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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 47268/2024 del 20/12/2024

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Richiesta di autorizzazione a svolgere attività lavorativa durante la detenzione domiciliare (misura alternativa disposta dopo la revoca dell'affidamento in prova). Il magistrato di sorveglianza aveva respinto la richiesta ritenendo il richiedente socialmente pericoloso in ragione della revoca dell'affidamento con efficacia ex tunc, avvenuta a seguito della commissione di un reato il 2 aprile 2024. Il ricorrente ha contestato tale diniego rilevando che per il procedimento relativo al reato il giudice aveva sostituito la misura cautelare degli arresti domiciliari con l'obbligo di dimora (provvedimento del 2/08/2024) e ha allegato un'offerta di lavoro come chef presso l'esercizio del figlio, sostenendo che la moglie non lavora e che egli è l'unica fonte di reddito del nucleo familiare.

La decisione

La Corte di cassazione ha respinto il ricorso come infondato. Ha ritenuto congrua e logicamente non viziata la valutazione del magistrato di sorveglianza sulla persistente pericolosità sociale, desunta dalla recente revoca dell'affidamento in prova e dalla condanna di primo grado a due anni di reclusione. Ha inoltre affermato che la situazione di assoluta indigenza, che potrebbe giustificare l'autorizzazione eccezionale, richiede prova documentale rigorosa; il ricorrente aveva prodotto solo l'offerta di lavoro ma non documentazione specifica sullo stato economico del nucleo familiare. Conseguentemente il ricorso è rigettato e il ricorrente è condannato al pagamento delle spese processuali ai sensi dell'art. 616 cod. proc. pen.

Norme richiamate

  • art. 47-ter Ordinamento penitenziario

    Disciplina i provvedimenti del magistrato di sorveglianza relativi a modifiche delle modalità di esecuzione della detenzione domiciliare; la Cassazione conferma che avverso tali provvedimenti è esperibile il ricorso per violazione di legge trattandosi di provvedimenti che incidono sulla libertà personale.

  • art. 173 disp. att. cod. proc. pen.

    Fissa limiti formali alla riproduzione dei motivi in cassazione; il ricorso è stato affidato entro i limiti di tale norma.

  • art. 606, comma 1, lett. b) ed e) cod. proc. pen.

    Indica i motivi di ricorso per cassazione invocati (violazione di legge e vizio di motivazione); la Corte ha valutato che non sussistono tali profili a fondamento del ricorso.

  • art. 546 cod. proc. pen. (citato dal ricorrente)

    Norma richiamata dal ricorrente come presuntamente violata; la Corte non ha ravvisato la violazione denunciata né un vizio motivazionale rilevante.

  • art. 35 Cost.

    Richiamata dal ricorrente; la Corte non ha ritenuto sussistere una lesione della norma costituzionale invocata nel contesto del diniego dell'autorizzazione.

  • art. 111 Cost.

    Richiamata dal ricorrente in ordine a garanzie processuali; la Corte ha ritenuto che le garanzie non fossero state violate nella decisione impugnata.

  • art. 616 cod. proc. pen.

    Prevede la condanna alle spese processuali in caso di rigetto del ricorso; applicata dalla Corte nei confronti del ricorrente.

  • Giurisprudenza citata (Sez. 1, n. 52134 del 07/11/2019)

    Precisa che contro i provvedimenti del magistrato di sorveglianza concernenti modifiche delle modalità di detenzione domiciliare è esperibile il ricorso per violazione di legge in Cassazione.

  • Giurisprudenza citata (Sez. 2, n. 53646 del 22/09/2016)

    Stabilisce che l'autorizzazione eccezionale per il detenuto domiciliare a svolgere attività lavorativa richiede una valutazione rigorosa della situazione di indigenza; è necessaria documentazione adeguata e non è sufficiente una mera dichiarazione.

Massime di principio

  • Le richieste di autorizzazione ad assentarsi dalla detenzione domiciliare per lavoro sono eccezionali e la valutazione giudiziale dà peso significativo a elementi che dimostrino la non pericolosità sociale; una recente revoca dell'affidamento per reato costituisce fattore fortemente ostativo.
  • La Corte di cassazione in questi casi opera un controllo limitato alla legge e alla motivazione: non è sindacabile in sede di legittimità una diversa valutazione ex novo degli elementi di fatto, salvo vizi di diritto o evidente illogicità.
  • La prova dello stato di indigenza del nucleo familiare, che può giustificare un'eccezionale autorizzazione al lavoro, richiede documentazione specifica e rigorosa (situazione reddituale, assenza di redditi alternativi, certificazioni), non limitata alla sola offerta di lavoro.
  • La sostituzione di una misura cautelare (es. arresti domiciliari -> obbligo di dimora) non elimina automaticamente la valutazione negativa sulla pericolosità sociale fatta dal magistrato di sorveglianza; occorre allegare e provare circostanze concrete che modifichino il giudizio di pericolosità.
  • Quando si propone ricorso per cassazione avverso provvedimenti di magistrato di sorveglianza è opportuno puntare su profili di diritto e di violazione motivazionale ben documentati, fornendo al contempo tutta la prova documentale rilevante sui presupposti materiali (es. stato economico).

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