Cassazione Penale, Sentenza n. 43568/2022 del 16/11/2022
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al resistente
La controversia
Ricorso avverso l'ordinanza che aveva rigettato l'istanza di revoca del sequestro preventivo del 5/10/2021; dedotta incompetenza territoriale del giudice che adottò la misura (sostenendo che il Tribunale competente fosse quello di Bari per reato di riciclaggio contestato al coindagato Nicola Pierro) per effetto di una presunta connessione teleologica ex art. 12 lett. c) c.p.p.; il ricorrente invocava anche la giurisprudenza (Sez. U. n. 53390/2017) e denunciava violazione e falsa applicazione degli artt. 12 lett. b) e c), 27 e 322 e ss. c.p.p.
La decisione
La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ritenuto la motivazione del Tribunale corretta e non meramente apparente: è stata esclusa la sussistenza di una connessione teleologica fra il reato di riciclaggio contestato al Pierro e i diversi reati attribuiti agli altri coindagati. Il ricorrente ha fornito argomentazioni generiche, prive di elementi fattuali idonei a provare il legame finalistico richiesto; inoltre il ricorso era privo del requisito di autosufficienza non avendo documentazione sull'incolpazione provvisoria. Conseguentemente il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una somma di euro 3.000 in favore della Cassa delle Ammende ai sensi dell'art. 616 c.p.p.
Norme richiamate
art. 12 c.p.p. lett. b) e c)
La Corte richiama che per la connessione teleologica ex art. 12 lett. c) non è richiesta identità degli autori dei reati, ma occorre accertare che l'autore del presunto reato "mezzo" avesse la consapevolezza della finalizzazione della propria condotta alla commissione o occultamento di altro reato; nel caso concreto la connessione non è stata dimostrata
art. 27 c.p.p.
Norma citata dal ricorrente ma la decisione non espone un'interpretazione specifica riconducibile testualmente all'art. 27
art. 322 e segg. c.p.p.
Norme richiamate nella censura del ricorrente; la Corte non ha svolto una interpretazione autonoma di tali disposizioni nel testo decisorio
art. 616 c.p.p.
Applicata dalla Corte: la dichiarazione di inammissibilità comporta la condanna del ricorrente alle spese processuali e può dar luogo al pagamento di una somma alla Cassa delle Ammende, quantificata equitativamente
Sez. U. Sentenza n. 53390/2017 (giurisprudenza)
Richiamata per il principio secondo cui la connessione teleologica non richiede l'identità degli autori, ma impone la prova della coscienza finalistica dell'autore del reato mezzo; la Corte lo applica per valutare l'assenza della connessione nel caso concreto
Massime di principio
- La connessione teleologica ex art. 12 lett. c) c.p.p. non richiede l'identità degli autori fra reato "mezzo" e reato "fine", ma richiede prova che l'autore del reato mezzo avesse presente la finalizzazione della sua condotta verso l'altro reato
- In cassazione le deduzioni di connessione devono essere sostenute da elementi fattuali concreti: affermazioni generiche, non documentate e non autosufficienti non mettono in crisi la decisione di merito
- Il ricorrente deve rispettare il requisito di autosufficienza del ricorso per Cassazione: allegare la documentazione essenziale (atti di incolpazione provvisoria, ordinanze rilevanti) è necessario per consentire la verifica della tesi difensiva
- Se l'eccezione di incompetenza territoriale non è adeguatamente provata nel corso dei gradi precedenti, può risultare inammissibile o comunque infondata in Cassazione
- La dichiarazione di inammissibilità può comportare condanne alle spese e l'obbligo di pagamento di una somma alla Cassa delle Ammende ai sensi dell'art. 616 c.p.p.; quindi valutare il profilo di rischiosità prima di proporre ricorso privo di consistenza probatoria
- Quando si invoca la giurisprudenza di legittimità (es. Sez. U. 53390/2017) è necessario spiegare concretamente perché i principi enunciati si applicano al caso di specie e produrre elementi a supporto di tale applicazione
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