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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 48350/2022 del 21/12/2022

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Il ricorrente impugnava la conferma della condanna per tentato furto (artt. 56, 624 c.p.) contestando: 1) l'applicazione della circostanza aggravante della violenza sulle cose (art. 625, primo comma, n. 2, c.p.), perché la Corte territoriale avrebbe ritenuto sufficiente il mero impiego di forza fisica senza accertare che tale forza avesse effettivamente causato rottura, guasto o manomissione della serratura o del portellone del furgone; 2) il diniego delle circostanze attenuanti generiche, sostenendo che la Corte si era basata esclusivamente sulla "specifica biografia criminale" del Maugeri e non aveva valutato l'assenza di comportamenti negativi successivi al fatto.

La decisione

La Corte di Cassazione ha ritenuto fondato, in parte, il ricorso quanto al primo motivo: dagli atti non emergevano elementi probatori univoci che attestassero una manomissione o un danno alla serratura/portellone (il proprietario aveva riferito che il furgone "non era più chiuso" e che il portellone "non si chiude perfettamente" per una precedente effrazione; mancavano rilievi di rottura o necessità di ripristino). Di conseguenza la Suprema Corte ha annullato la sentenza impugnata limitatamente alla circostanza aggravante di cui all'art. 625, primo comma, n. 2, c.p., disponendo il rinvio. L'accoglimento del primo motivo ha comportato l'assorbimento del secondo motivo (diniego delle attenuanti).

Norme richiamate

  • Codice Penale, art. 624

    Riferimento al delitto di furto e alle sue forme; norma contestata nell'ambito della condanna principale per tentato furto

  • Codice Penale, art. 625, primo comma, n. 2

    La circostanza aggravante della violenza sulle cose si configura quando l'agente, per commettere il reato, manomette l'opera posta a difesa del patrimonio in modo tale da richiedere un'attività di ripristino (rottura, guasto, danneggiamento, trasformazione o mutamento di destinazione). Non è sufficiente la mera manipolazione o l'impiego di forza che non abbia prodotto conseguenze sulla cosa o sul presidio

  • Codice Penale, art. 56

    Riferimento alla disciplina del tentativo, richiamata nella qualificazione del fatto come tentato furto

  • Decreto-Legge 28/10/2020, n. 137, art. 23, comma 8 (conv. L. 18/12/2020, n. 176)

    Norma processuale richiamata per la trasmissione delle conclusioni scritte del Pubblico Ministero alla Corte di Cassazione

Massime di principio

  • L'aggravante della violenza sulle cose (art. 625, co.1, n.2 c.p.) richiede prova che l'energia applicata sulla cosa abbia determinato una manomissione o danno che renda necessaria attività di ripristino; la sola forza o la semplice manipolazione non sono sufficienti.
  • Per sostenere l'aggravante per scasso/scassinamento è opportuno allegare elementi probatori concreti: rilievi fotografici, esame tecnico della serratura/portiera, referto di riparazione, dichiarazioni che attestino la rottura o il funzionamento anomalo successivo all'evento.
  • Se dagli atti emerge che la cosa era già difettosa o che il presunto autore non ha effettivamente provocato alterazioni verificabili, l'aggravante può essere esclusa e il giudice di rinvio dovrà ricalcolare la pena senza di essa.
  • La contestazione del diniego delle attenuanti generiche può risultare assorbita quando la correzione di una circostanza aggravante incide in modo rilevante sul quadro sanzionatorio complessivo; tuttavia, i giudici devono sempre valutare le attenuanti sulla base della condotta complessiva, non solo del casellario giudiziale.
  • In giudizi di appello e in sede di legittimità la valutazione degli elementi di fatto non può prescindere da riscontri probatori univoci; affermazioni testimonali prive di riscontro oggettivo possono non essere sufficienti a fondare l'applicazione di circostanze aggravanti.

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