Sentenza n. 1257/2026 - Consiglio Di Stato, Sezione 3
per la riforma della sentenza del Tribunale Amministrativo Regionale per la Campania (Sezione Sesta) n. 03379/2023, resa tra le parti,
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeAtto impugnato: Sentenza del TAR Campania, Sez. VI, che aveva respinto il ricorso contro l'ordinanza comunale di demolizione e il verbale di accertamento dell'inottemperanza
Esito
Favorevole al resistente (comune)
Prevale l’amministrazione
La controversia
Il proprietario aveva impugnato l'ordinanza comunale di demolizione e riduzione in pristino di opere realizzate in area sottoposta a vincolo paesaggistico, in assenza di autorizzazione paesaggistica e di permesso di costruire. Le opere comprendevano nuove volumetrie in ampliamento, un vano finestra, una tettoia, modifiche alla pavimentazione del giardino e modifiche dei volumi interni mediante innalzamento della quota di calpestio. In primo grado erano stati dedotti l'erroneità dei presupposti di fatto e di diritto, la violazione dell'art. 21-septies l. n. 241/1990, la carenza assoluta dei presupposti, la violazione dell'art. 27 d.P.R. n. 380/2001 e della normativa regionale, nonché la violazione dell'art. 7 l. n. 241/1990. Con motivi aggiunti era stato impugnato il verbale di accertamento dell'inottemperanza, sostenendo anche l'impossibilità di adempiere perché i beni erano sottoposti a sequestro penale e sottratti alla disponibilità del proprietario. In appello sono stati dedotti l'errore del TAR sull'incidenza del sequestro, l'omesso esame di fatti decisivi e la violazione degli artt. 27 e 31 d.P.R. n. 380/2001, assumendo che alcune opere fossero preesistenti, che non vi fosse ampliamento volumetrico, che altri interventi fossero di manutenzione straordinaria e non richiedessero autorizzazione paesaggistica, nonché la sproporzione della demolizione. È stata inoltre contestata la mancata partecipazione procedimentale. Nel corso del giudizio d'appello l'appellante ha dichiarato di avere presentato un'istanza di sanatoria semplificata ai sensi dell'art. 36-bis d.P.R. n. 380/2001, chiedendo la declaratoria di improcedibilità per sopravvenuta carenza di interesse.
La decisione
Il Consiglio di Stato ha dichiarato improcedibile l'appello per sopravvenuta carenza di interesse, prendendo atto della dichiarazione dell'appellante in applicazione del principio dispositivo e dell'art. 35, comma 1, lett. c), c.p.a., applicabile anche al giudizio d'appello in virtù del rinvio dell'art. 38 c.p.a. Il giudice ha precisato che la presentazione dell'istanza di sanatoria non incide sulla legittimità dell'ordinanza di demolizione, ma soltanto sulla sua efficacia. La decisione dell'amministrazione sull'istanza dovrà concludersi con un nuovo provvedimento di accoglimento o rigetto, destinato comunque a superare il provvedimento impugnato; l'interesse del responsabile dell'abuso si sposta pertanto sull'eventuale impugnazione del diniego di sanatoria. Non sono state esaminate nel merito le censure relative al sequestro, alla qualificazione delle opere, ai vincoli paesaggistici, alla demolizione e alla partecipazione procedimentale. Nulla è stato disposto sulle spese, poiché il Comune non si è costituito.
Norme richiamate
art. 35, comma 1, lett. c), c.p.a.
Il ricorso deve essere dichiarato improcedibile quando, nel corso del giudizio, sopravviene il difetto di interesse alla decisione; la disposizione è stata applicata in appello a seguito della dichiarazione di sopravvenuta carenza di interesse dell'appellante.
art. 38 c.p.a.
Il rinvio interno alle disposizioni sul giudizio di primo grado rende applicabile l'art. 35, comma 1, lett. c), c.p.a. anche al giudizio d'appello.
art. 36-bis d.P.R. n. 380/2001
La presentazione dell'istanza di sanatoria semplificata determina una sopravvenuta carenza di interesse alla decisione sull'impugnazione dell'ordinanza di demolizione, senza incidere sulla legittimità dell'ordinanza, ma soltanto sulla sua efficacia.
art. 87, comma 4-bis, c.p.a.
Richiamato per lo svolgimento della causa nell'udienza straordinaria di smaltimento dell'arretrato; il testo non ne sviluppa una specifica interpretazione.
art. 21-septies l. n. 241/1990
Richiamato tra le censure dedotte dall'appellante, ma non esaminato nel merito in ragione dell'improcedibilità dell'appello.
art. 27 d.P.R. n. 380/2001
Richiamato tra le censure relative alla legittimità dell'ordinanza di demolizione, ma non esaminato nel merito dal Consiglio di Stato.
art. 31 d.P.R. n. 380/2001
Richiamato tra i motivi d'appello, ma non esaminato nel merito.
art. 7 l. n. 241/1990
Richiamato per la contestazione della mancata partecipazione procedimentale, ma non esaminato nel merito.
art. 149 d.lgs. n. 42/2004
Richiamato dall'appellante per sostenere che alcuni interventi di manutenzione straordinaria non necessitassero di autorizzazione paesaggistica; la questione non è stata decisa.
Massime di principio
- La sopravvenuta dichiarazione dell'interessato di non avere più interesse alla decisione determina l'improcedibilità del ricorso amministrativo per sopravvenuto difetto di interesse, in applicazione del principio dispositivo.
- L'art. 35, comma 1, lett. c), c.p.a., che prevede l'improcedibilità per sopravvenuta carenza di interesse, si applica anche al giudizio d'appello in virtù del rinvio operato dall'art. 38 c.p.a.
- La presentazione di un'istanza di condono o sanatoria relativa alle opere oggetto di un'ordinanza di demolizione non incide sulla legittimità originaria dell'ordinanza, ma soltanto sulla sua efficacia.
- La decisione dell'amministrazione sull'istanza di condono o sanatoria, sia essa di accoglimento o di rigetto, determina il superamento del provvedimento di demolizione oggetto del giudizio; l'interesse dell'interessato si sposta quindi sull'eventuale impugnazione del provvedimento di reiezione della sanatoria.
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