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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 39430/2025 del 05/12/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

I ricorrenti hanno impugnato la sentenza della Corte d'appello: Mazzei deduce violazione di legge e valutazione illogica della sua confessione (mancata considerazione della versione secondo cui la tenuta delle scritture contabili era affidata a una commercialista) e censura il discostamento della pena dal minimo edittale; Tonuzi contesta il giudizio di responsabilità per l'utilizzo di fatture per operazioni inesistenti, sostenendo che esistono prove a discarico (dichiarazioni di dipendenti, bonifici, contratti di subappalto) che dimostrano l'effettività delle prestazioni e dei pagamenti e che la Corte d'appello ha errato nell'attribuirgli consapevolezza della falsità delle fatture.

La decisione

La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili entrambi i ricorsi. Per Mazzei i motivi sono stati ritenuti generici e reiterativi: il primo motivo non specifica i punti della decisione contestata e non contrasta adeguatamente le argomentazioni della Corte territoriale; il secondo motivo sulla pena è pure generico e la Corte d'appello aveva motivato il trattamento sanzionatorio sulla base dell'ampiezza e dell'organizzazione del sistema fraudolento. Per Tonuzi il ricorso è manifestamente infondato e reiterativo: la Corte d'appello ha valutato correttamente gli elementi probatori e ha individuato indicatori dell'inesistenza delle operazioni (natura di "cartiere" delle società emittenti, anomalie nella numerazione, documentazione riconducibile a operazioni fittizie) e ha spiegato perché le prove a discarico (testimonianze vaghe, pagamenti suscettibili di retrocessione) non escludono la responsabilità. Conseguentemente i ricorrenti sono condannati alle spese processuali e al versamento in favore della Cassa delle ammende di euro 3.000,00 ciascuno.

Norme richiamate

  • art. 8 d.lgs. 74/2000

    Regola il reato di emissione di fatture per operazioni inesistenti; applicato a carico di Mazzei con riferimento ad alcune società ritenute emettere documentazione fittizia.

  • art. 10 d.lgs. 74/2000

    Sanziona l'occultamento o distruzione di documenti contabili; contestato a Mazzei per le società indicate.

  • art. 5 d.lgs. 74/2000

    Norma sull'omessa dichiarazione, utilizzata per contestare a Mazzei la mancata dichiarazione per una delle società.

  • art. 2 d.lgs. 74/2000

    Regola l'utilizzo di fatture per operazioni inesistenti: la Corte conferma che il reato richiede il dolo generico (consapevolezza o accettazione della possibile fittizietà delle poste) e la finalità di evasione; per l'utilizzatore si possono desumere indici di consapevolezza (es. natura "cartiera" dell'emittente, anomalie numerazione, incongruenze documentali).

  • art. 581, comma 1, lett. a) cod. proc. pen.

    Richiede specificità dei motivi di cassazione; la loro genericità o reiterazione determina inammissibilità del ricorso.

  • art. 173 disp. att. cod. proc. pen.

    Limita la sintesi dei motivi in appello e richiama la necessità che in Cassazione i rilievi siano esposti nei limiti consentiti; richiamata per delimitare l'ambito della motivazione e della censura.

  • art. 616 cod. proc. pen.

    Prevede la condanna alle spese per i ricorsi inammissibili; applicata con commisurazione della somma di euro 3.000,00 alla Cassa delle ammende per ciascun ricorrente.

  • giurisprudenza (Sez. 3, n. 37131 del 04/07/2024, Pandolfini)

    Richiamata per confermare la nozione di dolo applicabile al reato di utilizzo di fatture inesistenti (dolo generico e finalità di evasione).

  • giurisprudenza (Sez. U., n. 8825 del 27/10/2016, Galtelli)

    Richiamata sul principio secondo cui il ricorso per cassazione deve confrontarsi con le ragioni poste a fondamento del provvedimento impugnato; la mancata adesione a tale principio comporta inammissibilità per genericità.

Massime di principio

  • I motivi di cassazione devono essere specifici e confrontarsi direttamente con le argomentazioni della decisione impugnata; censure generiche o reiterative sono causa di inammissibilità.
  • La Corte di Cassazione non riesamina i fatti né valuta ex novo la prova: le deduzioni che si limitano a riproporre una diversa versione dei fatti senza dimostrare vizi logici o normativi nella motivazione della Corte territoriale non sono accolte.
  • Nel reato di utilizzo di fatture per operazioni inesistenti (art. 2 d.lgs. 74/2000) è sufficiente il dolo generico: la consapevolezza o l'accettazione della possibilità che le fatture siano fittizie può essere desunta da indicatori concreti (natura "cartiera" dell'emittente, anomalie contabili, incongruenze nella documentazione).
  • Prove a discarico basate su dichiarazioni generiche o su pagamenti documentati possono risultare insufficienti se non collegate in modo oggettivo alle specifiche operazioni fatturate o se è plausibile una successiva retrocessione delle somme.
  • Contestazioni sul calcolo della pena devono essere motivate e specifiche: la Corte può discostarsi dal minimo edittale se ricava dalla motivazione elementi oggettivi (organizzazione, ampiezza del sistema fraudolento) che lo giustificano.
  • Chi propone ricorso infondato o generico rischia non solo l'inammissibilità ma anche la condanna alle spese e a somme a favore della Cassa delle ammende; è pertanto importante la preventiva verifica di concrete basi giuridiche e probatorie per ogni motivo.

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