Cassazione Penale, Sentenza n. 36681/2025 del 12/11/2025
Sintesi
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Favorevole al ricorrente
La controversia
La ricorrente impugna l'ordinanza che aveva confermato parzialmente il sequestro preventivo (ridotto dal Tribunale a €92.635,49 rispetto al decreto GIP di €555.812,96) in relazione a un'indagine per fatture per operazioni inesistenti e IVA, contestando: a) l'insufficiente motivazione sul fumus commissi delicti, poiché non è stato dimostrato il ruolo concreto e la consapevolezza di Marta Lo Russo nell'emissione delle fatture inesistenti (la ricorrente fu legale rappresentante della B.M. Servizi s.r.l. solo dal 29/01/2020 al 12/03/2020; alcuni contratti e l'utilizzo dei crediti risalgono a periodi anteriori); b) l'assenza di prova del dolo specifico richiesto dall'art. 8 d.lgs. n. 74/2000, trattandosi al più di addebiti omissivi/di negligenza (mancato controllo), non idonei a configurare la volontà di agevolare l'evasione; c) la carenza di motivazione in ordine al periculum in mora e alla riconducibilità, in capo alla ricorrente, del profitto del reato (sequestro per equivalente richiede prova del rapporto tra profitto e soggetto). La ricorrente invoca decisione di legittimità precedente e censura la mancata indicazione di elementi concreti che la colleghino al meccanismo fraudolento.
La decisione
La Corte di Cassazione ha ritenuto fondato il primo motivo (insufficiente motivazione sul fumus commissi delicti) e ha assorbito il secondo motivo. Ha censurato il Tribunale del riesame per motivazione soltanto apparente e priva di elementi idonei a dimostrare la consapevolezza o il ruolo attivo della ricorrente nel meccanismo di fatture inesistenti; ha rilevato che la mera carica di legale rappresentante per un periodo molto breve e l'emissione di dodici fatture nel medesimo lasso di tempo non sono, di per sé, prova del dolo specifico né della qualità di "prestanome". Ha inoltre escluso che il rimprovero per mancato controllo (colpa) sia sufficiente a integrare il dolo richiesto dall'art. 8 d.lgs. n. 74/2000. Conseguentemente l'ordinanza impugnata è stata annullata e la causa rinviata al Tribunale di Caltanissetta per nuovo esame, con l'indicazione di fornire motivazione completa e specifica sulla sussistenza del fumus rispetto al singolo addebito.
Norme richiamate
art. 321, comma 2, cod. proc. pen.
Norma richiamata dalla ricorrente per censurare la motivazione del provvedimento: la Corte valuta che la motivazione del Tribunale del riesame sia apparentemente insufficiente rispetto ai requisiti di coerenza e completezza richiesti
art. 8 d.lgs. n. 74/2000
Disciplina il delitto fiscale in questione (consentire a terzi l'evasione delle imposte). La Corte richiama che per questa fattispecie è necessario il dolo specifico e che omissioni o negligenze (mancato controllo) non sono di per sé idonee a provarlo in mancanza di elementi che attestino la consapevolezza
art. 110 cod. pen.
Richiamato come norma sul concorso di persone nel reato; la Corte richiede però che la partecipazione sia adeguatamente dimostrata e motivata per l'adozione di misure ablative
art. 40, comma 2, cod. pen.
Norma sull'omissione dell'evento che si aveva il dovere giuridico di impedire; la Corte osserva che il richiamo a questa norma, senza ulteriori elementi che dimostrino consapevolezza, si traduce in un rimprovero per colpa e non prova il dolo specifico
art. 325 cod. proc. pen.
Regime di ammissibilità del ricorso per cassazione contro ordinanze in materia di misure cautelari: la Corte ricorda che il ricorso è ammesso per violazione di legge e per carenze gravi della motivazione
art. 324, comma 5, cod. proc. pen.
Norma che disciplina la competenza per il nuovo esame dopo annullamento con rinvio: la Corte rinvia il procedimento al Tribunale di Caltanissetta ai sensi di tale disposizione
art. 10-quater d.lgs. n. 74/2000
Citata dalla difesa tramite precedente giurisprudenza richiamata; riguarda fattispecie fiscali affini utilizzate per sostenere che non sussistono elementi specifici che colleghino la ricorrente al singolo atto fraudolento
Massime di principio
- La mera qualifica formale di legale rappresentante, soprattutto se rivestita per un periodo molto breve, non basta di per sé a dimostrare il fumus commissi delicti; occorrono elementi concreti che colleghino il soggetto all'attività illecita (partecipazione effettiva, consapevolezza, atti materiali o comunicazioni probatorie).
- Il rimprovero per mancato controllo o per negligenza (violazione del dovere di diligenza) può integrare responsabilità civile o disciplinare, ma non prova automaticamente il dolo specifico richiesto per i reati tributari che richiedono la volontà di agevolare l'evasione; è necessario dimostrare la consapevolezza e l'intento.
- Per disporre un sequestro per equivalente è necessario un nesso probatorio tra il profitto del reato e il soggetto a cui il sequestro è riferito: non è sufficiente una presunzione generica di disponibilità o coincidenza di cariche societarie senza prova del concreto incameramento del profitto.
- Il giudice che adotta misure cautelari reali deve motivare in modo specifico e non meramente ricorrente ai precedenti provvedimenti: la motivazione deve rispondere alle censure difensive e illustrare come le risultanze investigative concretamente supportino il fumus rispetto al singolo imputato.
- Se gli atti contestati (contratti, utilizzo di crediti, emissione fatture) risalgono a periodi anteriori all'assunzione della carica da parte dell'imputato, occorre spiegare con elementi probatori in che modo l'imputato sia comunque coinvolto nel meccanismo fraudolento.
- In sede di impugnazione cautelare la Corte di Cassazione può annullare e rinviare quando la motivazione di merito è apparsa del tutto insufficiente; però la Corte non può riesaminare i fatti nel merito: la rivalutazione sostanziale delle prove spetta al giudice di rinvio, che deve darne motivazione adeguata.
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