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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 39147/2024 del 25/10/2024

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Impugnazione dell'ordinanza del Tribunale del riesame che aveva rigettato il riesame contro il decreto di sequestro preventivo (7/11/2023) per presunti profitti derivanti da un'associazione finalizzata al traffico di stupefacenti. Il ricorrente deduce quattro motivi: (1) mancanza di autonoma valutazione del G.i.p. sul quantum del profitto confiscabile; (2) carenza motivazionale e errori nel calcolo del profitto (uso del "moltiplicatore", applicazione del moltiplicatore alle singole dosi anziché al grammo, valutazioni basate su cessioni al dettaglio nonostante cessioni infragruppo, errata quantificazione della sostanza sequestrata, mancata detrazione di euro 73.500, omessa considerazione di un episodio con margine ridotto indicato al capo D16); (3) vizio di motivazione in ordine al periculum in mora; (4) illegittima applicazione dell'art. 240-bis (e norme correlate) e adesione acritica al decreto del G.i.p., nonché contestazione del sequestro di somme giacenti su conto su cui il ricorrente era solo delegato a operare.

La decisione

La Corte ha rigettato il ricorso come infondato e ha confermato l'ordinanza del Tribunale del riesame che aveva rigettato il riesame. Motivazioni principali: il quadro indiziario a carico del ricorrente è grave e già confermato in precedenti pronunce; il Tribunale del riesame ha fornito adeguata risposta alle censure, ha potuto utilizzare la nota della Guardia di Finanza e ha valutato congrua la quantificazione del profitto dell'associazione come sommatoria dei profitti dei reati-fine; non è emersa una violazione di legge ai sensi dell'art. 325 c.p.p. (la Cassazione è limitata a questioni di legge e a vizi motivazionali radicali), e eventuali critiche sulla motivazione sono ricondotte a vizio di merito/imprecisione non sindacabile in Cassazione. Sul periculum in mora è stata ritenuta sufficiente la motivazione relativa al rischio di dispersione e al reimpiego dei proventi, data la professionalità dell'attività illecita. Quanto alla confisca allargata, la Corte ha ricordato che il profitto dell'associazione è autonomamente sequestrabile come complesso dei vantaggi derivanti dall'attività associativa. Condanna del ricorrente al pagamento delle spese del procedimento.

Norme richiamate

  • art. 321 cod. proc. pen.

    Base normativa per il decreto di sequestro preventivo adottato dal G.i.p.; invocata come titolo procedurale del sequestro finalizzato alla confisca

  • art. 240 e art. 240-bis (citati nel testo)

    Richiamati in relazione alla disciplina applicata nel provvedimento (indicazione collegata alla confisca allargata e alle misure reali), utilizzati dal G.i.p. e richiamati dal Tribunale del riesame

  • art. 73 comma 7-bis d.P.R. n. 309/1990

    Norma del Testo Unico Stupefacenti che prevede il sequestro preventivo finalizzato alla confisca obbligatoria per i proventi derivanti da reati di stupefacenti; è il fondamento della misura cautelare patrimoniale adottata

  • art. 74 comma 7-bis d.P.R. n. 309/1990

    Richiamata in rapporto alla confisca allargata e alla possibilità di agire sui profitti dell'associazione come complesso degli utili derivanti dall'attività criminosa

  • art. 85-bis d.P.R. n. 309/1990

    Richiamata in relazione ai beni patrimoniali equivalenti ai proventi del reato, utile per giustificare il sequestro di somme e beni "per equivalente"

  • art. 325 cod. proc. pen.

    Limita l'impugnazione in Cassazione dei provvedimenti cautelari reali alla sola "violazione di legge"; la Corte ricorda che non può sindacare il merito/motivazione se non quando manchi del tutto o sia radicalmente viziata

Massime di principio

  • Il ricorso per cassazione contro provvedimenti cautelari reali è ammesso soltanto per violazione di legge; le critiche meramente motivazionali o di apprezzamento dei fatti sono spesso inammissibili.
  • Il Tribunale del riesame non ha poteri istruttori estesi: deve valutare la legittimità della misura sulla base delle risultanze già acquisite e delle memorie/elementi eventualmente prodotti dalle parti; per contrastare la quantificazione del profitto è necessario produrre prove o perizie che confutino le conclusioni degli inquirenti.
  • La confisca allargata può essere disposta sull'ammontare del profitto dell'associazione considerato come complesso dei vantaggi derivanti dall'attività delinquenziale, anche se non tutti gli utili sono attribuibili a uno specifico associato.
  • Per giustificare il periculum in mora in un sequestro preventivo finalizzato alla confisca è necessaria una motivazione concreta e specifica (rischio di dispersione, reimpiego dei proventi, professionalità dell'attività illecita); non è sufficiente un richiamo generico alla natura obbligatoria della confisca.
  • Le valutazioni sull'applicazione di "moltiplicatori" o sul metodo di calcolo del profitto (dosi vs grammi, dettaglio vs ingrosso) richiedono contestazioni tecniche documentate: in assenza di consulenze contrapposte, il giudice può ritenere congrua la ricostruzione della Guardia di Finanza.
  • Il fatto di essere solo delegato a operare su un conto non esclude automaticamente il sequestro se il conto contiene somme ritenute equivalenti ai proventi dell'attività illecita; occorre però offrire elementi che dimostrino la non disponibilità o la piena terzietà dei fondi.

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