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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 36933/2025 del 12/11/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Impugnazione avverso l'ordinanza che confermava l'applicazione della misura cautelare in relazione al reato di scambio elettorale politico-mafioso (art. 416-ter c.p., capo 14) concernente le elezioni amministrative di Ramacca (ottobre 2021). Il ricorrente deduceva: carenza della contestazione perché la presunta affiliazione di Di Benedetto risulterebbe successiva alla campagna elettorale (quindi mancherebbe uno degli elementi tipici e la consapevolezza della mafiosità da parte di Fornaro); insufficiente prova del patto illecito e dei contatti tra Fornaro e i procacciatori (Mendolia, Di Benedetto); inesistenza di una utilità rilevante nella promessa di nomina a Vicepresidente del Consiglio comunale; vizi di motivazione sull'apprezzamento probatorio delle intercettazioni; e infine vizio nella valutazione delle esigenze cautelari e del pericolo di reiterazione del reato.

La decisione

Il ricorso è stato rigettato. La Corte ha ritenuto che sussistessero gravi indizi di colpevolezza allo stato degli atti in ordine allo scambio elettorale politico-mafioso. Ha ritenuto provata, anche in via indiziaria, la natura associativa e l'operatività di Di Benedetto come portavoce del sodalizio e la conoscenza, da parte di Fornaro, del contesto mafioso in cui operava. La Corte ha inoltre considerato che la controprestazione promessa può consistere in qualsiasi utilità, anche non economica e anche in cariche pubbliche con rilevanza politica; l'accordo illecito può essere efficacemente concluso anche prima della formale candidatura, purché la competizione sia individuata e l'accordo reale. Quanto alle esigenze cautelari, la Corte ha confermato la sussistenza della presunzione prevista dall'art. 275, comma 3, c.p.p., rilevando la gravità del reato e la spregiudicatezza degli accordi con la criminalità organizzata; ha però ritenuto adeguata la misura degli arresti domiciliari (in luogo della custodia carceraria) alla luce delle dimissioni dall'incarico, della giovane età e dell'incensuratezza dell'indagato. Conseguenza: rigetto del ricorso, conferma dell'ordinanza di merito nella sostanza con la misura cautelare degli arresti domiciliari e condanna alle spese del giudizio di cassazione.

Norme richiamate

  • art. 416-ter cod. pen. (scambio elettorale politico-mafioso)

    La Corte ha ritenuto applicabile la norma anche quando la controprestazione consista in utilità non economiche (es. incarichi pubblici) e quando l'accordo sia concluso prima della formale candidatura, purché la competizione sia individuata e l'accordo reale; la prova può essere anche indiziaria valorizzando fama criminale, assoggettamento e utilità per il reclutamento elettorale.

  • art. 416-bis cod. pen., comma terzo (modalità mafiose richieste per soggetti estranei)

    art. 416-bis c.p., comma terzo (richiami giurisprudenziali)

    Se il procacciatore è appartenente all'associazione mafiosa non è necessario che il procacciamento avvenga con metodo mafioso; se è estraneo o agisce uti singulus occorre prova più rigorosa che l'accordo contempli procacciamento con modalità di cui all'art. 416-bis, comma terzo.

  • Legge 21 maggio 2019, n. 43 (modifiche in materia di scambio elettorale politico-mafioso)

    Richiamata per spiegare l'ampliamento dell'oggetto della controprestazione (qualsiasi utilità) e per la corretta interpretazione del reato alla luce delle modifiche legislative.

  • art. 275 cod. proc. pen., comma 3 (presunzione riguardo alla sussistenza delle esigenze cautelari)

    La Corte ha applicato la presunzione legale sulla persistenza delle esigenze cautelari derivante dalla gravità del delitto e ha ritenuto non superate le allegazioni difensive; la valutazione dell'adeguatezza della misura è distinta dalla sussistenza delle esigenze cautelari.

Massime di principio

  • Lo scambio elettorale politico-mafioso può sussistere anche se la controprestazione promessa non è monetaria ma consiste in incarichi o altre utilità non economiche rilevanti per l'associazione.
  • Non è indispensabile che la controparte procacciatrice sia formalmente affiliata al momento della campagna se risulta che agiva come portavoce o nell'interesse del sodalizio; la conoscenza da parte del promissario del contesto mafioso può essere desunta anche da elementi indiziari.
  • Se il procacciatore è estraneo all'associazione, la prova del dolo del promissario e della pattuizione richiede maggior rigore; se il procacciatore è mafioso, è sufficiente l'accordo anche senza modalità apertamente 'mafiose'.
  • Un accordo illecito può essere ritenuto perfezionato anche prima della formale candidatura o della materializzazione delle utilità promesse, purché la competizione sia individuata e vi sia evidenza dell'accordo.
  • In materia di misure cautelari, la sussistenza di gravi indizi si valuta come prova allo stato degli atti e può giustificare la misura; la valutazione dell'adeguatezza della misura (es. arresti domiciliari vs carcere) è distinta e può tener conto di elementi personali quali dimissioni dall'incarico, età e precedenti penali.
  • Le conversazioni e le intercettazioni possono essere valorizzate in via indiziaria per ricostruire contesti associativi e patti elettorali, ma la difesa può contrastare tali indizi con elementi che dimostrino l'assenza di accordi o la natura non mafiosa dei rapporti.

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