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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 1004/2025 del 10/01/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Ricorso per la riparazione dell'ingiusta detenzione relativa alla custodia cautelare in carcere dal 13/07/2020 al 08/06/2021; il ricorrente era stato poi assolto con sentenza irrevocabile dal Tribunale di Como. La Corte d'appello di Milano aveva negato l'indennizzo ritenendo che il Rispoli avesse contribuito alla carcerazione con colpa grave, valorizzando in particolare le dichiarazioni rese da Matteo Molinari nelle indagini preliminari (secondo cui il ricorrente avrebbe manifestato contiguità con l'organizzazione 'ndranghetistica tramite la segnalazione del rapporto di parentela col fratello Vincenzo e con la richiesta di denaro), e dunque configurando un comportamento di fatto concorsuale nella determinazione della misura cautelare.

La decisione

La Corte di Cassazione ha ritenuto il ricorso fondato e ha annullato l'ordinanza impugnata disponendo il rinvio alla Corte d'appello di Milano. La Suprema Corte ha censurato la motivazione della Corte territoriale per avere dato rilievo esclusivo e decisivo alle dichiarazioni rese in fase di indagine preliminare da Molinari, senza confrontarsi adeguatamente con la motivazione della sentenza di assoluzione che avevano ritenuto quelle dichiarazioni contraddittorie, incoerenti e prive di riscontri. La Cassazione ha ricordato i principi applicabili (autonomia del giudizio di riparazione rispetto al giudizio di merito; possibilità di utilizzare atti delle indagini solo se non fatti ritenuti non provati dal giudice di cognizione) e ha rilevato omissioni motivazionali tali da rendere necessario il rinvio per un nuovo esame.

Norme richiamate

  • art.314 cod. proc. pen.

    Disciplina le formule di proscioglimento che danno diritto all'indennizzo: il diritto all'indennizzo sussiste anche quando l'assoluzione deriva da insufficienza o contraddittorietà della prova.

  • art.315 cod. proc. pen.

    Attribuisce alla Corte d'appello la cognizione in materia di riparazione per ingiusta detenzione; la Corte d'appello deve valutare autonomamente le cause ostative al riconoscimento, ivi compreso il dolo o la colpa grave del richiedente.

  • Principio di distinzione tra giudizio di cognizione e giudizio di riparazione (Sez. U., 13/12/1995, n.43 Sarnataro)

    Il giudice della riparazione compie un giudizio autonomo rispetto al giudice penale: può riesaminare il materiale probatorio non per riemettere il giudizio di colpevolezza, ma per accertare se condotte del detenuto abbiano contribuito a creare la falsa apparenza di colpevolezza e quindi la detenzione.

  • Giurisprudenza su frequentazioni ambigue e colpa grave (es. Sez.4, Denaro e altri precedenti citati)

    Frequentazioni ambigue con soggetti coinvolti in attività illecite possono costituire indizio rilevante ai fini della colpa grave, ma solo se esiste una relazione di concausalità con l'adozione della misura cautelare e il giudice della riparazione deve motivare specificamente la qualità e l'incidenza di tali frequentazioni.

Massime di principio

  • Il giudice della riparazione ha un potere di valutazione autonomo ma non può ignorare o non confrontarsi con le conclusioni del giudice della cognizione: se il giudice penale ha ritenuto una dichiarazione contraddittoria o insufficiente, il giudice della riparazione deve motivare perché quella stessa dichiarazione sarebbe comunque idonea a costituire causa ostativa.
  • La mera frequentazione o il rapporto di parentela con persone sospette non è automaticamente ostativo al diritto all'indennizzo: occorre dimostrare la rilevanza causale di tali rapporti rispetto all'adozione della misura cautelare (concretezza, qualità e incidenza delle condotte).
  • Non possono essere valorizzati come esclusivi elementi ostativi elementi di prova tratti solo dalla fase delle indagini preliminari quando il dibattimento o la sentenza di merito li abbia dichiarati inattendibili o contraddittori, salvo che il giudice della riparazione fornisca motivazione specifica che giustifichi una diversa valutazione.
  • Comportamenti extra-processuali o processuali del detenuto (es. autoincolpazione, omissione di elementi difensivi, richieste di denaro non giustificate) possono integrare la colpa grave ma il nesso causale con la detenzione deve essere logicamente e puntualmente valutato e motivato.
  • In presenza di lacune motivazionali o mancato esame degli elementi fondamentali, la Cassazione annulla e rinvia per nuovo esame, spesso rimettendo al giudice di merito anche la regolamentazione delle spese.

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