Cassazione Penale, Ordinanza n. 31999/2026 del 26/08/2026
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeLa Corte di cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso per mancanza di interesse, poiché la circostanza aggravante contestata non era stata applicata dalla sentenza d'appello, che l'aveva espressamente esclusa nel rideterminare la pena. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e della somma di tremila euro in favore della Cassa delle ammende.
Esito
Favorevole al resistente (pubblico ministero)
La controversia
L'imputato ha proposto ricorso per cassazione deducendo violazione di legge penale per erronea applicazione dell'art. 61, n. 2, c.p. Il ricorso riguardava un'aggravante che, tuttavia, non era stata applicata nella sentenza impugnata: la Corte d'appello aveva riformato parzialmente la decisione di primo grado, rideterminando la pena previa esclusione proprio della circostanza aggravante prevista dall'art. 61, n. 2, c.p. La Corte di cassazione ha quindi rilevato la mancanza di interesse a impugnare e ha dichiarato il ricorso inammissibile.
Norme richiamate
art. 61, n. 2, c.p.
La circostanza aggravante prevista dalla norma non era stata applicata nella sentenza impugnata, che ne aveva disposto l'esclusione; pertanto, la censura relativa alla sua erronea applicazione è stata ritenuta priva di interesse.
Massime di principio
- È inammissibile per mancanza di interesse il ricorso che censura l'applicazione di una circostanza aggravante quando la sentenza impugnata abbia già escluso tale aggravante e non l'abbia utilizzata nella determinazione della pena.
- L'interesse a impugnare deve sussistere in relazione al contenuto effettivo della decisione impugnata; non è configurabile quando la doglianza riguarda una statuizione non adottata dal giudice di merito.
Come è indicizzato
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