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Sentenza

Sentenza n. 6286/2026 - Roma, Sezione 2B

per l'ottemperanza alla sentenza n. 783 del 27 gennaio 2017 del Tribunale Ordinario di Velletri.

Giustizia amministrativa202600504

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale
TAR Lazio - Roma, Sez. II bisSentenzaGiudizio di ottemperanza

Atto impugnato: mancata ottemperanza alla sentenza n. 783 del 27 gennaio 2017 del Tribunale Ordinario di Velletri

Esito

IMPROCEDIBILITA

Favorevole al resistente (comune)

Prevale l’amministrazione

La controversia

La ricorrente ha promosso un giudizio di ottemperanza per ottenere l'esecuzione della sentenza n. 783 del 27 gennaio 2017 del Tribunale Ordinario di Velletri. Nel corso del giudizio ha dichiarato di rinunciare al gravame, dopo che il Comune ha approvato, il 24 febbraio 2026, la deliberazione n. 4 di riconoscimento del debito fuori bilancio necessario a provvedere al pagamento delle somme occorrenti per dare esecuzione al titolo azionato. La dichiarazione non rispettava i requisiti formali dell'art. 84, comma 3, c.p.a., poiché non era stata notificata entro il termine di dieci giorni previsto dalla disposizione.

La decisione

Il TAR ha dichiarato il ricorso improcedibile per sopravvenuto difetto di interesse. Ha ritenuto che la dichiarazione di rinuncia fosse formalmente irregolare, non essendo stata notificata nel termine previsto dall'art. 84, comma 3, c.p.a.; tuttavia, ai sensi dell'art. 84, comma 4, c.p.a., i fatti e gli atti univoci successivi alla proposizione del ricorso, nonché il comportamento della parte, possono dimostrare la sopravvenuta carenza di interesse alla decisione. L'approvazione della deliberazione comunale di riconoscimento del debito fuori bilancio e la dichiarazione della ricorrente hanno quindi evidenziato il venir meno dell'interesse alla prosecuzione del giudizio, senza necessità di esaminare nel merito l'ottemperanza. Nulla sulle spese, considerata la mancata costituzione del Comune.

Norme richiamate

  • art. 84, comma 3, c.p.a.

    La rinuncia al ricorso deve rispettare specifici requisiti formali, tra cui la notificazione entro il termine di dieci giorni; la loro inosservanza impedisce di attribuire alla dichiarazione piena efficacia quale rinuncia formale.

  • art. 84, comma 4, c.p.a.

    il giudice può desumere dall'intervento di fatti o atti univoci dopo la proposizione del ricorso ed altresì dal comportamento delle parti argomenti di prova della sopravvenuta carenza d'interesse alla decisione della causa

    Anche una dichiarazione di rinuncia formalmente irregolare può concorrere, insieme a fatti o atti successivi univoci e al comportamento delle parti, a dimostrare la sopravvenuta carenza di interesse e fondare la declaratoria di improcedibilità.

  • art. 35, comma 1, lett. c, c.p.a.

    Consente la definizione del giudizio mediante declaratoria di improcedibilità quando viene meno l'interesse alla decisione.

  • art. 85, comma 9, c.p.a.

    Richiamato dal giudice nell'ambito della definizione del giudizio di ottemperanza.

Massime di principio

  • La rinuncia al ricorso non conforme ai requisiti formali previsti dall'art. 84, comma 3, c.p.a. non produce automaticamente l'estinzione del giudizio, ma può essere valutata, ai sensi del comma 4, come elemento dimostrativo della sopravvenuta carenza di interesse.
  • La sopravvenuta adozione, da parte dell'amministrazione debitrice, di un atto univoco diretto a riconoscere il debito necessario all'esecuzione del titolo azionato può determinare il venir meno dell'interesse alla decisione del giudizio di ottemperanza, con conseguente improcedibilità del ricorso.

Come è indicizzato

MaterieGiudizio di ottemperanzaEstinzione, perenzione e improcedibilità
RamiProcesso amministrativo
IstitutiOttemperanza e commissario ad actaSopravvenuta carenza di interesse

Testo integrale

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