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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 9994/2023 del 09/03/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Il ricorrente ha impugnato la sentenza della Corte d'appello di Napoli con tre motivi principali: 1) violazione dell'art. 649 c.p.p. e vizio di motivazione relativo al presunto ne bis in idem: si deduce che le armi sequestrate il 14 e il 20 aprile 2019 potrebbero essere le stesse e quindi i reati di porto/detenzione sarebbero non autonomi; 2) violazione dell'art. 81 c.p. (continuazione/medesimo disegno criminoso): si deduce l'esistenza di un progetto unitario criminoso che collegherebbe i vari episodi e renderebbe applicabile la continuazione anche se non risultasse la stessa arma; 3) violazione dell'art. 133 c.p. e vizio di motivazione sul trattamento sanzionatorio: si sostiene la minima offensività della condotta e la sussistenza di attenuanti generiche non riconosciute dal giudice.

La decisione

La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ritenuto il primo motivo inammissibile perché il reato di porto accertato il 14 aprile è autonomo rispetto ai fatti del 20 aprile e perché il ricorrente non dimostra con certezza l'identità delle armi; ha considerato il secondo motivo manifestamente infondato, confermando che l'esistenza di un "medesimo disegno criminoso" è questione di fatto rimessa al giudice di merito e che la Corte territoriale ha motivato adeguatamente la non sussistenza di un programma unico; il terzo motivo è stato dichiarato inammissibile per genericità, posto che la motivazione di merito aveva adeguatamente valutato la gravità della condotta e il rifiuto delle attenuanti. Conseguentemente il ricorso è stato rigettato, il ricorrente è stato condannato alle spese e al pagamento di euro 2.000 alla cassa delle ammende.

Norme richiamate

  • art. 649 cod. proc. pen.

    La Corte conferma che il divieto di bis in idem va valutato con riferimento alla identità storico-naturalistica del fatto (condotta, evento, nesso causale, circostanze di tempo, luogo e persona); la circostanza del concorso formale non basta a escludere l'autonomia di reati distinti quando emergono elementi di diversità fattuale.

  • art. 4 Protocollo n. 7 CEDU

    Richiamata nella sentenza della Corte costituzionale: la nozione di "medesimo fatto" deve essere apprezzata in chiave naturalistica in base alle circostanze concrete; tuttavia non amplia la portata dell'art. 649 c.p.p. oltre i parametri già richiamati.

  • art. 81 cod. pen.

    La Corte richiama il principio secondo cui la determinazione della sussistenza di un medesimo disegno criminoso è questione di fatto, da accertare sulla base di indici concreti (omogeneità delle violazioni, contiguità spazio-temporale, modalità, sistematicità e altri indicatori).

  • art. 133 cod. pen.

    Sulla determinazione della pena la Corte conferma che la gravità della condotta, la pericolosità e la multiplicità degli elementi favorevoli al giudizio di disvalore possono giustificare il rigetto delle attenuanti generiche; la censura generica non è idonea se non confrontata con la motivazione concreta del giudice.

  • art. 59 cod. pen.

    Riferimento alla legittima difesa putativa operata dalla Corte territoriale: l'azione di Capobianco è stata valutata anche alla luce della percezione del pericolo in una dinamica di imboscata, giustificando in parte la reazione difensiva.

  • Giurisprudenza di riferimento (Cass. Sez. U e singole sezioni, Corte Costituzionale)

    Sez. 5, 07/03/2014, n. 32352 (Tanzi); Sez. U n. 34655 del 28/06/2005 (Donati); Sez. U n. 28659 del 18/05/2017 (Gargiulo); Corte Cost. n. 200 del 31/05/2016

    La Corte ha richiamato orientamenti consolidati che delimitano i confini dell'idem factum e della valutazione del disegno criminoso: occorre verifica puntuale delle circostanze fattuali e degli indici concreti per determinare identità del fatto o un disegno unitario, mentre profili di diritto astratto non sono sufficienti a ribaltare le valutazioni di merito.

Massime di principio

  • Il divieto di bis in idem richiede identità storico-naturalistica del fatto (condotta, evento, nesso causale, tempo, luogo, persona); mera analogia o vicinanza temporale non è sufficiente.
  • La qualificazione di reati di porto/detenzione come autonomi o connessi dipende da elementi fattuali concreti (diverse modalità, circostanze di repertazione, comprovata identità dell'arma).
  • La sussistenza di un "medesimo disegno criminoso" è valutazione di merito: occorrono indicatori concreti (omogeneità dei reati, contiguità spazio-temporale, modalità, sistematicità) per riconoscere la continuazione o la programmazione unitaria.
  • Le censure generiche sul trattamento sanzionatorio sono in genere inammissibili se non confrontano specificamente la motivazione del giudice e non dimostrano illogicità o travisamento probatorio.
  • La legittima difesa, anche putativa, può essere riconosciuta se la percezione di pericolo era ragionevole alla luce della dinamica concreta; la valutazione spetta al giudice di merito.
  • Per impugnare con successo decisioni di merito in Corte di Cassazione è necessario contestare vizi giuridici ben delimitati o dimostrare palesi illogicità/mancanza della motivazione, non dedurre solo probabilità o supposizioni fattuali.
  • Le questioni relative all'identità delle armi o a comparazioni balistiche richiedono prove tecniche precise: ipotesi induttive non superano il vaglio di inammissibilità se il giudice di merito ha motivato ragionevolmente.

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