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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 43857/2024 del 29/11/2024

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Furnari ha impugnato l'ordinanza che ha rigettato la sua istanza di rideterminazione della pena: chiedeva la conversione dell'ergastolo con isolamento diurno (pena definitiva) nella pena di 30 anni, sostenendo di aver tempestivamente chiesto il giudizio abbreviato il 10 gennaio 2000, nel periodo in cui la legge n. 479/1999 (art. 30, comma 1, lett. b) consentiva, per determinate condizioni, l'applicazione del rito abbreviato anche per reati puniti con l'ergastolo e la conseguente pena di anni 30. Il ricorrente deduceva inosservanza di norme procedurali e sostanziali, invocava la lex mitior e la giurisprudenza CEDU (Scoppola) e della Cassazione (Sez. U.), e ha sollevato inoltre questione di illegittimità costituzionale dell'art. 4-ter d.lgs. n. 82/2000 (conv. legge n. 144/2000) per violazione degli artt. 117 e 3 Cost. e degli artt. 6 e 7 CEDU, sostenendo che la normativa aveva creato trattamenti sanzionatori differenziati a seconda della fase processuale e chiedendo che l'ordinanza venisse riformata

La decisione

La Corte di cassazione ha dichiarato il ricorso infondato e ha confermato l'ordinanza impugnata. Ha ritenuto che la conversione dell'ergastolo nella pena di 30 anni in sede esecutiva è possibile solamente se il giudizio abbreviato è stato effettivamente ammesso nel periodo rilevante (tra il 2 gennaio e il 24 novembre 2000) e non sia sufficiente la mera istanza di ammissione presentata durante l'istruttoria dibattimentale se il rito non è stato ammesso. La Corte ha richiamato la giurisprudenza di legittimità e della CEDU (tra cui Scoppola e successivi arresti, incluso Cesarano) che individuano nel momento della formale richiesta/consenso all'abbreviato il termine rilevante. Quanto alla questione costituzionale sull'art. 4-ter d.l. n. 82/2000, la Corte ha osservato che la questione è già stata esaminata dalla Corte costituzionale (ordinanza n. 235/2013 e n. 147/2021) e che non sussistono i presupposti per riaprire la questione in sede esecutiva; pertanto la censura costituzionale è manifestamente infondata o inammissibile

Norme richiamate

  • art. 4-ter d.lgs. n. 82 del 2000 convertito dalla legge n. 144 del 2000

    La Corte ha ritenuto che la contestata norma non produceva diritto in sede esecutiva a chi non era stato ammesso al rito abbreviato; la questione di legittimità costituzionale era già stata esaminata e dichiarata inammissibile o infondata dalla Corte costituzionale

  • art. 30 comma 1 lett. b) legge n. 479 del 1999

    Norma che, nel periodo 2/1/2000–24/11/2000, prevedeva la possibilità di accordare il rito abbreviato anche per reati puniti con l'ergastolo e la conseguente pena di 30 anni; la Corte ha ritenuto rilevante l'effettiva ammissione al rito nel periodo indicato

  • art. 442, comma 2, cod. proc. pen.

    Considerato dalla giurisprudenza come norma con effetto sostanziale in relazione alla determinazione della pena; la sua applicabilità in mitius è collegata all'ammissione effettiva al rito abbreviato e al momento della richiesta

  • art. 7 CEDU

    Richiamato nel quadro argomentativo sul principio lex mitior e prevedibilità della pena; la Corte ha ritenuto che non vi sia violazione ove, secondo il quadro normativo vigente al momento della richiesta del rito speciale, l'imputato non poteva ragionevolmente attendersi la diversa imposizione della pena

  • art. 6 CEDU

    Invocato dal ricorrente in tema di equo processo; la Corte ha ritenuto che non sussista violazione quando il regime applicabile è quello prevedibile al momento della scelta processuale

  • art. 666 cod. proc. pen.

    Norma procedurale richiamata nella contestazione di violazione procedurale; la Corte non ha ravvisato omissioni tali da incidere sull'esito esecutivo

  • art. 223 d. lgs. n. 51 del 1998

    Richiamato nella motivazione della Corte territoriale per dichiarare l'inammissibilità della richiesta di abbreviato quando l'istruttoria dibattimentale era già iniziata

  • sentenza Grande Chambre CEDU, Scoppola c. Italia (17/9/2009)

    Principio che ha inciso sulla qualificazione dell'art. 442 c.p.p. e sull'applicazione della lex mitior, ma interpretato dalla Corte di legittimità nel senso che l'effetto mitigatorio in sede esecutiva è riservato a chi sia stato effettivamente ammesso al rito abbreviato nel periodo di riferimento

  • ordinanze/sentenze Corte costituzionale: n. 235 del 23/7/2013 e n. 147 dell'8/7/2021

    La Corte costituzionale ha già esaminato le questioni sollevate in termini analoghi e ha dichiarato manifestamente inammissibili o infondate le censure relative alla riapertura dei termini per l'ammissione al rito e alla presunta violazione dell'art. 3 Cost., circoscrivendo la possibilità di sollevare questioni in sede esecutiva alle ipotesi di sopravvenienza costituzionalmente rilevante

Massime di principio

  • La rideterminazione in sede esecutiva dell'ergastolo nella pena di 30 anni è possibile solo se il giudizio abbreviato è stato effettivamente ammesso: la mera istanza non è sufficiente
  • Il momento rilevante ai fini della legge più favorevole in procedimenti premiali è quello in cui l'imputato presta il consenso al rito speciale (la richiesta/ammissione), non la sola presentazione di un'istanza o la data del fatto
  • Le questioni di legittimità costituzionale rispetto a norme già applicate in sede di cognizione sono in linea di massima inammissibili in sede esecutiva, salvo sopravvenienze giuridiche o conformità imposte da pronunce CEDU idonee e applicabili al caso concreto
  • In situazioni di evoluzione normativa confusa, per ottenere in esecuzione un trattamento meno afflittivo è essenziale provare l'effettiva ammissione al rito alternativo nei termini stabiliti dalla normativa pertinente; la strategia difensiva deve concentrarsi sul dimostrare un diritto consolidato (ammissione formale) e non solo sulla tempestività della richiesta
  • La giurisprudenza nazionale e internazionale distingue tra norme di natura processuale (per le quali opera il principio tempus regit actum) e norme sostanziali o effetti sostanziali della procedura: per beneficiare della lex mitior occorre verificare se la norma produce effetto sostanziale collegato all'ammissione al rito

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