favorevole al resistente (pubblico ministero)

La controversia

L'imputato ha proposto ricorso per cassazione avverso la sentenza della Corte di appello che aveva affermato la sua responsabilità per reati in materia di armi e stupefacenti. La Suprema Corte riferisce che il ricorso contestava, in sostanza, la ricostruzione probatoria e l'affermazione di responsabilità: secondo il ricorrente, non sarebbero stati adeguatamente dimostrati la sua disponibilità delle munizioni rinvenute nella cantina e la finalità di spaccio della sostanza stupefacente. La Corte di cassazione ha ritenuto manifestamente infondate tali doglianze, osservando che la disponibilità delle munizioni era stata logicamente desunta dall'accesso alla cantina tramite chiavi trovate nella stanza nella diretta disponibilità dell'imputato, nonché dalla sua stessa affermazione dibattimentale secondo cui la cantina era "principalmente sua". Quanto allo stupefacente, è stato valorizzato il rinvenimento di marijuana e hashish per complessivi 30 grammi, suddivisi in involucri pronti per lo spaccio, oltre a un bilancino di precisione, elementi ritenuti coerenti con la finalità di cessione. La Corte ha quindi rilevato che la valutazione di merito compiuta dai giudici di appello era logica e insindacabile in sede di legittimità.

La decisione

Il ricorso è stato dichiarato manifestamente infondato. La Corte di cassazione ha confermato la motivazione della sentenza di appello, ritenendo adeguatamente accertata la responsabilità dell'imputato sulla base di elementi indiziari convergenti: disponibilità delle munizioni rinvenute in cantina e detenzione di stupefacenti in quantitativo non trascurabile, suddivisi in involucri e accompagnati da bilancino di precisione, elementi indicativi della finalità di spaccio. In conseguenza dell'inammissibilità/manifestata infondatezza del ricorso, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una somma di euro 3.000 in favore della Cassa delle ammende ai sensi dell'art. 616 c.p.p.

Norme richiamate

  • art. 616 c.p.p.

    a norma dell'articolo 616 cod. proc. pen.

    in caso di ricorso manifestamente infondato/inammissibile segue la condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una somma in favore della Cassa delle ammende, salvo ragioni di esonero.

Massime di principio

  • In sede di legittimità è insindacabile la valutazione di merito sorretta da motivazione logica e non manifestamente illogica, quando la censura si risolva nella mera contrapposizione di una diversa lettura degli elementi probatori.
  • La disponibilità di munizioni o altri beni rinvenuti in un locale può essere desunta in via indiziaria da elementi quali il possesso delle chiavi di accesso al luogo, la disponibilità diretta dello spazio e le stesse ammissioni dell'interessato sulla riferibilità del locale.
  • Ai fini della configurazione della detenzione di stupefacenti a fini di spaccio, rilevano il tipo di sostanza, il quantitativo complessivo, la suddivisione in dosi o involucri e la presenza di strumenti tipicamente utilizzati per la pesatura, come il bilancino di precisione.
  • Quando il ricorso per cassazione è dichiarato manifestamente infondato o inammissibile, il ricorrente è tenuto al pagamento delle spese processuali e della sanzione pecuniaria in favore della Cassa delle ammende, salvo che emergano ragioni di esonero.

Come è indicizzato

MaterieDetenzione di armiSpaccioImpugnazioni
RamiReati contro la fede pubblicaStupefacentiProcesso penaleArmi
SottomaterieLieve entità
IstitutiOnere della prova

Testo integrale

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